Giornata mondiale della giuventù di Sidney. Stampa E-mail

Le catechesi del Vescovo Pennisi ed il messaggio ai ragazzi siciliani riuniti a Gela. 

Carissimi giovani,

 

                     All’inizio di questa veglia di preghiera invio il mio più

cordiale saluto a voi giovani riuniti a Gela per la GMG regionale del Movimento Giovanile Salesiano e per il Meating diocesano dei giovani in occasione  della veglia di preghiera per Giornata Mondiale della Gioventù di Sidney   che ha come tema: «Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni» (At 1,8).

                     Lo Spirito  Santo è spirito di  verità, d’amore e di fortezza che ci dona il coraggio di vivere il Vangelo e di testimoniarlo a tutti.

                     Lo Spirito Santo è  l’“anima”, il respiro vitale della  nostra vita cristiana e della Chiesa.

                     Lo Spirito Santo è il grande, unico, immenso Dono che, si divide in tanti doni per tornare a ricomporsi in unità nella Chiesa, per la quale tutti i doni sono dati.

                     Lo Spirito santo è sorgente di ogni comunione e di ogni comunità.

                     Per comprendere la missione della Chiesa dobbiamo tornare nel Cenacolo dove i discepoli restarono insieme (cfr Lc 24,49), pregando con Maria, madre della Chiesa, in attesa dello Spirito promesso.

                     La fecondità missionaria  è frutto dell’incessante preghiera comunitaria  che ci aiuta ad essere «un cuore solo e un’anima sola» (cfr At 4,32), e a testimoniare l’amore e la gioia che lo Spirito Santo infonde nei  nostri cuori .

                     Carissimi giovani, anche oggi lo Spirito Santo continua ad agire con potenza nella Chiesa .

                     Nella misura in cui siete disposti ad aprirvi alla sua forza rinnovatrice egli produce il suo frutto cioè «amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza e dominio di sé».

                   Una  persona senza la presenza dello Spirito Santo è come una macchina senza benzina. Senza lo Spirito Santo Dio è lontano, Cristo rimane nel passato, il Vangelo è lettera morta, la Chiesa è una semplice organizzazione umana, l'autorità è un dominio,  la missione una propaganda,  la liturgia un arcaismo,  la condotta umana una morale da schiavi,  la nostra  società freme per i brividi della morte.

Ma nello Spirito Santo:  Dio è vicino, Cristo risorto è presente, il Vangelo è potenza di vita, la Chiesa  esprime la comunione  della Trinità, l'autorità è un servizio liberatore, la missione è una Pentecoste, la liturgia è memoriale  dell’amore di Cristo e anticipazione del Regno di Dio, lo Spirito consolatore cura i brividi delle nostre  paura con le sue carezze divine.

Lo Spirito Santo è il “Maestro interiore” che  ci apre alla fede , accende in noi il fuoco dell’amore, ci rende missionari  dell’ amore di Dio,  capaci di amare il prossimo e pronti a metterci al suo servizio.

Lo Spirito è il protagonista della missione  che viene ad aiutarci perché si realizzi  il piano di Dio in noi superando ogni chiusura e ogni paura e scoraggiamento.

                     Lo Spirito di Gesù oggi invita voi giovani ad essere portatori della bella notizia di Gesù ai vostri coetanei. Voi conoscete le idealità, i linguaggi, ed anche le ferite, le attese, ed insieme la voglia di bene dei vostri coetanei.

                     Ognuno di voi abbia il coraggio di promettere allo Spirito Santo di portare  altri giovani a Gesù Cristo, sapendo «rendere conto della speranza che è voi con dolcezza e rispetto» (cfr 1 Pt 3,15).

                            Siate pronti a porre in gioco la vostra vita per illuminare il

mondo con la verità di Cristo e per proclamare la speranza di Cristo risorto

in ogni angolo della terra.

                      La veglia di questa sera in unione ai tanti vostri coetanei che si trovano a Sidney attorno a Papa Benedetto  XVI è un’occasione provvidenziale per sperimentare appieno la potenza dello Spirito Santo.

                            Insieme invocheremo lo Spirito Santo, chiedendo con fiducia

a Dio il dono di una rinnovata Pentecoste per la Chiesa e per l’umanità del

 terzo millennio.

                            Maria, unita in preghiera agli Apostoli nel Cenacolo, ottenga

per tutti i giovani cristiani una nuova effusione dello Spirito Santo che ne

infiammi i cuori.

          In questa veglia pregherò con voi e per voi perché il dono dello Spirito fruttifichi nella vostra vita, , apra  i  vostri cuori alla speranza, vi educhi al dialogo, vi  insegni l’arte di amare Dio e il prossimo, vi renda testimoni gioiosi e coraggiosi di Gesù Cristo.

   

     Con questi sentimenti vi benedico tutti con grande affetto.

 

                                                                           + Michele Pennisi

 

 

 

Catechesi Venerdì 18 luglio  2008  -    Mons. Michele Pennisi

 

Inviati nel mondo: lo Spirito Santo, protagonista della missione : «Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni» (At 1, 8)

 

1. Vocazione alla santità e responsabilità missionaria

Nella vocazione cristiana  che una vocazione alla santità cioè alla felicità piena non si può mai separare la chiamata alla santità dalla chiamata alla missione, che è una necessità che si impone a ogni cristiano .

  E’ importante che ci convinciamo della necessità e  dell’urgenza della missione della chiesa  che è quella di annunciare il Vangelo e testimoniare la fede operante attraverso la carità.

Molti giovani guardano alla loro vita con preoccupazione e si pongono tanti interrogativi circa il futuro.

Essi si chiedono : Come inserirsi in un mondo segnato da numerose e gravi ingiustizie e sofferenze? Come reagire all’egoismo e alla violenza che talora sembrano prevalere? Come dare senso pieno alla vita? Come contribuire perché il frutto dello Spirito che è «amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza e dominio di sé» possa inondare questo mondo ferito e fragile, il mondo dei giovani anzitutto? A quali condizioni lo Spirito  che rinnova la faccia della terra può diventare l’anima nuova dell’umanità? 

Qualcuno pensa che presentare il tesoro prezioso della fede alle persone che non  lo conoscono o non lo apprezzano essere intolleranti verso di loro, ma non è così, perché proporre Cristo non significa imporlo .  Il cristiano si differenzia da un talebano non impone ma propone,  non costringe ma invita, non toglie libertà dell’altro ma la sfida proponendo una libertà più grande  in positivo non sola dai vai condizionamenti ma per un’amore più autentico.

