I seminaristi a pranzo con gli immigrati

Domenica 13 Gennaio, nella comunità di Pietraperzia, si è svolta la giornata “proseminario”. Durante tutto il giorno alcuni seminaristi, guidati ed accompagnati dal Rettore don Luca Crapanzano, hanno partecipato e raccontato le proprie testimonianze vocazionali nelle varie celebrazioni delle parrocchie pietrine. Singolarmente significativo, per noi seminaristi, è stato l’incontro con i migranti ospiti del centro salesiano. I migranti, coadiuvati dai collaboratori del suddetto centro, hanno ospitato i seminaristi offrendo loro il pranzo e parlando delle loro travagliate esperienze che li hanno portati in Italia.
Il progetto di accoglienza a Pietraperzia nasce dopo l’apertura di una casa a Piazza Armerina che, nel 2011, per volere del Vescovo, diventa un luogo di accoglienza per i migranti provenienti dalla Libia e non solo. Contemporaneamente a quello di Pietraperzia aprono a Catania un centro per migranti minorenni, ad Aidone una comunità diffusa in 30 case ed in Senegal un altro progetto volto alla reintegrazione.  Emozionanti sono state le testimonianze di alcuni ragazzi che, con le lacrime agli occhi, hanno raccontato della loro fuga dalle proprie terre, dei lunghi viaggi che più volte hanno messo a rischio la loro vita e la speranza per un futuro migliore nonostante la nostalgia per la propria terra ed il dolore provato verso le famiglie di cui non possono avere notizie. Tra questi, ha preso parola un giovane che ha esclamato: “Ringrazio Dio per avermi salvato. Altri miei compagni sono morti o hanno subito torture di vario genere, tra cui essere chiusi in una stanza al buio per mesi. Quando scappammo, per salire sul gommone ci percuotevano per sbrigarci, dovevamo, infatti, scappare di notte con la speranza che nessuno ci vedesse”. Anche i collaboratori con un tono amareggiato, hanno preso parola esprimendo il disagio di numerosi licenziamenti dovuti allo scarso numero dei migranti nei centri a causa dei provvedimenti dello stato. A questi si aggiunge l’incomprensione nei confronti di chi non ha fatto mancare i modi di far notare il proprio razzismo verso gli ospiti della casa salesiana.  Un incontro decisivamente formativo che ha fatto emergere l’urgenza di rispondere al dolore di queste persone spesso incomprese, bisognose di speranza ma soprattutto d’amore. Incisive le parole del parroco della chiesa Madre, don Osvaldo Brugnone: “Occorre vedere negli occhi di questi ragazzi, il volto di Gesù”.

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