Il vescovo al Convegno UCSI Stampa E-mail

"Il giornalistra cattolico si deve confrontare con il magistero della chiesa" 

Unione Cattolica Stampa Italiana

Convegno nazionale

L’informazione è libertà. Media mercato etica

Saluto

Desidero porgere un rispettoso e cordiale saluto alle Autorità Presenti, ai relatori e a tutti i partecipanti,

in particolare saluto:

- Il sindaco di Enna Rino Agnello

- ilPresidente della Provincia e del Consiglio di Amministrazione dell’Università Kore di Enna prof. Cataldo Salerno

-il prof. Salvo Andò Magnifico Rettore dell’Università Kore che ci ospita

-il dr. Massimo Milone Presidente Nazionale UCSI

-il dr. Filippo Galatà, Presidente Regionale UCSI

L’aver scelto la nostra terra di Sicilia , isola sempre ospitale ed accogliente per il Convegno Nazionale dell’Unione cattolica stampa italiana, ci riempie di gioia ed anche di responsabilità.

Questo incontro è l’occasione per stimolare il nostro cammino di Chiese di Sicilia, che nell’UCSI ha sempre creduto, valorizzando sia a livello regionale che nelle singole diocesi, il contributo prezioso dei vari giornalisti e operatori della comunicazione, impegnati a svolgere un ruolo ed una missione ecclesiale a servizio della nostra gente.

In Sicilia l’UCSI da un ventennio sta vivendo una stagione di rinnovamento e lo sforzo di creare delle sezioni diocesane si sta concretizzando grazie all’impegno del Direttivo regionale.

Il Consulente ecclesiastico p. Giuseppe Rabita, che fra l’altro è i direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali delal Nostra Diocesi nenchè Direttore responsabile del settimanale "Sette giorni dagli Erei al Golfo" nominato dalla Conferenza Episcopale Siciliana segue questo cammino insieme al Vescovo delegato per le Comunicazioni Sociali. E’ questa l’attenzione che l’episcopato siciliano rivolge al mondo della Comunicazione tramite i suoi organismi e da questo importante convegno vogliamo attingere nuove energie e nuovi stimoli per qualificare maggiormente quanto si è operato fino ad oggi.

Mi pare poi molto significativo poi che questo convegno si svolga nel cuore della Sicilia, presso l’Università Kore di Enna, che fra l’altro attivato un Corso di Laurea per preparare e qualificare futuri giornalisti.

Nel documento del Concilio Vaticano II " Inter Mirifica" del 1963 i mezzi di comunicazione sociale sono descritti come "le meravigliose invenzioni tecniche che offrono al genere umano validi sostegni a consolidare il Regno di Dio". E’ proprio in quegli anni che nasce l’UCSI, l’Unione Cattolica della Stampa Italiana, formando migliaia di giornalisti che hanno operato e che continuano ad operare con il loro lavoro qualificato nei media di ispirazione cattolica e in quelli laici dando il loro contributo nella diffusione di buone notizie e nella difesa dei più deboli attraverso un lavoro giornalistico serio e autentico.

Il tema del Convegno "Liberta è/e informazione" mi pare di grande significato nell’attuale contesto in cui la libertà degli operatori delle comunicazioni sociali giornalista può essere minacciata da vari fattori ed in cui spesso si separa il tema della libertà da quello della verità che per dei giornalisti dovrebbe essere la via maestra che guida il loro operato. Ma la verità non è un bene infuso, come sappiamo, occorre cercarla, studiarla, confrontarla con le proprie opinioni e soprattutto con la durezza dei fatti.

Il compito primario del giornalista di ispirazione cristiana non è solo quello di formare la coscienza individuale sui grandi temi che via via si dibattono nella società (eutanasia, codice genetico, aborto, diritti umani…) ma anche quello di uno studio e di un dibattito su questi temi confrontandosi con il Magistero della Chiesa e con

Perciò ritengo indilazionabile per una associazione di giornalisti cristiani un cammino di formazione dei suoi membri.

Zygmunt Bauman in un contributo dal titolo "Parlare insieme o morire insieme: dilemma di tutto il pianeta", nel 2003, in occasione del Convegno nazionale promosso dall’Ufficio comunicazioni sociali e dal Servizio nazionale per il progetto culturale della Cei dal titolo Parabole mediatiche ha scritto: "Il compito che descrive il tipo di società che dobbiamo insieme costruire in questo contesto mediale è precisamente l’atto che trasforma lo spettatore in attore".

La pretesa di trasformare il lettore, il telespettatore, il radioascoltatore e l’utente di internet in soggettivo attivo pensante, anziché semplice destinatario passivo di messaggi mediatici è il presupposto dal quale ogni giornalista cattolico dovrebbe partire per contribuire a migliorare la società.

Da anni la Chiesa italiana esorta a riflettere sulla così detta "questione antropologica", ossia la domanda su che cosa sia e che cosa significhi essere uomo.

Una problematica, questa, che si inserisce nella questione più ampia della verità, con cui tutti – credenti e non – devono confrontarsi.

Nel Direttorio Comunicazione e Missione: si legge: "I media, ampliando a dismisura le capacità comunicative e relazionali, possono favorire un nuovo umanesimo o generare una drammatica alienazione dell’uomo da sé e dagli altri".

Si delinea così il compito educativo volto anzitutto a ritrovare nella persona umana l’interlocutore privilegiato di una società che voglia interagire con la cultura dei media senza regredire a massa anonima o peggio ancora a semplice auditel.

E’ qui che si inserisce per tradizione il giornalismo cattolico italiano, che ha avuto un peso determinante nella formazione di generazioni di laici impegnati nella difesa della dignità e dei diritti della persona umana.

Mons. Michele Pennisi Vescovo di Piazza Armerina