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Educare alla fede ed alla testimonianza cristiana
CONVEGNO
DIOCESANO: DOPO VERONA:
LA QUESTIONE ANTROPOLOGICA E
LA SFIDA EDUCATIVA
CONVEGNO ECCLESIALE DIOCESANO 26-28
Settembre 2007
RELAZIONE CONCLUSIVA
EDUCARE ALLA FEDE E ALLA TESTIMONIANZA CRISTIANA
0. Il nostro Convegno, programmato dopo aver sentito
gli organismi diocesani di partecipazione ecclesiale, vuole aiutarci a dare un
contributo alla emergenza educativa che coinvolge tutti.
In questi tre pomeriggi
la nostra Chiesa
diocesana si è riunita in convegno, per avviare lanno pastorale alla luce di
un impegno comune che vede nella questione antropologica e nella sfida
educativa una priorità pastorale.
Le riflessioni di S.E. Mons.
Luigi Negri, Vescovo di San Marino, e il prof. Antonio Bellingreri, ordinario
di Pedagogia Generale dellUniversità di Palermo e dellUniversità Kore di
Enna, si hanno offerto punti stimolanti di riflessione.
1. La
questione delluomo e della verità
Il tema della relazione di
oggi Educare alla fede e alla testimonianza, che si pone in continuità con
il Convegno di Verona e con il discorso di Benedetto XVI al Convegno
pastorale della diocesi di Roma l11 giugno scorso , è un tema che ci riguarda ognuno di noi chiamato a crescere
nelladesione a Gesù Cristo, incontrato allinterno della comunità ecclesiale.
Educare alla fede vuol dire
aiutarci scambievolmente, ad entrare in un rapporto vivo attraverso Gesù Cristo con il Padre.
La Chiesa tempio dello Spirito Santo, è quella
compagnia affidabile nella quale siamo generati ed educati per diventare, in
Cristo, figli ed eredi di Dio.
Limportanza del tema
delleducazione, in riferimento alle sfide e alle prospettive poste dalla
modernità e dal trapasso culturale in atto, è crescente.
Ci dobbiamo chiedere: la
fede cristiana ha un futuro nella nostra società? I nostri giovani potranno
ancora dirsi cristiani?
Ci si dobbiamo interrogare
con fiducia, con sforzo creativo e lungimirante verso quale futuro vogliamo
andare, quale dovrà essere la società di domani ma anche di oggi.
Non ci
può essere un futuro aperto alla speranza se leducazione non sarà rimessa al
centro dellinteresse e delle preoccupazioni delle persone, delle
famiglie, della Chiesa e di tutta la società civile e quindi dello
Stato stesso.
Leducazione, in quanto
trasmissione della cultura di un popolo da una generazione allaltra, consiste
nel rendere partecipi le nuove generazioni di ciò che sta alla radice della
vita comune, vale a dire del senso profondo e ultimo del vivere, così come si
trova inscritto nelle forme di vita personali e sociali della generazione
adulta.(Ruini)
La
Nota della CEI attribuisce un rilievo
particolare alleducare, parlandone con un linguaggio propositivo e
costruttivo, è attenta allesperienza di vita dei destinatari, ne individua il criterio di fondo da
seguire nella centralità della persona
incontrata dentro una tradizione, resa viva dallappartenenza ad una famiglia e
ad una comunità.
La sfida educativa tocca ogni
ambito del vissuto umano e si serve di molteplici strumenti e opportunità, a
cominciare dai mezzi della comunicazione sociale, dalle possibilità offerte
dalla religiosità popolare, dai pellegrinaggi e dal patrimonio artistico.
1. Sfida educativa e questione antropologica a
partire dal Convegno di Verona
Lesperienza dellincontro con Gesù Cristo presuppone una concezione integrale delluomo da
trasmettere di generazione in generazione.
La
sfida educativa è legata alla questione antropologica : non si può educare se
non alla luce di un progetto di persona e di società (Mons. Giuseppe Betori,
1° Incontro nazionale delle aggregazioni laicali e dei soggetti operanti nel
campo delleducazione e della scuola Roma 11-13 maggio 2007).