 

Annunciare il vangelo è il primo atto di carità verso il prossimo.

 

Diceva a Colonia il mio confratello Domenico Sigalini : “Il mondo è pieno di gente che ha sete di Dio e non c’è nessuno che l’aiuta a spegnere la sete a una sorgente; c’è tanta gente che spera in una salvezza e deve fare la fila dai maghi; molti sentono il bisogno di avere certezze e si rivolgono agli oroscopi; molti giovani hanno domanda di Dio e si vedono rifilare solo la droga o la birra; tanti uomini e donne desiderano il perdono, la pace interiore, e si devono accontentare dei calmanti. Tutti cerchiamo un senso alla nostra vita, una risposta alle nostre domande più profonde e spesso siamo costretti a vivere alla giornata”.

 

 

 

 

 

 

2.       La Pentecoste, punto di partenza della missione della Chiesa

           

            Scriveva Romano Guardini:” La  Pentecoste è l’ora natalizia della fede cristiana come un essere in Cristo, non per una semplice esperienza religiosa, ma per un’operazione dello Spirito Santo”.[1]

            Come Gesù inizia il suo ministero  alle nozze di Cana dopo aver ricevuto il dono dello Spirito al Giordano, così la chiesa inizia la sua missione profetica dopo la discesa dello Spirito sugli apostoli il giorno della Pentecoste ed è guidata e rinnovata ogni giorno dal dono dello Spirito santo.

            Quando i primi discepoli radunati con Maria nel cenacolo ricevettero il dono dello Spirito Santo sotto forma di lingue di fuoco "furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro il potere di esprimersi"(At 2,4). Dopo che la Chiesa, insieme con Maria, è stata raccolta per quaranta giorni nella preghiera, a Pentecoste riceve il dono delle lingue col quale  può farsi capire da tutti i popoli.

            Con la Pentecoste incomincia l’ultima fase della storia della salvezza, incomincia il tempo della chiesa, nel quale lo stesso Gesù, diventato per la risurrezione Signore della storia, continua per mezzo dello Spirito la sua attività salvifica, che si estende a tutti i luoghi e a tutti i tempi.

            Con la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli  e su Maria riuniti nel cenacolo il giorno della Pentecoste. viene vinta la paura degli apostoli , che vanno sulle piazze ad annunciare a tutti l'avvenimento del compimento del mistero pasquale attraverso il dono dello Spirito  che è capace di perdonare i peccati, di cambiare la vita, come una energia divina che penetra nella storia e la rinnova, come una forza nuova che aiuta a comprendere la parola di Dio come attuale in ogni epoca e rinfresca la memoria sul senso dell'evento salvifico di Cristo

Gli apostoli da pescatori intimoriti , uomini «senza istruzione e popolani» (cfr At 4,13) , diventano araldi coraggiosi del Vangelo. Niente poteva fermarli. A coloro che cercavano di ridurli al silenzio rispondevano: «Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato» (At 4,20).

            La Pentecoste segna la Chiesa come comunità missionaria che dal giorno della Pentecoste non ha cessato di irradiare la Buona Novella «fino agli estremi confini della terra» (At 1,8).

            Lo Spirito infonde forza, coraggio e libertà di parola per superare tutte le difficoltà che si possono incontrare nell’esercizio dell’annuncio del vangelo.

            L’effusione dello Spirito continua nella chiesa anche ai nostri giorni, per cui veramente il popolo di Dio cammina per le strade della storia, è una comunità profetica capace di leggere i segni dei tempi e di muoversi nella giusta direzione guidata e stimolata dallo Spirito che la vivifica.

            Gli uomini e le donne che hanno ricevuto l'effusione dello  Spirito Santo sono le creature nuove, trasformate dal soffio che ricrea le cose; pieni d’amore, dal cuore dilatato, dall’occhio puro, dal volto gioioso.

            Gli uomini  e le donne  rinnovati dello Spirito, usciti dal cenacolo , fecondati nell’intimo per diffondere nel mondo il fuoco di Pentecoste, testimoniano che lo Spirito del Signore ha riempito l’universo». Come gli apostoli, dopo l'effusione dello Spirito, uscirono intrepidi da Cenacolo, a portare il Vangelo a tutti, anche ciascuno di noi deve sentirsi coinvolto nell'avventura di una nuova evangelizzazione .

 

                   C’è un triplice movimento che contraddistingue la Pentecoste storica e ogni pentecoste, nella quale possiamo intravedere non solo l’icona della Chiesa-comunione, ma anche quella della Chiesa-missione.

         Si tratta di tre passaggi che ritroviamo sia nella missione di Gesù che in quella della Chiesa: la preghiera assidua, la venuta dello Spirito, la testimonianza.

1.     La preghiera assidua è  un atteggiamento interiore che  è sempre presente in Gesù, anche  nel fiume Giordano quando in preghiera attendeva  il battesimo di Giovani  che coincise con la rivelazione della sua  missione divina nelal quale è coinvolta tutta la  Trinità.

2. Il secondo passaggio è proprio quello della discesa dello Spirito, che avvenne, nel caso di Gesù nel battesimo come anche nel caso degli apostoli riuniti nel Cenacolo, in forma visibile: in Gesù sotto forma di colomba, negli apostoli sotto forma di vento  impetuoso e  di lingue di fuoco.

3.     Il terzo passaggio, è la testimonianza caratterizzata dall’urgenza come ci 

racconta il vangelo quando ci dice che Gesù, dopo essere stato nel deserto ed essere stato battezzato, tornò in Galilea con la potenza dello Spirito e iniziò a predicare l’avvento del regno di Dio.

Dopo  la discesa dello Spirito c’è la fretta di correre in missione, l’urgenza di annunciare e di non rimandare la diffusione del Vangelo, l’urgenza che fece partire in fretta Maria, l’urgenza che caratterizzò la missione degli apostoli e che ha permesso che la fede arrivasse fino agli estremi confini della terra e fino a noi.

Non c’è spazio, allora, per l’inerzia. Non c’è tempo per dietrologie su Dio: la nuova evangelizzazione incombe, il Vangelo non può arretrare! «Guai a me se non predicassi il Vangelo» (1 Cor 9, 16) grida S. Paolo da duemila anni.

