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Don Di Noto indagato? Si per reato di iperbole. di Lucia Bellaspiga da Avvenire
SEMBRA TUTTO UNO SCHERZO E INVECE LE SORPRESE NON FINISCONO MAI
Don Di Noto indagato? Sì, per il reato di iperbole
LUCIA BELLASPIGA
Meno male, ora possiamo dirci tutti più tranquilli: don
Fortunato Di Noto da sabato è iscritto nel registro degli indagati. La Sicilia,
terra di sventure secolari e ancestrali problemi, vede finalmente aperto un
procedimento della procura di Catania contro il pericoloso prete siracusano
che da anni stana e denuncia i pedofili. Chiaro il reato secondo le parole
dellaccusa: 'pubblicazione di notizie esagerate'. In pratica, come ha
spiegato ai giornalisti il procuratore aggiunto di Catania, Enzo Serpotta, don
Di Noto aveva definito «raid vandalico» ciò che assomigliava di più a un
semplice furto con scasso: lo ha fatto con un comunicato stampa diffuso il 6
novembre scorso, dopo che una delle sedi della sua associazione era stata
visitata da ignoti che avevano divelto la porta, messo a soqquadro la stanza e
rubato il poco denaro che era in cassa, 126 euro. Insomma, sempre per usare le
parole dellaccusa, lincauto sacerdote avrebbe «turbato lordine pubblico», e
proprio questo non si può fare: la nostra imperturbabile società è turbata anche
troppo delitti di mafia, studentesse violentate e sgozzate, rapine in villa
senza che ci si metta pure don Di Noto a diffondere il panico. Tra laltro con
un fine ben preciso: «Il suo obiettivo era attirare solidarietà per la sua
associazione», la quale ricordiamolo non è a delinquere, ma collabora da
anni con le polizie postali e le magistrature di mezzo mondo (compresa quella
siciliana) per fermare gli 'orchi' della pedopornografia. Ammesso e non
concesso che don Fortunato, uomo di passione, si sia lasciato un po trascinare
e abbia trasfuso in quel comunicato tutta la sua amarezza, sconcerta la
sproporzione tra il fatidico 'reato' e la pronta reazione del pm: undici agenti
della Guardia di Finanza inviati con tanto di mandato di perquisizione in
quattro luoghi diversi (la parrocchia di Avola, labitazione del sacerdote, la
sede dellassociazione Meter di Aci Castello teatro del furto, e la sede
centrale di Avola) alla ricerca di quello che viene chiamato 'il corpo del
reato'. Che cosa cercavano gli undici agenti? È sempre il pm Serpotta a
spiegare alla stampa: «Confermo che abbiamo proceduto sulla base di quel
volantino in cui si parlava di 'atto vandalico', mentre in realtà si trattava di
un piccolo furto». Tutto qui? Tutto qui. Undici agenti sulle tracce di un
comunicato che, proprio perché rivolto alla stampa, era consultabile su tutti i
giornali del 7 novembre. E che comunque è bastato chiedere alla volontaria di
Meter presente in quel momento in sede... Di morali dalla storia se ne traggono
parecchie.
Prima: dora in poi se, tornati a casa, troveremo la porta
divelta, le nostre cose a soqquadro e quel poco di spiccioli portati via,
facciamo attenzione a parlare di «gesto vandalico», potremmo macchiarci di
iperbole e finire sul registro degli indagati alla pari dei criminali. Seconda:
non è vero che in Italia le forze dellordine sono insufficienti e mancano gli
agenti, anzi, ne abbiamo così tanti che possiamo permetterci azioni massicce e
tempestive anche per questioni di tale rilievo. Terza: può anche essere che don
Di Noto sia «alla ricerca di attestati di solidarietà», ma non sarebbe male se
ogni tanto gliene arrivassero, visto che in questi anni ha fatto arrestare
centinaia di pedofili e oscurare migliaia di siti pedopornografici, ha subìto
minacce di morte e per questo vive sotto protezione. Infine, quella solidarietà
che non sempre ha avuto in passato la sta ricevendo in queste ore, proprio
grazie allinchiesta che lo vede indagato: politici di destra e di sinistra,
uomini di cultura, semplici cittadini, sono uniti per una volta dalla stessa
incredulità. Seriamente 'turbati', è vero, dalliperbole, e non certo da quella
del prete.
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