Su questo versante la Chiesa italiana, nel IV Convegno Ecclesiale nazionale
tenutosi a Verona, ha ritenuto
centrale la questione antropologica e lassunzione della sfida educativa che ne
consegue.
Problemi quali la definizione dellessere umano,
della persona, delle sue relazioni, delle sue aspirazioni profonde, hanno
necessariamente unessenziale dimensione educativa, al punto che il Papa
Benedetto XVI ha definito leducazione una questione fondamentale e decisiva.
Nella Nota pastorale dopo il
IV Convegno Ecclesiale Nazionale Rigenerati per una speranza viva (
1 Pt 1,3): Testimoni del
grande sì di Dio alluomo gli stessi Vescovi italiani abbiamo scritto: Siamo
provocati a recuperare e riproporre lautentica unicità e grandezza della
persona umana, segnata dal peccato ma non irrimediabilmente compromessa nel suo
tendere a orizzonti definitivi di vita, di libertà, di amore e di gioia(n.15).
Limpegno profuso in questa
direzione deve continuare, per contrastare i tentativi volti a ridurre luomo a
semplice prodotto della natura, mortificandone la dignità e la costitutiva
vocazione alla trascendenza nel campo della cultura, delle scienze e della
tecnologia, delletica e del diritto
Il Convegno ecclesiale di
Verona parlando dellemergenza educativa, ha sottolineato la necessità cioè di
riprogettare percorsi, itinerari e metodi formativi che interessino
trasversalmente tutti gli ambiti della vita privata e collettiva con
particolare riferimento ai compiti delle diverse agenzie educative.
Dal Convegno di Verona in tutti gli ambiti è
risuonato in tutti gli ambiti un appello che, , ci spinge ad un rinnovato
protagonismo in questo campo: ci è chiesto un investimento educativo capace di
rinnovare gli itinerari formativi, per renderli più adatti al tempo presente e
più significativi per la vita delle persone, con una nuova attenzione per gli
adulti. La formazione, a partire dalla famiglia, deve essere in grado di dare
significato alle esperienze quotidiane, interpretando la domanda di senso che
alberga nella coscienza di molti. Nello stesso tempo, le persone devono essere
aiutate a leggere la loro esistenza alla luce del Vangelo, così che trovi
risposta il desiderio di quanti chiedono di essere accompagnati a vivere la
fede come cammino di sequela del Signore Gesù, segnato da una relazione
creativa tra la Parola di Dio e la vita di ogni giorno Questo è scritto al n. 17 della Nota
pastorale dellEpiscopato italiano dopo il 4° Convegno ecclesiale Nazionale di
Verona .
Nello stesso documento al n.
15 è detto: La questione antropologica, ,si inserisce nella più ampia
questione della verità, con cui tutti credenti o meno devono confrontarsi. Il diffondersi della
sfiducia verso la capacità dello spirito umano di raggiungere una verità non
puramente soggettiva e provvisoria, bensì oggettiva e impegnativa, genera non
raramente la messa in questione dellesistenza stessa di tale verità, con la
conseguenza di ritenere assurda ogni posizione, a cominciare da quella
cristiana, che indichi la via per guadagnarla e ne prospetti le prerogative e
le esigenze.
È quanto mai necessario,
quindi, saper mostrare lo stretto legame esistente tra verità e libertà e come
la coscienza umana non esca mortificata, ma anzi arricchita, dal confronto con
la verità cui la fede ci fa rivolgere.
La libertà non è mera possibilità di scelta, ma
adesione critica a unipotesi di senso sperimentata a partire dalla propria
esperienza come un valore. Da questo punto di vista lautorità non è più in
conflitto con la libertà, ma è anzi una precondizione di questa in quanto
indica e propone una via da seguire.
