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La mafia è una tomba, la mafia
uccide. Si conclude così la lettera che i giovani della Comunità Frontiera
hanno scritto al vescovo
Michele Pennisi che nei giorni
scorsi è stato protagonista di un forte grido dallarme contro il fenomeno
mafioso. I ragazzi della comunità dopo aver ringraziato Pennisi per il richiamo
alla conversione, e linvito ad essere continuatori ... (segue)...
La mafia è una tomba, la mafia
uccide. Si conclude così la lettera che i giovani della Comunità Frontiera
hanno scritto al vescovo
Michele Pennisi che nei giorni
scorsi è stato protagonista di un forte grido dallarme contro il fenomeno
mafioso. I ragazzi della comunità dopo aver ringraziato Pennisi per il richiamo
alla conversione, e linvito ad essere continuatori della lotta alla magia, non
solo a parole, ma con i fatti della vita hanno scritto: Conosciamo tutti come
la mafia sia nelleconomia, come intacchi il bene comune sociale
politico-amministrativo e come sia capace di presentarsi con il volto di
agnello ma dentro sono lupi rapaci. Conosciamo continuano i ragazzi della
comunità - i meccanismi non solo di clientelismo, ma anche di scambi di voti, di
creazione ad hoc di associazioni, cooperative ed altre forme di
pseudo-imprenditoria che nascondono i soliti volti, i soliti intrecci, il solito
stile e che invece di creare società civile, sperperano denaro pubblico e creano
sempre più poveri, sempre più schiavi e sudditi, sempre più diseducazione nei
giovani e sfiducia nello Stato. Ed il risultato, per loro, è ottenuto. Tutto ciò
affossa lentusiasmo, fiacca la genialità dei giovani di questa terra, fa
arrendere anche i più temerari: ma noi abbiamo Gesù, nostra forza! E con Lui
faremo cose grandi!. Poi i ragazzi nella lettera al Vescovo prendono il loro
personale impegno: Anche quando la mafia tornerà a bussare alla nostra porta
offrendoci favori, ripeteremo il nostro no! Anche quando lo stile mafioso
continuerà ad ostacolarci e contrastarci, noi ripeteremo il nostro Si a Gesù, il
quale ci chiede di essere sale della terra e luce del mondo! Anche attorno a
noi lo stile mafioso è chiaro: non si distinguono bene le persone che lo
incarnano, perché il camaleontismo è una tattica, ma le conseguenze sono sotto
gli occhi di tutti: povertà, alcool, droga, micro e macro criminalità, pizzo,
incapacità o impossibilità produttiva del territorio, balletti della politica
con rimpasti frequenti che rendono impossibile programmare azioni significative
sul territorio, rapporto con le istituzioni fondato su parentele e conoscenze,
ed altro. Noi concludono i ragazzi - portiamo lo stile cristiano della vita,
capace di annunciare e denunciare, senza voler fare guerre sante o ideologiche,
ma solo perché vogliamo vivere il Vangelo, Buona novella per tutti e
testimoniare Gesù Salvatore del mondo, Colui che ci salva dalla schiavitù del
peccato e della morte e che ci invita ad essere risorti con lui, nei pensieri,
nei sentimenti, nelle opere.
Agostino
Sella
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