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Dai DICO ai Cus |
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In origine erano i Pacs, poi si trasformati in DiCo ed adesso, dolci sin fundo, sono diventati Cus...di Agostino Sella
In origine erano i Pacs, poi si trasformati in DiCo ed adesso, dolci sin fundo, sono diventati Cus, ossia contratti di unione solidale. E’ cambiata la forma ma non la sostanza. I DiCo ovvero "Diritti e doveri delle persone stabilmente Conviventi” erano ormai finiti in soffitta, nei faldoni impolverati della Commissione Giustizia in attesa che le forze politiche trovassero un accordo. Visto l’impasse il senatore diessino Cesare Salvi ha presentato un nuovo testo al comitato ristretto della commissione giustizia della camera. Questa volta, niente legge ad hoc ma la modifica di alcuni articoli del codice civile e della legge che disciplina le locazioni di immobili urbani. Secondo i Cus, due persone possono stare insieme e godere di quasi tutti i diritti di chi decide di sposarsi costruendo una famiglia secondo le regole della costituzione. Non ci sono vincoli di genere. Possono mettersi insieme, un uomo con una donna un uomo con un uomo o anche con una altra donna. La coppia deve solo stipulare un contratto di convivenza davanti ad un Giudice di Pace o ad un Notaio. I DiCo, invece, prevedevano una semplice dichiarazione del singolo all'anagrafe il cui ufficio avrebbe provveduto ad informare la seconda persona con una raccomandata. Dal momento della stipula del CUS subentrano una serie di diritti e benefici fra cui il diritto all’eredità dopo 9 anni di convivenza, l’assistenza sanitaria e penitenziaria, il diritto di successione al contratto di affitto, la possibilità di decidere sulla donazione degli organi e sulle celebrazioni funerarie e delle facilitazioni nel trasferimento della sede di lavoro. La parte più saliente è però quella della rescissione del contratto. Insomma, se dopo essere stati insieme un componente della coppia decide all’improvviso di lasciare l’altro, o perché si innamora di un'altra persona, o per il semplice motivo che vuole stare da solo, lo può fare senza nessun problema. Niente divorzio e tempo di riflessione. La risoluzione del contratto di unione solidale può avvenire infatti per comune accordo delle parti o per decisione unilaterale di uno dei due. Le reazioni dei politici sono state piuttosto blande. Tutti dicono di voler approfondire compresa la teodem Paola Binetti “gli ho dato solo una rapida occhiata e l'esperienza insegna che questa su questa materia non si possono fare valutazioni affrettate – dice la senatrice -, l'importante è che il nuovo contratto previsto, il CUS, non possa essere confuso con il matrimonio civile: non vogliamo matrimoni di serie b”. Il cardinale Julian Herranz, che ha guidato il Pontificio Consiglio per i testi legislativi, conferma la linea del Vaticano: "Ogni cosa che possa creare una nuova specie di matrimonio o di famiglia, diversa da quella fondata sul matrimonio non è auspicabile, poiché appartiene al bene comune difendere la famiglia fondata sul matrimonio e la sua unione stabile. Tale difesa è prerogativa non solo del Vaticano, ma di qualsiasi società e la stragrande maggioranza delle legislazioni prevedono la difesa della famiglia e del matrimonio. Da un punto di vista legislativo non è buono per nessuna società che ci sia un succedaneo della famiglia. Allo stesso tempo - continua Julian Herranz - occorre difendere e tutelare sempre i diritti delle singole persone, indipendentemente dalla loro fede. E questi diritti possono essere perfettamente tutelati dal diritto privato". Agostino Sella |
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