La
tradizione non è mai una trasmissione di valori o di nozioni astratte, bensì
una testimonianza, quasi per pressione osmotica da persona a persona, tra un
uomo che stia già sperimentando la pertinenza alla vita di quellipotesi di
senso e un altro uomo che lo segue. E chi può aiutare a crescere (augere) in
questa trasmissione è una reale auctoritas. Il nesso della persona autorevole
dellautorità con colui al quale egli si propone è un rapporto educativo.
Lautorità del testimone non è dunque un fattore estrinseco rispetto a chi lo
segue, ma costituisce il fattore che centra più intimamente con la mia stessa
coscienza, in quanto è richiamo continuo allio ad affrontare tutto alla luce
di quel significato offerto.
2. Lemergenza educativa nel
nostro tempo.
Lopera
educativa incontra oggi, in un clima
dominato dal relativismo nichilista, una serie di difficoltà che coinvolgono la famiglia, la scuola, la Chiesa e ogni altro organismo che si prefigga scopi
educativi.
La nostra è società non
solida ma liquida, non monocentrica ma policentrica, non statica a
dinamica. Viviamo in un villaggio globale con una miriade di aeropaghi e in una megalopoli virtuale dove esiste
una folla solitaria che comunica attraverso i blog e i siti internet che
costituiscono quello che ormai viene definito il sesto potere. Un attento
discernimento sui valori autenticamente umani e cristiani della società di oggi
costringe a concludere che in realtà stiamo sperimentando da alcuni
decenni quella che dal card. Caffarra è
stata definita una vera catastrofe educativa, senza più punti di riferimento
inequivocabili, che mette tutti in crisi esistenziale e di identità.
La inquieta stagione della
tarda modernità in cui viviamo vede
leducazione in una situazione di accentuata problematicità.
Le istituzioni educative diventano un affollato crocevia, in cui si incontrano e
si scontrano concezioni e prospettive diverse, dove i compiti educativi
stentano ad assumere profilo convincente per tutti e dove non sono valorizzati
adeguatamente i patrimoni etici e religiosi provenienti dalla tradizione.
Il nostro tempo daltra
parte registra una serie di attenzioni al problema educativo
con una serie di discipline che ci occupano di esso e con lampliamento dei
limti cronologici e spaziali. Si parla di educazione permanente,
scolarizzazione diffusa, specializzazioni sempre più articolate.
In una società che non è più
caratterizzata dal riconoscimento di valori comuni, si attenuta la capacità
educativa della famiglia e la scuola è ridotta a punto confuso di incontro e di scontro di
pluralismi dispersi e di anonimato culturale.
Di fronte al politeismo dei
valori, la mentalità corrente limita la linea di confine alla tolleranza. Di
fatto, questa è ben lontana dal rispetto per laltro e per le sue legittime
scelte; genera, piuttosto, disimpegno e qualunquismo culturale e diventa
terreno di coltura di pretese libertà, che mortificano luomo e
la vita. Fino a
rovesciarsi, inesorabilmente, nel suo contrario: ...lindividuo completamente
tollerante è ipso facto un individuo per il quale nulla è vero, e in ultima
analisi, forse, un individuo che non è nulla. È questo il terreno da cui
spuntano i fanatici (P.L. BERGER, Una gloria remota, Bologna 1994, 73).
In questa società, gli
uomini si associano necessariamente soltanto in quanto portatori di bisogni, in
quanto produttori e consumatori.
Con acuta espressione, un
sociologo italiano presenta la fisionomia del giovane doggi (quelli, almeno
e sono legione che abitano luniverso dei suoni e delle immagini) come homo
sentiens e la tipizza come segue:
«LHomo sentiens non legge o legge poco e male,
interrompendo la lettura ad ogni pretesto, divagando. Leggere è unoperazione
troppo intellettuale, troppo cartesiana per il suo gusto. Esige un minimo di
concentrazione sulla pagina. Una parola dopo laltra, una riga dietro laltra.
