Russia e Cina violano embargo ONU Stampa E-mail
Lo denuncia Amnesty. Per il resto tutti zitti
Darfur: Russia e Cina violano l’embargo di armi dell’Onu
Sara Milanese

Dal 2005 le Nazioni Unite vietano la vendita di armi a gruppi paramilitari sudanesi e al governo di Khartoum. Ma in Darfur gli scontri continuano. A rifornire militari e janjawid sono in tanti, denuncia Amnesty International. Tra loro anche due dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.


Anche Cina e Russia, membri del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, avrebbero violato l’embargo sulle armi al Sudan, imposto proprio dalle Nazioni Unite.
A denunciarlo, un rapporto pubblicato l’8 maggio da Amnesty International, che documenta i consolidati rapporti commerciali, legati alla vendita di armi, tra il governo di Khartoum e Cina, Russia, Bielorussia, Egitto, Emirati Arabi. Ma non solo:  afferma che questi flussi commerciali sono continuati anche oltre marzo 2005, quando le Nazioni Unite hanno deciso l’embargo di armi anche per l’esercito governativo. Una prima risoluzione, la 1556 del luglio 2004, imponeva l’embargo di armi solo ai gruppi non governativi.
 
I dati raccolti nel rapporto di Amnesty documentano l’uso di armi cinesi e russe nelle operazioni militari governative in Sudan, a dimostrazione delle ripetute violazioni dell’embargo. Nel 2005, la Cina ha venduto a Khartoum 24 milioni di dollari in armi e munizioni, e altri 59 milioni di dollari in parti di elicotteri e aerei militari. Nello stesso anno, Khartoum ha comprato oltre 20 milioni di dollari in armi dalla Russia, anche gli elicotteri Mi-24, che, impiegati dalle forze governative sudanesi negli attacchi in Darfur, hanno causato centinaia di morti tra i civili.
è grazie a queste armi che i violenti scontri tra le parti sono continuanti,  e di abusi nei confronti della popolazione civile, sia in Darfur che nella parte orientale del Ciad, al confine con il Sudan. Il rapporto di Amnesty si chiude lanciando un appello all’Onu: il Consiglio di Sicurezza deve monitorare concretamente l’embargo.
 
Il governo di Pechino, principale importatore del petrolio sudanese, ha prontamente risposto alle accuse di Amnesty: secondo il ministro degli esteri cinese, Jiang Yu, le denunce sono infondate. Yu ha ammesso che la Cina esporta armi in Africa, ma ha ribadito che Pechino non sta violando l’ embargo delle Nazioni Unite.
 
Da mesi la comunità internazionale chiede alla Cina di usare la propria influenza perché Khartoum  accetti una forza militare Onu - Unione Africana in Darfur, ma Pechino si è sempre rifiutato di fare pressioni, “per non intromettersi negli affari internazionali sudanesi”. Recentemente però la politica cinese sembra cambiata: Pechino ha chiesto al Sudan di affrontare la comunità internazionale, il governo cinese ha inoltre annunciato che un gruppo di ingegneri faranno parte della forza militare ibrida Onu-Ua che dovrebbe essere dispiegata in Darfur.
 
Dal sito della FATMOascolta l'intervista a Franco Moretti, redattore di Nigrizia, al rientro dal  viaggio in Darfur nel marzo 2007.
 
Gli ultimi articoli sul Darfur su Nigrizia.it :
 
Darfur. Abbandonati? 12 febbraio 2007
L’ombra lunga del Darfur   28 novembre 2006
El Bashir: una vittoria  22 novembre 2006