Oggi è la festa di Halloween o festa di tutti i santi? Si tratta della solita americanata che serve per incrementare i consumi o di una carnevalata farsesca nella quale delle zucche vuote si mascherano con zucche svuotate, o in tutto questo vi è una domanda confusa sul senso della vita e della morte?
L'antica leggenda di origine celtica di Halloween ( che significa letteralmente " vigilia di Ognissanti ) narra che la notte del 31 ottobre le anime dei morti tornano sulla terra e cercano di entrare nei corpi dei vivi. È dunque per difendersi da queste anime che i vivi si mascherano da fantasmi, e vagano nella notte .
La festa di Halloween attinge a tradizioni serie, riguardanti il rapporto tra i vivi e i morti con le quali gli uomini di ogni tempo e di ogni cultura si interrogano da sempre sul proprio destino.
Se oggi la vita non vale nulla e genitori e figli si ammazzano come bestie, se si sceglie ciecamente la morte altrui e propria in folli scorribande notturne dopo la discoteca, se ci si distrugge a quindici anni con droghe acquistate davanti alla scuola e consumate in gruppo, se a Perugia avviene un delitto tra coetanei alla ricerca di sensazioni estreme, se ragazzotti ignoranti sfondano le porte delle chiese di notte per improvvisare orridi riti satanisti, non è forse perché non sappiamo più perché si vive e perché si muore?
Forse non dovrebbe sfiorarci il dubbio che, con l’innocuo dilemma " dolcetto o scherzetto? " , i nostri giovani mascherati da scheletri balbettino a modo loro una domanda – magari malposta o superficiale, sul senso della vita.
Le feste pagane, i nostri antenati le hanno sapute " cristianizzare " , riciclando intelligentemente il contesto e imbottendolo di contenuti completamente nuovi e trasformando in autentico senso religioso i riti pagani.
Oggi invece rischiamo di rendere pagana una festa cristiana.
La festa di tutti i santi ci dice che a nessuno è vietato l'ingresso alla felicità e alla vita eterna .
Per noi cristiani la morte non fa più paura perché Gesù è risorto ed ha vinto la morte e da a noi la possibilità di partecipare a questa sua importantissima vittoria.
Per questo oggi solennità di tutti i santi siamo riuniti in questo cimitero, alla vigilia della Commemorazione di tutti i defunti e ricordiamo con affetto i nostri cari defunti: il loro volto, il loro sorriso, la loro generosità, le loro fatiche!
Le celebrazione liturgiche di tutti i santi e dei defunti tutte e due sono una celebrazione dell'amore di Dio che si manifesta nella gloria dei santi e nella misericordia purificatrice di Dio verso i defunti.
La partecipazione al banchetto eucaristico ci fa sentire in comunione reale con i nostri fratelli defunti e ci fa riscoprire la comunione dei santi, di tutti coloro che siamo santificati dal sangue di Cristo e che nutrendoci dell'unico pane formiamo in Cristo un solo corpo. In questa celebrazione eucaristica sentiamo tutti i fedeli defunti come nostri fratelli e sorelle in Cristo perché essi, battezzati come noi e nutriti dell'eucaristia, sono entrati nella pienezza della vita eterna come membri del corpo mistico di Gesù Cristo..
L'eucaristia come rendimento di grazie è una testimonianza importante per il nostro tempo in cui si cerca di camuffare e di censurare l'evento della morte o se lo si ricorda lo si ricorda con fatalismo senza una prospettiva illuminata dalla speranza cristiana nella vita eterna , che è il destino ultimo della nostra vita.
Oggi la chiesa attraverso la festa di tutti i santi ci vuole dire che la santità non è qualcosa di estraneo al desiderio profondo del nostro cuore ma è l'adempimento della perenne vocazione di ogni uomo alla felicità. La santità è la fonte della gioia.
Il vangelo di Gesù è sintetizzato in una parola: Beati, felici! Il Cristianesimo è religione di vita e di felicità, la santità è il coronamento d'ogni nostra aspirazione di bene.
La santità è innanzitutto un dono dell'amore di Dio che attraverso Gesù Cristo annuncia il vangelo del regno promettendo la beatitudine ai poveri, ai perseguitati e a tutti coloro che vivono nella tribolazione, facendo riferimento unicamente al suo amore.
La liturgia della festa di tutti i santi ci propone il vangelo delle beatitudini: i santi sono coloro che hanno vissuto lo spirito di questa famosa pagina evangelica.
I santi sono beati perché poveri in spirito. Attingono la loro forza non da se stessi, dalle proprie ricchezze e risorse di qualunque genere, ma unicamente dal Signore.
I santi sono beati perché afflitti. Sentono i problemi del Regno e li soffrono come propri, avvertono come sofferenza tutto quello che va contro il progetto di Dio.