Che noia. Non regge. Proprio non ce la fa... È una costruzione troppo elaborata
per lHomo sentiens, che è portato a immaginare,
non a sillogizzare. Non ha orecchio né per i pronomi
relativi né per i verbi al congiuntivo. Ignora, naturalmente, la consecutio
temporum. Non legge, ma vede e ascolta. Non ragiona, intuisce. La sintesi di
unimmagine lattrae con le sue contrazioni fulminanti mentre è debole
nellanalisi. Lannoia. Gli editori, su scala mondiale, si vanno prontamente
adeguando e sfornano tonnellate di libri in cassetta.
LHomo sentiens vive in
gruppo. Aspetta dallesterno, dal gruppo dei pari i segnali per comportarsi,
agire e reagire. Possiede certamente una sua identità, ma questa si profila
appannata. È una identità mobile e labile...» (F. FERRAROTTI, Homo sentiens,
Napoli 1995, 115.).
Tutto ciò che completa la
vita umana cultura, religione, tradizione, nazione, morale è escluso dai
rapporti sociali e lasciato alla libertà individuale di ciascuno. In questo
quadro, la religione, non ha più a che vedere con le finalità principali della
società, e viene estromessa dalla progettualità educativa.
Spesso l'educazione finisce
per essere solo "istruzioni per l'uso", come usare della vita, senza
farsi troppo male, come se bastasse questo per essere felici. Si danno ai giovani delle ricette per farsi
male il meno possibile: fai sesso come e quanto ti pare, ma usa il
preservativo; rincretinisci quanto vuoi in una discoteca, ma prima di prendere
la macchina aspetta un attimo, così non vai a sbattere; non bere troppo, che ti
fa male; è meglio se non ti fai, perché la droga ti spegne, ma se proprio ti
devi fare, almeno usa una siringa nuova, e via dicendo
Se prima si poteva parlare
di gioventù bruciata da tante esperienze più o meno ideologiche oggi mi
sembra che tanti giovani siano spenti , senza radici, senza capacità di porre
domande radicali, senza slancio, senza impegno, disorientati,
qualunquisti, robot specializzati
nelluso del computer , del telefonino e dei videogiochi , ma incapaci di porsi
domande sul perché di quello che fanno e di quello che sono.
Questa situazione della
tarda modernità lancia alle comunità cristiane una sfida e rappresenta anche
una occasione storica.
Ha detto Benedetto XVI nel discorso del giugno scorso alla Chiesa di
Roma:
Lesperienza
quotidiana ci dice e lo sappiamo tutti - che educare alla fede proprio oggi
non è unimpresa facile. Oggi, in realtà, ogni opera di educazione sembra
diventare sempre più ardua e precaria. Si parla perciò di una grande emergenza educativa, della
crescente difficoltà che sincontra nel trasmettere alle nuove generazioni i
valori-base dellesistenza e di un retto comportamento.
(
)Possiamo
aggiungere che si tratta di unemergenza inevitabile: in una società e in una
cultura che troppo spesso fanno del relativismo il proprio credo - il
relativismo è diventato una sorta di dogma -, in una simile società viene a
mancare la luce della verità, anzi si considera
pericoloso parlare di verità, lo si considera autoritario, e si finisce per
dubitare della bontà della vita è bene essere uomo? è bene vivere? - e della
validità dei rapporti e degli impegni che costituiscono la vita.
Come sarebbe possibile, allora, proporre ai più giovani e trasmettere
di generazione in generazione qualcosa di valido e di certo, delle regole di
vita, un autentico significato e convincenti obiettivi per lumana esistenza,
sia come persone sia come comunità?
Perciò leducazione tende ampiamente a ridursi alla trasmissione di
determinate abilità, o capacità di fare, mentre si cerca di appagare il
desiderio di felicità delle nuove generazioni colmandole di oggetti di consumo
e di gratificazioni effimere.
Così sia i genitori sia gli insegnanti sono facilmente tentati di
abdicare ai propri compiti educativi e di non comprendere nemmeno più quale sia
il loro ruolo, o meglio la missione ad essi affidata. Ma proprio così non
offriamo ai giovani, alle nuove generazioni, quanto è nostro compito
trasmettere loro. Noi siamo debitori nei loro confronti anche dei veri valori
che danno fondamento alla vita.