 

 3  Il richiamo dello Spirito alla “nuova evangelizzazione”

 

         Il miracolo della Pentecoste non si è esaurito ma continua nella vita della Chiesa  che attraverso il battesimo e la confermazione  realizza una nuova  Pentecoste facendo della  missione il suo compito prioritario.

Papa  Benedetto nel Convegno di Verona ha detto:” La nostra vocazione e il nostro compito di cristiani consistono nel cooperare perché giunga a compimento effettivo, nella realtà quotidiana della nostra vita, ciò che lo Spirito Santo ha intrapreso in noi col Battesimo: siamo chiamati infatti a divenire donne e uomini nuovi, per poter essere veri testimoni del Risorto e in tal modo portatori della gioia e della speranza cristiana nel mondo, in concreto, in quella comunità di uomini entro la quale viviamo.

        

Giovanni Paolo II ha indicato alla Chiesa del terzo millennio la prospettiva di una nuova evangelizzazione. A Puebla, parlò di una nuova evangelizzazione. Nuova nel suo ardore, nei suoi metodi, nelle sue espressioni”.

 

·       “Evangelizzazione nuova nel suo ardore”: l’evangelizzatore è colui il quale ha avuto un incontro personale, speciale con Cristo, si è innamorato di lui e vuole contagiare tutti con il suo entusiasmo.

 

·       “Evangelizzazione nuova nei suoi metodi”: l’evangelizzatore è spinto dallo Spirito a servire una Chiesa meno clericale e più comunitaria, con una maggiore partecipazione dei laici e la giusta valorizzazione dei  ministeri carismatici di cui sono portatori nella vita della Chiesa.

 

·       “Evangelizzazione nuova nelle sue espressioni”: il nuovo evangelizzatore , docile

allo Spirito, è colui che  ha capito che  essere cristiani   non  è innanzitutto

conoscere a una dottrina o fare una scelta etica ma l’incontro con la persona di Gesù Cristo che ci rivela Dio come amore.  Egli perciò si rivolge al cuore più che alla mente e suscita una testimonianza di vita, anche se non esclude la ricerca della verità.

Il Vangelo è comunicazione da cuore a cuore: è un annuncio immediato, senza mediazioni. Dobbiamo rivelare Gesù e non noi stessi; è Cristo che deve apparire e non le nostre invenzioni comunicative.

Gesù non ha inviato i suoi apostoli a insegnare teorie o idee astratte, ma a testimoniare ciò che avevano udito e visto. Spesso appare che noi siamo più preoccupati di insegnare una dottrina piuttosto che di comunicare la vita divina: per crescere nella vita di Dio, la vita nuova in Cristo, bisogna prima essere rinati dalla potenza dello Spirito Santo!

Per noi  cristiani Gesù Cristo è la  Verità che ci  conduce alla Vita, siamo chiamati a “fare la verità”(cfr. Gv 3,21),  ad essere discepoli della verità, avendo però al coscienza che  la verità non è “qualcosa che si possiede”, ma “Qualcuno che ci possiede” perché ci ama e che orienta le scelte della nostra vita.

Il Vangelo di Gesù, proprio in forza dello Spirito, vuole diventare “bella notizia per i poveri, liberazione per i prigionieri, vista ai ciechi”, un messaggio sorprendente  che riempie di gioia e cambia la vita; che libera dall’incubo della schiavitù agli idoli del potere, del denaro, del piacere sfrenato; che apre gli occhi alle bellezze che Dio ci ha donato, ai sorrisi degli amici,  all’implorazione di aiuto  dei fratelli;  che dà agli oppressi  e agli umiliati  da vari poteri di questo mondo la dignità   di figli di Dio.

      Siamo chiamati ad essere  testimoni di Gesù Cristo risorto speranza del mondo in ogni angolo della terra,  pronti sempre a rispondere a chiunque ci domandi ragione della speranza che è in noi con dolcezza e rispetto (cf 1 Pt 3, 15).

     

Siamo chiamati ad  Essere servi per amore. Noi non possiamo annunciare il Vangelo nella potenza dello Spirito, se, come dice Paolo ai Corinzi, non ripetiamo ogni giorno, «quanto a noi, siamo i vostri servitori per amore di Gesù» (2 Cor 4, 5).

      Nel novembre del 1972, Paolo VI diceva: «La Chiesa ha bisogno di fuoco nel cuore, di parola sulle labbra, di profezia nello sguardo».

      Sono tre espressioni che definiscono la perenne Pentecoste:

     Dobbiamo invece constatare come spesso non riusciamo ad essere apostoli di questo fuoco, dalle labbra traboccanti della Parola di vita, dallo sguardo luminoso capace di affascinare gli altri per indirizzarli a Gesù.

 

Talvolta invece che annunciatori rischiamo di essere propagandisti del vangelo cioè persone , più o meno prezzolate, che  non si coinvolgono  profondamente con il messaggio che trasmettono, che si riduce ad una “parola d’ordine” che si trasmetet meccanicamente senza esserne profondamente convinti.

 Invece di essere testimoni dello Spirito rischiamo di diventare “testimonial”. Attenzione: non è una differenza di poco conto; è sostanziale.

Il “testimonial” è una sorta di sponsor, di sostenitore di qualcosa che propriamente non gli appartiene, ma che fa suo perché lo reputa valido, credibile, difendibile.

Al “testimonial” è chiesto di convincere gli altri della bontà di un “fatto o di un prodotto”, sia esso di carattere spirituale, culturale o commerciale.

Il testimone, invece, è egli stesso “un prodotto”, un prodotto dell’opera dello Spirito, creato dallo Spirito nella fedeltà alla vita di Cristo.

Il testimone non parla perché ha argomenti convincenti con i quali acquistare consensi, ma perché è arreso all’amore di Cristo, è stato vinto da Cristo.

Il testimone “vive ciò in cui crede”; il testimonial “crede in ciò che pensa”.

Il testimone vive in un Altro e partecipa della vita di un Altro in un modo così esemplare da poterne divenire testimone.

         Testimonianza è una delle parole che  noi vescovi, nella nota  dopo il convegno di Verona,  desideriamo far diventare progetto di tutta la Chiesa. 

Essere  testimoni significa : presentare la vostra vita la vita cristiana come l’accoglienza del grande sì  che Dio ha detto all’uomo, dare un volto concreto alla speranza, mostrare passione per la verità  nella coscienza che  la vostra intelligenza  non viene mortificata ma che si sviluppa ancora in profondità a contatto con la fede.