I santi sono beati perchè miti. Non ricorrono alla violenza, di nessun tipo, ma affidano fiduciosi la loro causa a Dio. Rispettano gli altri, non cercano di dominarli, di assoggettarli ai loro progetti e vantaggi.
I santi sono beati perché hanno fame e sete di giustizia. Sentono il bisogno di un di più di "giustizia" davanti a Dio cioè, di santità.
I santi sono beati perchè misericordiosi. Si sanno salvati dall'amore gratuito del Padre, e si fanno strumento di questa misericordia prolungandola sugli altri.
I santi sono beati perché puri di cuore. Hanno bruciato tutti gli idoli, si danno senza riserve a Dio con un cuore puro.
I santi sono beati perché operatori di pace. Le loro azioni, parole, il loro modo di essere contribuisce a quella situazione di benedizione, di vita abbondante, positiva, di fraternità, di pace.
I santi sono beati perché perseguitati per la giustizia. Decisamente schierati per il Regno, trovano ostilità e opposizioni che non incontrerebbero se pensassero semplicemente ai propri affari. Questa persecuzione, però, è il segno che sono dalla parte di Cristo.
Questa la vita dei santi, una vita "beata" che partecipa della beatitudine eterna e infinita del Padre, del Figlio e dello Spirito.
Festeggiare tutti i santi è guardare coloro che già possiedono l’eredità della gloria eterna. Quelli che hanno voluto vivere della loro grazia di figli adottivi, che hanno lasciato che la misericordia del Padre vivificasse ogni istante della loro vita, ogni fibra del loro cuore.
I santi sono i fratelli maggiori che la Chiesa ci propone come modelli perché, hanno accettato di lasciarsi incontrare da Gesù, attraverso i loro desideri, le loro debolezze, le loro sofferenze, e anche le loro tristezze.
Oggi noi celebriamo non solo i santi canonizzati dalla Chiesa, ma anche tutti quei santi anonimi che forse anche noi abbiamo conosciuto, i quali in una vita ordinaria hanno vissuto l'avventura straordinaria della santità, precedendoci nella fede e nella speranza e che ora vivono nella perfetta carità.
Questa festa è per noi fonte di speranza e di coraggio ma anche di impegno di contemplare il volto dei santi e di camminare sulle loro orme al seguito di Gesù cristo: povero, afflitto, assetato della giustizia, mite, puro ed umile di cuore, misericordioso, perseguitato per la giustizia.
L'ideale della santità è possibile anche per noi perché degli uomini e delle donne come noi di tutte le nazioni, di tutte le età di tutte le condizioni sociali l'hanno potuto realizzare. Il brano dell'Apocalisse ci presenta la santità non come un privilegio riservato a pochi eletti, ma una prospettiva di salvezza aperta a tutti coloro che riconoscono il primato dell'amore di Dio nella loro vita.
Essere santi significa avere la certezza di essere amati da Dio perché suoi figli, come ci ricorda san Giovanni. Dio Padre ,ricco di misericordia non solo ci rende veramente suoi figli, ma ci chiama alla santità e ci da la forza necessaria per essere santi. La santità costituisce la nostra vocazione fondamentale che da senso alla nostra vita e alla nostra morte.
E' per questo motivo che 1a Chiesa, nel mese di Novembre, commemora tutti i morti. Questa celebrazione vuole costituire per noi un'occasione per manifestare la nostra riconoscenza a chi ci ha fatto del bene. In modo particolare voglio oggi ricordare i vescovi di Piazza Armerina miei predecessori ed in particolare il compianto mons. Vincenzo Cirrincione e tutti i sacerdoti defunti.
Per vivere da veri cristiani il ricordo dei defunti non basta accendere per essi i ceri, perché si consumano, portare sulle loro tombe i fiori, perché appassiscono, versare lacrime, perché si asciugano. È specialmente necessario pregare per i defunti sulle tombe e nelle chiese perché la preghiera arriva fino al cuore di Dio.
Noi oggi vogliamo anche pregare per tutti i defunti: per i nostri cari ma anche per coloro di cui nessuno si ricorda, per le vittime degli atti di terrorismo e di tutte le guerre, gli immigrati che alla ricerca di un po’ di fortuna hanno trovato nel nostro mar mediterraneo la loro tomba comune, per le vittime sul lavoro ed a causa di incidenti, le vittime morte nell'adempimento del loro dovere per salvaguardare la legalità, la sicurezza e il bene comune.
Vogliamo affidare tutti i nostri morti alla misericordia divina riaffermando la nostra fede nella comunione dei santi, la nostra speranza nella resurrezione della carne, il nostro impegno di carità verso tutti che serva a costruire una civiltà fondata sul rispetto della vita umana e sull'amore.