3.
La Chiesa Madre e Maestra come comunità educante
Di fronte a questa
situazione la Chiesa è chiamata a riscoprire il suo ruolo di
Madre e di maestra e
quindi di comunità educante che riscopra la sua capacità educativa soprattutto
nei confronti delle nuove generazioni. La Chiesa in tutte le sue articolazioni,
quali la famiglia, la parrocchia, i gruppi, i movimenti, le associazioni, deve
aiutare i giovani ad accompagnarli quotidianamente nell'esperienza dellincontro e della sequela di Cristo come
sola risposta alla domanda di senso.
Questo richiede che ci siano persone che
hanno una cultura nata dalla fede e proprio per questo sono capaci di educare e
di portare i giovani e gli adulti a un confronto critico e sistematico con le
altre culture.
Il
santo Padre Benedetto XVI nel discorso alla diocesi di Roma dice:
Cresce perciò, da
più parti, la domanda di uneducazione autentica e la riscoperta del bisogno di
educatori che siano davvero tali. Lo chiedono i genitori, preoccupati e spesso
angosciati per il futuro dei propri figli, lo chiedono tanti insegnanti che
vivono la triste esperienza del degrado delle loro scuole, lo chiede la società
nel suo complesso, in Italia come in molte altre nazioni, perché vede messe in
dubbio dalla crisi delleducazione le basi stesse della convivenza. In un
simile contesto limpegno della Chiesa per educare alla fede, alla sequela e
alla testimonianza del Signore Gesù assume più che mai anche il valore di un
contributo per far uscire la società in cui viviamo dalla crisi educativa che
la affligge, mettendo un argine alla sfiducia e a quello strano odio di sé
che sembra diventato una caratteristica della nostra civiltà.
Tutto questo non diminuisce però le difficoltà che
incontriamo nel condurre i fanciulli, gli adolescenti e i giovani ad incontrare
Gesù Cristo e a stabilire con Lui un rapporto duraturo e profondo. Eppure
proprio questa è la sfida decisiva per il futuro della fede, della Chiesa e del
cristianesimo ed è quindi una priorità essenziale del nostro lavoro pastorale:
avvicinare a Cristo e al Padre la nuova generazione, che vive in un mondo per
gran parte lontano da Dio.
Di fronte a questa sfida il santo padre da alcune
indicazioni di metodo.
Innanzitutto sottolinea
che dobbiamo
sempre essere consapevoli che una simile opera non può essere realizzata con le
nostre forze, ma soltanto con la potenza dello Spirito. Sono necessarie la luce
e la grazia che vengono da Dio e agiscono nellintimo dei cuori e delle
coscienze. Per leducazione e formazione cristiana, dunque, è decisiva
anzitutto la preghiera e la nostra
amicizia personale con Gesù: solo chi conosce e ama Gesù Cristo può
introdurre i fratelli in un rapporto vitale con Lui. Perciò le nostre comunità
potranno lavorare con frutto ed educare alla fede e alla sequela di Cristo
essendo esse stesse autentiche scuole di preghiera (cfr Lett. ap. Novo
millennio ineunte, 33), nelle quali si vive il primato di Dio.
La seconda indicazione è la condivizione, lempatia animata dalla carità.