 

L’impegno dei giovani per l’evangelizzazione

 

Papa Benedetto nel suo messaggio vi dice che “Lo Spirito di Gesù oggi invita voi giovani ad essere portatori della bella notizia di Gesù ai vostri coetanei. L’indubbia fatica degli adulti di incontrare in maniera comprensibile e convincente l'area giovanile può essere un segno con cui lo Spirito intende spingere voi giovani a farvi carico di questo.  Voi conoscete le idealità, i linguaggi, ed anche le ferite, le attese, ed insieme la voglia di bene dei vostri coetanei.”

               Anche oggi occorrono discepoli di Cristo che non risparmino tempo ed energie per servire il Vangelo. Occorrono giovani che lascino ardere dentro di sé l’ amore di Dio e rispondano generosamente al suo appello pressante, come hanno fatto tanti giovani beati e santi del passato e anche di tempi a noi vicini.

Ma per raggiungere questo scopo bisogna essere santi  e missionari nello stesso tempo come san Francesco Saverio, che ha percorso l’Estremo Oriente annunciando la Buona Novella fino allo stremo delle forze, o come santa Teresa del Bambino Gesù, che fu missionaria pur non avendo lasciato il Carmelo: sia l’uno che l’altra sono “Patroni delle Missioni”.

Siate pronti a porre in gioco la vostra vita per illuminare il mondo con la verità di Cristo; per rispondere con amore all’odio e al disprezzo della vita; per proclamare la speranza di Cristo risorto in ogni angolo della terra.

 

E’ importante  mettere in moto la vostra  fantasia  e la vostra inventiva per una nuova evangelizzazione.

Oltre alla forma diretta dell’annuncio ci possono essere tante forme indirette, che suscitano curiosità nei vostri compagni di classe o nei vostri amici ai quali siete chiamati a turbare l’animo per suscitare in loro  domande importanti. Dei piccoli segni  visibili possono provocare interesse per chi incontrate  a scuola, all’università   nel posto di lavoro, nel campo di calcio. Portare la croce al collo è (purtroppo) un fatto di moda e quindi non necessariamente esprime una valenza di fede. Ma ciascuno può mettere dei piccoli segni, visibili ma discreti, sull’agenda,  sul motorino, che possano essere l’occasione per provocare un incontro. Regalare un vangelo, un bel libro che provochi a riflettere per una festa di compleanno può essere un dono originale.

 Per evangelizzare non  bisogna condannare i fratelli dispersi che non credono, ma leggere umilmente i desideri profondi del loro cuore e illuminare il buio, mettersi

in cammino oltre le nostre certezze ecclesiali, sapendo come ha scritto il mio confratello vescovo  Bruno Forte,  che «Il credente non è che un povero ateo che ogni giorno si sforza di cominciare a credere».

        Non possiamo evangelizzare se prima noi non siamo evangelizzati non solo a livello personale ma anche comunitario. E’ importante realizzare un’incontro umile tra le tante realtà ecclesiali giovanili, una nuova pentecoste di  relazioni e comunicazioni per imparare che non c’è amore senza stima reciproca, non c’è testimonianza senza una esperienza della chiesa che valorizzi ed integri organicamente le diversità. Siamo chiamati innanzitutto ad irradiare l’amore di Cristo attorno a noi come avveniva all’inizio del cristianesimo, quando i pagani, scrive Tertulliano, si convertivano vedendo l’amore che regnava tra i cristiani: «Vedi – dicono – come si amano tra loro» (cfr Apologetico, 39 § 7).

Un aspetto fondamentale  è la  dimensione comunitaria dell’evangelizzazione. L’annuncio del Vangelo è stato affidato alla Chiesa non può essere opera di  individui isolati o  navigatori solitari che non rimangano in rapporto organico con la comunità ecclesiale. Siamo una Chiesa. 

 I testimoni di Cristo non sono  dei single, dei fratelli  , che all’interno della grande famiglia della Chiesa fanno emergere nell’esperienza della fraternità , della comunione e della solidarietà  la forza  dello Spirito.

 

E’ importante per i giovani è il cammino dentro la comunità, che sotto l’azione dello Spirito permette al giovane di vivere la partecipazione comune ad uno spazio condiviso dentro la Chiesa, pensato come luogo di ricerca della propria verità, all’interno del quale è possibile incontrare ed accettare un vissuto umano colorato di “divino”, dove la relazione  amicale  si fa strumento la chiamata di Dio a dare il proprio contributo.

La Chiesa, la parrocchia,  il movimento, il gruppo, sono luogo di impegno dove il giovane può sperimentare che non solo è oggetto di attenzione, ma può diventare soggetto di evangelizzazione  e di testimonianza cristiana.

 

 

               2. Lo Spirito Santo protagonista della missione

Possiamo essere testimoni di Cristo solo se ci lasciamo guidare dallo Spirito Santo, che è «l’agente principale dell’evangelizzazione che spinge ad annunziare il Vangelo e che nell'intimo delle coscienze fa accogliere e comprendere la parola della salvezza» (cfr Evangelii nuntiandi, 75).

E chi si lascia guidare dallo Spirito comprende che mettersi al servizio del Vangelo non è un’opzione facoltativa, perché avverte quanto sia urgente trasmettere anche agli altri questa Buona Novella. Oggi non è più il tempo di tirarsi indietro, ma di proporre loro   di conoscere Cristo e l’esigenza del Vangelo,  di presentare loro il Risorto come compagno di viaggio.

È  importante mostrare che la fecondità di ogni azione missionaria nella Chiesa è innanzitutto frutto dello Spirito Santo, vero “protagonista” della missione. Questa fecondità esige in noi una conversione pastorale in chiave missionaria che ci porti ad abbandonare una pastorale di conservazione e ad  esplorare le vie nuove che ci si offrono. Siamo chiamati ad uscire dal calduccio dei nostri cenacoli, dalle tane delle nostre sagrestie, per andare incontro agli uomini e alle donne del nostro tempo e soprattutto alle nuove generazioni negli ambienti in cui vivono.

 

                   Lo Spirito Santo viene ad aiutarci perché si realizzi  il piano di Dio in noi superando ogni chiusura e ogni paura e scoraggiamento.

