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Sciolta l'assemlea nazionale
 

Madagascar: sciolta l’Assemblea
Sara Milanese

Il presidente malgascio Marc Ravalomanana ha deciso di sciogliere il parlamento. L'annuncio il 24 luglio, oggi l’Assemblea chiude. Motivo: anticipare le elezioni di 3 mesi. Le politiche per lo sviluppo economico del governo non possono aspettare.


48 ore per fare i bagagli: il presidente del Madagascar Marc Ravalomanana ha deciso di sciogliere l’Assemblea Nazionale. Una decisione annunciata il 20 luglio, quando Ravalomanana ha deposto la richiesta di scioglimento all’Alta Corte Costituzionale. La Corte ha quindi approvato i motivi presentati dal presidente e il 24 luglio ai deputati sono stati dati 2 giorni di tempo per lasciare l’aula.
 
La fine del mandato della legislatura era previsto per la fine dell’anno. Per velocizzare le riforme per lo sviluppo economico, il Madagascar Action Plan, il presidente ha praticamente proposto di anticipare le elezioni: questa, sembra, l’unica motivazione avanzata. Una motivazione, però, che non è “contraria alla Costituzione”, e che la Corte ha sottoscritto. La situazione, ora, sembra più favorevole al partito di maggioranza, che può contare sull’appoggio presidenziale e su una più efficiente macchina organizzativa per la campagna che si apre. Ma l’opposizione non si è scomposta ed ha accettato il verdetto della Corte Costituzionale, anche perché il presidente ha esercitato legittimamente i suoi poteri.

Da oggi partono i due mesi di tempo per indire e realizzare le nuove elezioni, le prime dalla riforma costituzionale che ha cambiato la struttura amministrativa del paese, grazie al referendum popolare del 4 aprile scorso. L’Assemblea Nazionale dovrebbe comprendere 160 rappresentanti, ma non c’è ancora chiarezza sulle eventuali modifiche causate dall’esito del referendum.
 
Ravalomanana è al secondo mandato quadriennale. È stato rieletto lo scorso 3 dicembre. Lo sviluppo economico è il primo punto della sua agenda. Uno sviluppo che le politiche presidenziali inseguono quasi in maniera aggressiva, cercando possibili scorciatoie, anche a costo di scontrarsi con il Fondo Monetario Internazionale. L’FMI non ha accolto con favore l’amnistia fiscale approvata dal presidente, che con un colpo di spugna ha cancellato tutte le sanzioni economiche alle imprese, molte straniere, per infrazioni doganali, fiscali o legate alle esportazioni. Un’amnistia entrata in vigore un mese fa, ma che solo questa settimana, dopo lunghi confronti, ha trovato infine il compromesso per sciogliere la riserva del Fondo.
 
Da Nigrizia mensile di luglio-agosto 2007:

L'affaire Urfer: Un gesuita francese, missionario di lungo corso e impegnato nel sociale, espulso per aver osato criticare il presidente. Un caso che ridisegna i rapporti di forza e le relazioni tra mondo ecclesiale e politica.