Leducazione
cristiana, leducazione cioè a plasmare la propria vita secondo il modello del
Dio che è amore (cfr 1Gv 4,8.16), ha bisogno di quella vicinanza che è propria dellamore. Soprattutto oggi, quando
lisolamento e la solitudine sono una condizione diffusa, alla quale non
pongono un reale rimedio il rumore e il conformismo di gruppo, diventa decisivo
laccompagnamento personale, che dà a chi cresce la certezza di essere amato,
compreso ed accolto. In concreto, questo accompagnamento deve far toccare con
mano che la nostra fede non è qualcosa del passato, che essa può essere vissuta
oggi e che vivendola troviamo realmente il nostro bene. Così i ragazzi e i
giovani possono essere aiutati a liberarsi da pregiudizi diffusi e possono
rendersi conto che il modo di vivere cristiano è realizzabile e ragionevole,
anzi, di gran lunga il più ragionevole. Lintera comunità cristiana, nelle sue
molteplici articolazioni e componenti, è chiamata in causa dal grande compito
di condurre le nuove generazioni
allincontro con Cristo: su questo terreno, pertanto, deve esprimersi e
manifestarsi con particolare evidenza la nostra comunione con il Signore e tra
noi, la nostra disponibilità e prontezza a lavorare insieme, a fare rete, a
realizzare con animo aperto e sincero ogni utile sinergia, cominciando dal
contributo prezioso di quelle donne e di quegli uomini che hanno consacrato la
propria vita alladorazione di Dio e allintercessione per i fratelli
In un simile contesto limpegno della Chiesa per educare ad
una fede consapevole e libera e alla
testimonianza coraggiosa del Signore
Gesù assume un valore importante per
far uscire la nostra società dalla crisi
educativa che la affligge.
Bisogna allora impostare una pastorale
delleducazione passando dai valori
teologici alla prassi quotidiana che diventi pedagogia pastorale.
Benedetto XVI
dice che bisogna sviluppare la
pastorale dellintelligenza che implica una testimonianza cristiana credibile:
Il lavoro
educativo passa attraverso la libertà, ma ha anche bisogno di autorevolezza.
Perciò, specialmente quando si tratta di educare alla fede, è centrale la
figura del testimone e il ruolo della testimonianza. Il testimone di Cristo non
trasmette semplicemente informazioni, ma è coinvolto personalmente con la
verità che propone e attraverso la coerenza della propria vita diventa
attendibile punto di riferimento. Egli non rimanda però a se stesso, ma a
Qualcuno che è infinitamente più grande di lui, di cui si è fidato ed ha
sperimentato laffidabile bontà. Lautentico educatore cristiano è dunque un
testimone che trova il proprio modello in Gesù Cristo, il testimone del Padre
che non diceva nulla da se stesso, ma parlava così come il Padre gli aveva insegnato
(cfr Gv 8,28). Questo rapporto con Cristo e con il Padre è per ciascuno di noi,
cari fratelli e sorelle, la condizione fondamentale per essere efficaci
educatori alla fede.
(
) La testimonianza
attiva da rendere a Cristo non riguarda dunque soltanto i sacerdoti, le
religiose, i laici che hanno nelle nostre comunità compiti di formatori, ma gli
stessi ragazzi e giovani e tutti coloro che vengono educati alla fede. La
consapevolezza di essere chiamati a diventare testimoni di Cristo non è
pertanto qualcosa che si aggiunge dopo, una conseguenza in qualche modo esterna
alla formazione cristiana, come purtroppo spesso si è pensato e anche oggi si
continua a pensare, ma al contrario è una dimensione intrinseca ed essenziale
delleducazione alla fede e alla sequela, così come la Chiesa è missionaria per
sua stessa natura (cfr Ad gentes, 2). Fin dallinizio della formazione dei
fanciulli, per arrivare, con un cammino progressivo, alla formazione permanente
dei cristiani adulti, bisogna quindi che mettano radici nellanimo dei credenti
la volontà e la convinzione di essere partecipi della vocazione missionaria
della Chiesa, in tutte le situazioni e circostanze della propria vita: non
possiamo infatti tenere per noi la gioia della fede, dobbiamo diffonderla e trasmetterla,
e così rafforzarla anche nel nostro cuore. Se la fede realmente diviene gioia
di aver trovato la verità e lamore, è inevitabile provare desiderio di
trasmetterla, di comunicarla agli altri. Passa di qui, in larga misura, quella
nuova evangelizzazione a cui il nostro amato Papa
Giovanni Paolo II ci
ha chiamati. .