                    La nuova evangelizzazione non sarà possibile senza l’azione dello Spirito Santo: Gesù inizia la sua missione evangelizzatrice con “il potere dello Spirito Santo” (Lc 4,14) e promette la medesima forza agli apostoli, quasi costringendoli a restare fermi nel Cenacolo, a “rimanere in preghiera, fino a quando non avrebbero ricevuto potenza dall’alto per essere testimoni” (cf At 1,8b).

Solo mediante lo Spirito oggi, come a partire dalla Pentecoste per gli apostoli, è possibile diffondere il Vangelo, consegnare Gesù al mondo.

Le metodologie di evangelizzazione sono buone, ma nessuna di esse, anzi nemmeno l’insieme di tutte, potrebbe sostituire l’azione discreta, sorprendente, sempre nuova, tutta divina in noi dello Spirito.

·       Senza lo Spirito anche la preparazione più raffinata non opera nulla.

·       Senza lo Spirito la dialettica più convincente è impotente davanti agli uomini.

·       Senza lo Spirito tutti gli schemi di catechesi su base sociologica e psicologica si rivelano vuoti.

 

Senza l’opzione fondamentale dello Spirito molti uomini e donne trovano sempre più difficile vivere secondo la tradizione cristiana  e vedono l’istituzione ecclesiale come qualcosa di ostile e finiscono con il disertare le nostre chiese tra mille pregiudizi.

Leggendo gli Atti degli Apostoli ci accorgiamo che senza lo Spirito non c'è missione e la missione è tutta immersa nello Spirito Santo:

- lo Spirito «fa» la Chiesa, è sempre presente in essa e la rende missionaria;

- lo Spirito traccia le vie della missione;

-        lo Spirito precede la missione e ci aiuta andare incontro al Dio nascosto, ai semi del Verbo presenti in ogni persona.

-         lo Spirito suscita i carismi e fra essi il carisma della  vocazione missionaria;

 

 

Lo Spirito del Signore è presente nell'impegno quotidiano di vivere la vita cristiana; e di viverla con spirito missionario, è presente nella fatica dell' animazione missionaria per dare alle nostre Chiese un' apertura universale e a tutti una fede viva che sappia annunciare Cristo con coraggio a tutte le genti.

            Se non invochiamo la discesa dello Spirito Santo le nostre vite saranno insipide, infelici, incapaci di esperimentare i frutti dello Spirito.

Il Santo Padre, sostiene con tono perentorio: «Anche tu puoi evangelizzare». Chiunque tu sia, puoi evangelizzare! Perché ciò che tu puoi è ciò che lo Spirito compie in te, con il suo potere.

Quando noi preghiamo lo Spirito, dicendogli: «Vieni!», in realtà gli stiamo chiedendo: «Sconvolgi tutto, cambia ogni cosa, rinnova la faccia della terra, ripeti il prodigio della Pentecoste».

Non possiamo chiedergli di limitare la sua azione e di venire in noi “moderatamente”, senza compiere “stranezze” o avvenimenti eclatanti.

 Un evento prodigioso è qualcosa che non può e non deve passare inosservato. Così è del passaggio dello Spirito, che opera sempre al di là di ogni confine e di ogni limite da noi predeterminato.

Un monito a lasciar trasparire tutta la forza della Parola di Dio, senza rivestirla di opinioni personali o di un vago “buonismo” che funge da “ammorbidente” , da “ammortizzatore”  al vangelo , ci viene  da S. Teresa d’Avila. Così la Santa giudicava tante prediche del suo tempo: “Coloro che predicano il Vangelo non ottengono che gli uomini si convertano, perché i predicatori hanno troppo buon senso. Purtroppo non ne sono privi per avere invece il grande fuoco dell’amore di Dio. È per questo che la loro fiamma riscalda poco” (in “Relazioni spirituali”).

Voi giovani siete chiamati  come Davide contro Golia  a usare la fionda  piuttopsto che l’armatura che un’armatura a sconvolgere il troppo buon senso di noi meno giovani, nati incendiari e che rischiamo di  morire pompieri, mentre Papa Giovanni XXIII era solito ripetere: “Finché posso preferisco essere calorifero anziché frigorifero.

 Non possiamo raffreddare gli impeti d’amore, gli slanci di parresia che l’annuncio del Vangelo reclama. Gesù paragona un credente che professa la propria fede ad un fiume in piena, incontenibile. Così è di chi si lascia trasportare dallo Spirito: «Chi crede in me, fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno. Questo Gesù diceva  riferendosi allo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui» (Gv 7, 38-39).

Solo lo Spirito ha il potere di rendere “nuova” l’evangelizzazione, non perché ci dona nuovi metodi, ma perché rende ogni giorno nuovo l’incontro personale con Gesù e ci spinge a testimoniarlo con cuore e stupore nuovi, per acquistare nuovi amici per Gesù.

Chi si  lascia guidare dallo Spirito non conosce stanchezza o delusione, perché impara a vivere la storia “alla maniera” di Gesù, perché Gesù sia continuamente generato dalla nostra testimonianza.

                   Occorre mostrare la bellezza del vangelo   condividere la gioia di vivere  frutto dello Spirito Santo con tutti i giovani non solo dentro le nostre sagrestie, ma nei luoghi della vita quotidiana, anche i più impensati, dove i giovani si ritrovano e  esprimono la propria originalità: dai  sagrati  ai muretti, dalla scuola allo sport, dal lavoro al tempo libero, che spesso è un tempo non liberato ma caratterizzato dal passaggio dalla catena di montaggio della fabbrica a quella dell’industria del tempo libero.

         Lasciandosi guidare dallo Spirito, ogni battezzato può apportare il proprio contributo all'edificazione della Chiesa grazie ai carismi che Egli dona, poiché «a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l'utilità comune» (1 Cor 12,7). E quando lo Spirito agisce reca nell'animo i suoi frutti che sono«amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé» (Gal5,22).”

Dobbiamo farci complici dello Spirito Santo per la testimonianza del grande sì alla vita che è Gesù Cristo .

Non abbiate paura  di rendere la vostra testimonianza coraggiosa a Cristo  in famiglia, nella scuola, nel lavoro, nel tempo libero perché lo Spirito Santo, è il vostro avvocato il vostro consolatore, il vostro  amico determinante .

 

Lo Spirito Santo, dunque, si deve «potere vedere e sentire»:

 

·       L’Evangelo è una bella e buona notizia che si deve «potere vedere e sentire».

·       La Chiesa è una madre, talvolta stanca o poco attraente nel suo aspetto, il cui amore, però, si deve «potere vedere e sentire».

