982 bambini trovati nella ruota di Piazza tra il 1876 e il 1902 Stampa E-mail
Le ruote erano quelle di San Giovanni e San Francesco

Piazza Armeria. Sono stati bel 982 i bambini piazzesi che tra il 1876 ed il 1902 ben 982 sono stati abbandonati nella “Ruota degli esposti per trovatelli”. Lo dice una ricerca condotta da due laureandi in architettura, la ventiseienne piazzese Valentina Careri ed il palermitano Fabrizio Casibba. I due stanno ormai da mesi facendo ricerche approfondite sulla cosiddetta ruota, ossia quel sistema presente soprattutto tra la fine dell’ottocento ed i primi del novecento all’interno dei conventi in cui bambini venivano abbandonati ed accolti dalle suore. I due futuri architetti hanno cercato a lungo nel registro degli “orfani dei minorenni abbandonati ciechi, sordomuti e poveri” dell’archivio bibliotecario comunale ed hanno scoperto una lista dei bambini abbandonati in quegli anni. Ecco la lista di alcuni cognomi che risalgono a quel periodo: Susina, La Pera, Sanguedolce, Pietraviva, Panini, Ramoscello, Legnosecco, Fava, Celso, Sasso, Oro, Piombo, Nespola, Menta, Fico, Pera, Zucchero, Erba, Ovo, Neve. A Piazza Armerina le ruote erano due. Una si trovava nella chiesa di San Francesco accanto il vecchio ospedale e l’altra è stata scoperta nell’ultimo restauro nell’ex convento delle Benedettine di Largo San Giovanni. Il fenomeno dei bambini “esposti”, abbandonati nella ruota diffusi in quasi tutte le città europee, nel corso dell’Ottocento tende gradatamente a diminuire soprattutto per quanto riguarda i bimbi legittimi. Di prassi, tuttavia, il trovatello viene comunque ribattezzato anche con un cognome che manifesta la sua origine: Innocenti in Toscana, Proietti a Roma, Esposti a Napoli, Colombo a Milano, per citare i centri più importanti della nostra penisola. In alcuni casi, una volta entrato in istituto il bimbo viene marchiato, come accade nella città di Perugia, o a Siena dove l’usanza sopravvive per buona parte del secolo. Il problema maggiore che l’istituto deve affrontare è come nutrire i tanti bambini che arrivano, e che vanno ad aggiungersi a quelli più grandi sopravvissuti agli stenti e alle fatiche.

Agostino Sella