Continua i Papa Benedetto XVI :Come ho detto al Convegno ecclesiale di
Verona, uneducazione vera ha bisogno di risvegliare il coraggio delle
decisioni definitive, che oggi vengono considerate un vincolo che mortifica la
nostra libertà, ma in realtà sono indispensabili per crescere e raggiungere
qualcosa di grande nella vita, in particolare per far maturare lamore in tutta
la sua bellezza: quindi per dare consistenza e significato alla stessa libertà
(Discorso del 19 ottobre 2006). Quando avvertono di essere rispettati e presi
sul serio nella loro libertà, gli adolescenti e i giovani, pur con la loro
incostanza e fragilità, non sono affatto indisponibili a lasciarsi interpellare
da proposte esigenti: anzi, si sentono attratti e spesso affascinati da esse.
Vogliono anche mostrare la loro generosità nella dedizione ai grandi valori che
sono perenni e costituiscono il fondamento della vita.
Occorre maggiore attenzione
e protagonismo da parte della chiesa nel campo delleducazione.
La Chiesa deve rinnovare gli
interessi formativi non solo per le fasce adolescenziali ma anche insistere
nella formazione delle famiglie
I Vescovi al n. 17 della Nota nellindividuare i
soggetti della sfida educativa , dicono che Limpegno educativo della Chiesa
italiana è ampio e multiforme: si avvale della crescente responsabilità di
molte famiglie, della vasta rete delle parrocchie, dellazione preziosa degli
istituti religiosi e delle aggregazioni ecclesiali, dellopera qualificata
delle scuole cattoliche e delle altre istituzioni educative e culturali,
dellimpegno profuso nella scuola dagli insegnanti di religione cattolica.
(
)Il tempo presente è
straordinariamente favorevole a nuovi cammini di fede, che esprimano la
ricchezza dellazione dello Spirito e la possibilità di percorsi di santità.
Tutto questo però potrà realizzarsi solo se le comunità cristiane sapranno
accompagnare le persone, non accontentandosi di rivolgersi solo ai ragazzi e ai
giovani, ma proponendosi più decisamente anche al mondo adulto, valorizzando
nel dialogo la maturità, lesperienza e la cultura di questa generazione. (
)
Per rendere maggiormente
efficace questa azione, non va sottovalutata limportanza di un migliore
coordinamento dei soggetti educativi ecclesiali, le cui originalità potrebbero
trovare un luogo di collegamento e valorizzazione in un forum nazionale delle
realtà educative.
4 Leducazione negli ambiti della
vita quotidiana
Il compito educativo
interessa in modo trasversale i vari
ambiti dellesperienza umana: dallaffettività alla cittadinanza, dalla
catechesi alla scuola, dal lavoro e dal tempo libero ai mezzi della
comunicazione di massa.
Al n. 12
della Nota della Cei si dice che Il linguaggio della testimonianza è quello
della vita quotidiana. Nelle esperienze ordinarie tutti possiamo trovare lalfabeto con cui comporre parole che dicano
lamore infinito di Dio.
Abbiamo declinato pertanto
la testimonianza della Chiesa secondo gli ambiti fondamentali dellesistenza
umana. È così emerso il volto di una comunità che vuol essere sempre più
capacedi intense relazioni umane, costruita intorno alla domenica, forte delle
sue membra in apparenza più deboli, luogo di dialogo e dincontro per le
diverse generazioni, spazio in cui tutti hanno cittadinanza.
La scelta della vita come luogo di ascolto, di
condivisione, di annuncio, di carità e di
servizio costituisce un segnale incisivo in una
stagione attratta dalle esperienze virtuali e propensa a privilegiare le
emozioni sui legami interpersonali stabili.
Ne scaturisce un prezioso
esercizio di progettualità, che desideriamo continui e si approfondisca
ulteriormente. Si tratta di cinque concreti aspetti del sì di Dio alluomo,
del significato che il Vangelo indica per ogni momento dellesistenza: nella
sua costitutiva dimensione affettiva, nel rapporto con il tempo del lavoro e
della festa, nellesperienza della fragilità, nel cammino della tradizione,
nella responsabilità e nella fraternità sociale.