·       La famiglia cristiana è una scuola di unità e di perdono che si deve «potere vedere e sentire», in un mondo sempre più dilaniato dal male e diviso

·       La vita di ogni credente in Gesù è un palcoscenico dello Spirito, un concentrato di grazie, di segni e di benedizioni che tutti devono «potere vedere e sentire».

 

La fede, la speranza, la carità, ogni dono, ogni carisma, ogni ministero ecclesiale, ogni buona impresa evangelica, ogni programmazione pastorale, ogni missione di carità e di evangelizzazione, ogni forma di testimonianza personale di vita cristiana sono sempre e soltanto “evidenza dello Spirito”, cioè un «vedere e sentire» lo Spirito e, con Lui, il Padre e il Figlio.

 

 

[1] R:GUARDINI, L’essenza del cristianesimo, Morcelliana, Brescia 1962,p.55.

 

 

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Catechesi   mercoledì  16 luglio 2008- Mons. Michele Pennisi

 

Chiamati a vivere nello Spirito Santo : «Se pertanto viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito» (Gal 5, 25)

 

1. La domanda sullo Spirito Santo nella società attuale

In questa prima catechesi,  cercheremo di rispondere alla domanda: chi è  lo Spirito Santo?

Perché questa domanda diventi interessante per noi dobbiamo porci un’altra domanda: cosa c’entra lo Spirito Santo con la mia vita, con il desiderio di essere felice, di essere amato e di amare?

Certo oggi c’è una distanza abissale fra l’annuncio dello Spirito Santo e i pensieri che si agitano nella nostra  frenetica società consumistica in cui si vende e si compra o tra i giovani che si accalcano nelle discoteche immersi nel movimento di corpi, di luci e di rumori .

Spesso il rumore vuole coprire la noia  che come dice Baudelaire, è un « mostro delicato che, senza strepito, con uno sbadiglio, inghiotte il mondo», le luci psichedeniche gettano sprazzi multicolori sul buio interiore e  la folla cerca di mascherare la solitudine.

Una domanda che tanti di voi si pongono è “c’è qualcuno oltre il muro della mia solitudine?”.

Questo disagio nel parlare dello Spirito Santo non riguarda solo i cosiddetti “lontani”   , ma anche tanti giovani  che frequentano le nostre parrocchie  o i movimenti ecclesiali che nel week end passano da un  pub all’altro, alla ricerca di un “tu”   che spesso si identifica  con una droga o una bevanda alcolica  che dia un po’ di ebbrezza, per far dimenticare per un po’  la propria solitudine esistenziale.

Anche ai giovani  che si sono preparati a ricevere i sacramenti  e che continuano  per forza d’inerzia a frequentare i nostri oratori sembra che manchi qualcosa. Non delle indicazioni morali che spesso sembrano proibizioni senza senso o delle  astratte nozioni catechistiche, ma  un’intima esperienza di Dio che permetta di gustare una gioia “diversa”, capace di dischiudere un orizzonte di speranza più forte dei miraggi delle nostre città by night.

La vita e la sua bellezza sembrano sfuggire, si vive nel disagio, nell’apatia e nell’ insicurezza. Si è portati a riempire il vuoto con forti emozioni, dando importanza alla ricerca ansiosa di riconoscimenti, di comparire in qualche trasmissione televisiva per esibirsi e confessarsi davanti a qualche nuova madre o padre “spirituale”, nella speranza di essere scritturati come “veline” o di partecipare a “grande fratello”.

            Ha scritto il mio conterraneo Luigi  Pirandello mettedosi nei panni di un operatore  che sta dietro una macchina da presa: "Nessuno ha tempo o modo d'arrestarsi un momento a considerare, se quel che vede fare agli altri, quel che lui stesso fa, sia veramente ciò che soprattutto gli convenga, ciò che gli possa dare quella certezza vera nella quale solamente potrebbe trovare riposo"(Quaderni di Serafino Gubbio operatore).

            Esiste quella certezza nella quale solamente l'uomo potrebbe trovare riposo? Per molti nostri giovani contemporanei no!

Tanti secoli fa qualcuno a partire dalla sua esperienza molto travagliata e non proprio  del tutto edificante   affermò:" il mio cuore è inquieto e rimarrà inquieto fino a quando non riposa in Te!"( S. Agostino).

Anche oggi tanti giovani , inquieti come Agostino, sentono l’estremo bisogno di una sapienza pratica che dia gusto al vivere, una verità “calda” che illumini il cammino, un amore che dischiuda le potenze del cuore e si apra ad un  futuro di speranza.

 

 

3. Lo Spirito Santo: il grande sconosciuto, il dio ignoto

 

              Se chiedessi a qualcuno di voi chi è e cosa fa lo Spirito Santo  molti risponderebbero  alzano le spalle con un “Boh!”. Per parecchi, lo Spirito Santo  se c’è non si vede  e non si sente.  Talvolta è nominato ma nessuno lo conosce o prende sul serio la sua presenza.

Migliaia di battezzati non fanno esperienza della sua azione, non hanno mai neanche invocato lo Spirito Santo; non godono appieno degli effetti della Pentecoste, perché non hanno instaurato una relazione personale con lo Spirito Santo e  vivono un’esistenza cristiana  insipida e rassegnata.

Si tratta di una storia vecchia che risale  agli albori del cristianesimo.

Negli Atti degli Apostoli c’è un episodio emblematico. San Paolo ad alcuni discepoli della comunità di Efeso chiese «Avete ricevuto lo Spirito Santo quando siete venuti alla fede?» (cf At 19, 2).  Quei cristiani gli risposero: «Non abbiamo nemmeno sentito dire che ci sia uno Spirito Santo» (Ibid.).

La risposta non fu certo incoraggiante, ma è una  riposta che oggi molti  cristiani del nostro tempo non stenterebbero a ripetere.

Ma davvero lo Spirito Santo , che abbiamo ricevuto nel battesimo e nella confermazione ,  vive e opera in noi, oppure è incatenato, imprigionato da una fede sempre più debole, annacquata, incapace di sperimentare le promesse di Gesù?

Lo Spirito Santo è un “grande sconosciuto”, un “dio ignoto”  sembra lontano dalla vita spirituale dei giovani, spesso è un concetto astratto, fumoso, etereo.

 Quanti giovani che hanno sentito nominare lo Spirito Santo  durante i riti  liturgici ,  conoscono quella che il catechismo definisce “ la terza Persona della Trinità? Quanto lo Spirito è parte viva della loro vita di fede e della preghiera insieme al Padre e a Gesù Cristo?

Se è più facile  vedere in Gesù un amico è più arduo, invece, accostarsi allo Spirito Santo, a un misterioso dono, apparentemente impalpabile, incorporeo e inconsistente, che rimanda direttamente ad un altro immenso mistero: la Trinità.

 

 

 

3. Lo Spirito Santo e  il mistero della Trinità

Io ho appreso da bambino il mistero della Trinità assieme a quello dell'Incarnazione, Passione, Morte e Risurrezione del Signore da un pane particolare che mia madre preparava per Natale. Si chiamava il "pane della SS. Trinità" e consisteva in tre piccoli pani uniti assieme da una corona fino a formare un solo pane sul quale venivano raffigurati i segni della passione: la croce, la scala, la lancia, i chiodi , la tenaglia e il martello, la corona di spine. Al centro si collocavano alcuni chicchi di frumento, che simboleggiavano il pane materiale segno della Provvidenza divina e della carità verso i poveri e  la materia dell'eucaristia.  In questo gesto semplice, proveniente probabilmente dalla tradizione bizantina, erano racchiusi i misteri principali della fede cristiana, che venivano tramandati all'interno della famiglia.

Il mistero dello Trinità e la presenza dello Spirito Santo devono avere un

rapporto con la nostra vita quotidiana, con il mangiare e il bere, con il lavoro e il riposo.

Il mistero della Trinità non è un complicato problema logico o una dottrina

astrusa riservata a persone intellettualmente raffinate, ma  un mistero di salvezza che dà senso alla nostra vita , è la radice profonda del nostro essere, che ci libera dal dubbio angoscioso di vagare verso il nulla, è un fuoco di vita che si autoalimenta eternamente e che trabocca incessantemente nella storia come fonte di grazia per darle un senso ultimo, è una sorgente d'acqua inarrestabile che irriga e feconda la nostra terra desolata rendendola fertile col dono dell'Amore di Dio.

La fede nel mistero della Trinità è l'inaudita risposta ad ogni forma di disperazione, di solitudine e all'insaziabile inquietudine del cuore umano che non è mai sazio riposa nel mistero dell'amore di Dio.

 Questo mistero di amore c'è svelato dall'avvenimento di  Gesù Cristo e viene attualizzato per mezzo dello Spirito Consolatore, che rende possibile la rivelazione di Dio ,  ci mette in  comunicazione con Gesù Cristo Figlio di Dio e realizza la nostra comunione col Padre.

            Lo Spirito Santo diventa luogo di scambio, di dialogo, di dono fra il mistero di Dio e l'uomo che così supera la sua incomunicabilità. 

             Per cercare di comprendere qualcosa di questo mistero  è stata utilizzata l'analogia dell’amore umano, che comporta sempre sia la distinzione che  la comunione delle persone coinvolte nel rapporto. S. Agostino afferma: "Se vedi la carità, tu vedi la Trinità"[1] ed ancora:" «Ecco sono tre: l’Amante, l’Amato e l’Amore».[2]

 Dio è Padre che ama il Figlio e lo manda nel mondo per salvarlo, è Figlio che ama totalmente il Padre, è Spirito Santo che è mandato dal Padre e dal Figlio per comunicare incessantemente al mondo la vita di Dio.

La contemplazione adorante del mistero trinitario cambia il modo con cui noi concepiamo Dio e  noi stessi.

Lo Spirito Santo è la Persona della Santa Trinità che ci permette di incontrare e conoscere Gesù  Cristo, si rende presente nella nostra vita mediante lo Spirito Santo.

Mentre la terminologia del New Age privilegia espressioni non personali come ‘positività’, ‘energia’, ‘forza’ , la presenza di Dio nella carne del Cristo  ci  dice Spirito che Cristo ci ha donato  è impersonale ma una persona.

            L’opera dello Spirito Santo è proprio quella di rendere continuamente presente il Cristo nella vita degli uomini, impedendo che si perda Dio andando oltre il Cristo.

            Noi non esistiamo come creature solitarie abbandonate alla paura di un destino crudele e inevitabile che porta alla morte, ma siamo fatti per la comunione con la Santissima Trinità.

  Accostarsi allo Spirito Santo significa entrare nel rapporto fra il Padre e il Figlio e permettere che il loro modo di rapportarsi dia migliore significato alla nostra vita e alle relazioni che essa contiene, con noi stessi, con i fratelli, con il creato.

 

4.    L’identità dello Spirito Santo

 

Papa Benedetto , nel suo messaggio preparatorio a questa GMG 2008, sottolinea  l’importanza per i giovani di riscoprire lo Spirito Santo che ci rende familiari e amici  di Gesù.

Si tratta di conoscere personalmente lo Spirito Santo, Spirito d’amore del Padre e del Figlio, è Sorgente di vita che ci santifica, «perché l’ amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Rm 5,5).

Tuttavia non basta conoscerLo; occorre accoglierLo come guida delle nostre anime, come il “Maestro interiore” , una guida  che ci introduce alla comprensione sempre più intima del mistero di Amore tra il Padre e il Figlio , che  ci apre alla fede  e ci aiuta a discernere  e realizzare la volontà di Dio, accende in noi il fuoco dell’amore, ci rende missionari dell’ amore di Dio,  capaci di amare il prossimo e pronti a metterci al suo servizio.

Lo Spirito Santo  è  l’“anima”, il respiro vitale della  nostra vita cristiana e della Chiesa.

Lo Spirito Santo è il grande, unico, immenso Dono, un regalo gratuito del

Padre, che, attraverso la Chiesa, rifrange in tanti doni diversi che sono i carismi, come la luce che, a seconda dei corpi sui quali piove, suscita colori diversi.  Il Dono unico si divide in tanti doni per tornare a ricomporsi in unità nella Chiesa, per la quale tutti i doni sono dati.

         Questo dono non è un regalo di lusso per personalità eminenti o importanti ma per tutti coloro che credono e che sono battezzati.

 

         Lo Spirito Santo è sorgente di ogni comunione e di ogni comunità.

                    

Lo Spirito Santo è il Consolatore che, non permette che lo scoraggiamento

prenda il sopravvento, ma genera una letizia capace di sopportare tutte le avversità, ispira fiducia ed infonde coraggio per andare ad annunziare la gioia della Resurrezione.

Lo Spirito  Santo è spirito di  verità,   che ci rende capaci di maturare una comprensione sempre più approfondita e gioiosa di Gesù rinfrescando la nostra memoria per aiutarci a ricordare e a mettere in pratica le sue parole (cfr. Gv 14,16.26).

 

  Ora ci poniamo una domanda: cosa succede senza la presenza dello Spirito Santo ?

Nella sequenza che si recita prima del Vangelo a Pentecoste  si dice:” Senza la tua forza/ nulla è nell’uomo/ nulla è senza coilpa”.

     Noi non potremmo fare nulla, se non avessimo lo Spirito Santo.

Una  persona senza la presenza dello Spirito Santo è come una macchina senza benzina.

 Senza lo Spirito Santo- ha detto  il patriarca ortodosso Atenogara-  Dio è lontano, Cristo rimane nel passato, il Vangelo è lettera morta, la Chiesa è una semplice organizzazione umana, l'autorità è un dominio,  la missione una propaganda,  la liturgia un arcaismo,  la condotta umana una morale da schiavi,  la nostra società freme per i brividi della morte.

Ma nello Spirito Santo:  Dio è vicino, Cristo risorto è presente, il Vangelo è potenza di vita, la Chiesa  esprime la comunione  della Trinità, l'autorità è un servizio liberatore, la missione è una Pentecoste, la liturgia è memoriale  dell’amore di Cristo e anticipazione del Regno di Dio, lo Spirito consolatore cura i brividi delle nostre  paura con le sue carezze divine.

 

 

6. Vivere dello Spirito

        

San Paolo esortava il giovane Timoteo a “ravvivare” il dono dello Spirito già ricevuto (cf 2 Tm 1, 6-10), cioè a risvegliare la presenza dello Spirito in una continua, profonda conversione a Cristo. Troppi cristiani, troppe comunità spente hanno bisogno di un nuovo risveglio spirituale, di un’autentica conversione personale a Cristo, in una vita nello Spirito Santo più piena.

Una vita nello Spirito Santo più piena, l’unzione della sua potenza carismatica, arricchiscono la Chiesa di  moltissimi doni, di una fede fiduciosa nell’intervento salvifico di Dio nelle vicende umane, di uno zelo maggiore per il Vangelo.

La vera vita cristiana comincia con una conversione alla persona di Gesù, ma include anche essenzialmente il dono dello Spirito Santo, che ci apre alla vita della Chiesa.

La discesa dello Spirito Santo  manifesta alcuni effetti riscontrabili nella vita di un cristiano e delle nostre comunità:

 

   un nuovo ed esperienziale rapporto con Dio chiamato “Padre” e con Gesù proclamato “Signore”;

   un nuovo e profondo gusto per la preghiera e per la parola di Dio;

   una nuova unione con gli altri in un rapporto d’amore, di gioia, di fraternità vera;

   la capacità di rimanere fedeli alla Chiesa ;

   il coraggio di testimoniare la propria fede con coerenza in ogni circostanza.

 

 

·       Lo Spirito governa la nostra vita ricordandoci  la nostra appartenenza a  Gesù Cristo:

«voi non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo non gli appartiene» (Rm 8, 9).

 

Lo Spirito ci fa uomini liberi:

         “Il Signore è lo Spirito e dove c’è lo Spirito del Signore c’è libertà”(2 Cor, 3,17).

    “ Voi fratelli siete stati chiamati a libertà. Purchè questa libertà non divenga un pretesto per vivere secondo la carne, ma mediante la carità siate a servizio gli uni degli altri”(Gal. 5,13).

«se vivete secondo la carne, vi morirete, se invece con l’aiuto dello Spirito voi fate morire le opere del corpo, vivrete» (Rm 8, 13).

 

·       Lo Spirito ci dà testimonianza di essere amati da Dio come figli e ci fa partecipi di un regno di felicità:

«lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio, quindi eredi di Dio e coeredi di Cristo» (Rm 8, 16-17).

 

Non ci sono alibi, per i discepoli di Gesù: lo Spirito opera questa meravigliosa trasformazione in chi lo invoca e lo asseconda, perché il Vangelo viva in noi e mediante noi si diffonda.

 

Andrè Frossard - ateo, figlio di atei incalliti - convertito al Cristianesimo, così si esprimeva: “Da quando ho incontrato Gesù, non riesco ad abituarmi al mistero di Dio. Ogni giorno è una novità per me; se Dio esiste, io lo devo dire; se Gesù Cristo è il Figlio di Dio, io lo devo gridare; se la vita eterna c’è, io la devo predicare!”.

 

 

Nella indispensabile relazione personale che è necessario instaurare con lo Spirito Santo, vi sono tre elementi basilari che sono confidenza, fiducia e fede carismatica: sono tre gradi diversi e progressivi dell’intimità con lui.

«A quanti l’hanno accolto – la vera luce – ha dato potere di diventare figli di Dio» (cf Gv 1, 12), vale a dire  di passare da morte a vita, dall’oscurità del male allo splendore della gloria. Molti non conoscono questo “potere”, perché non hanno accolto nella loro vita questa sfida e soprattutto non collaborano con lo Spirito Santo per superare ogni insidia del male.

 

Nella misura in cui siamo disposti ad aprirci alla sua forza rinnovatrice egli produce il suo frutto cioè «amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza e dominio di sé».

 

Il dono dello Spirito si manifesta attraverso il frutto dello Spirito di cui ci parla San Paolo nella lettera ai Galati.

         Egli ci presente due impostazioni di vita opposti: vivere secondo la carne o camminare secondo lo Spirito.

         La carne si manifesta con numerose opere malvagie, mentre lo Spirito ha un unico frutto.

         La vita  secondo la carne si presenta come qualcosa di molteplice , di contraddittorio e di confuso, mentre lo Spirito produce un   solo frutto  fecondo , rigoglioso e variegato.

         Le opere della carne sono  frutto dello sforzo umano soggetto al peccato originale, mentre il frutto dello Spirito germoglia e cresce grazia alla  forza vitale della grazia di Dio.

         Le opere della carne costituiscono la descrizione del volto egoista dell’uomo ripiegato su sé stesso, chiuso a Dio, al prossimo e ostile verso sé stesso, sono come una piovra che allunga i suoi tentacoli nella vita personale e sociale, spirituale e morale dell’uomo.