Nel Convegno di questanno abbiamo scelto
cinque ambiti su cui ieri hanno lavorato i per i gruppi di lavoro , che
cercherò di sintetizzare inserendo le analisi e le proposte nel contesto più
vasto degli orientamenti pastorali
dellEpiscopato Italiano nel documento
Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia.
4.1 . A
proposito delleducazione
allaffettività la Nota della CEI dopo Loreto dice che Comunicare il Vangelo dellamore nella e
attraverso lesperienza umana degli affetti chiede di mostrare il volto materno
della Chiesa, accompagnando la vita delle persone con una proposta che sappia
presentare e motivare la bellezza dellinsegnamento evangelico sullamore,
reagendo al diffuso analfabetismo affettivo con percorsi formativi adeguati e
una vita familiare ed ecclesiale fondata su relazioni profonde e curate.
La famiglia rappresenta il luogo fondamentale
e privilegiato dellesperienza affettiva. Di conseguenza, deve essere anche il
soggetto centrale della vita ecclesiale, grembo vitale di educazione alla fede
e cellula fondante e ineguagliabile della vita sociale.
Ciò richiede unattenzione
pastorale privilegiata per la sua formazione umana e spirituale, insieme al
rispetto dei suoi tempi e delle sue esigenze. Siamo chiamati a rendere le
comunità cristiane maggiormente capaci di curare le ferite dei figli più
deboli, dei diversamente abili, delle famiglie disgregate e di quelle
forzatamente
separate a causa dellemigrazione, prendendoci cura
con tenerezza di ogni fragilità e nel contempo orientando su vie sicure i passi
delluomo. Peraltro, la dimensione degli affetti non è esclusiva della famiglia
e del cammino che a essa conduce; gli affetti innervano di sé ogni condizione
umana e danno sapore amicale e spirituale a ogni relazione ecclesiale e
sociale.
Il primo gruppo di lavoro si è occupato delleducazione alla maturità
relazionale e affettiva.
E stato premesso che dai principi pedagogici alla
prassi educativa emerge una distanza che rende difficile il lavoro
delleducatore sia a livello familiare che a livello parrocchiale. La finalità
perseguita allinterno del laboratorio dellambito affettività è stata quella
di affinare un sentire educativo cristianamente orientato. I partecipanti sono
stati stimolati a riflettere sulla normalità ferita dei giovani di oggi,
sulle difficoltà di vivere esperienze affettive e relazionali autentiche e sane. Laffettività ferita
sollecita la comprensione e lascolto di bisogni non facilmente decodificabili
e la ricerca di forme di accostamento ai
giovani fondati sullincontro e sullascolto.
Rispetto alle linee guide da
seguire per lattività di laboratorio il
gruppo :
Sono emerse delle difficoltà
comuni:
· essere incapaci ad ascoltare il silenzio dei ragazzi ed andare oltre
lincomunicabilità che rappresenta la prima forma di accostamento del giovane
alladulto;
· chiusura dei giovani che non cercano laiuto degli adulti;
· rifiuto dei giovani ad accogliere le eventuali proposte di aiuto.
Emerge altresì:
· il bisogno degli educatori di conoscere strumenti pedagogici che facilitano
la costruzione di rapporti educativi attraenti sotto il profilo della
testimonianza alla vita cristiana;
· il bisogno di una ricerca pedagogica da realizzare nella comunità
ecclesiale e parrocchiale trasversale ai diversi attori e ai gruppi di impegno;
· il bisogno di rendere la
parrocchia un luogo di incontro dove, piuttosto che continuare ad adottare la pedagogia del no,
dellerrore, del divieto, possano essere adottata una pedagogia del permesso
.
· il bisogno nei sacerdoti ad agire comunitariamente accanto ai laici
visto lelevato carico numerico ed emotivo dei giovani che gravitano nelle
parrocchie che richiedono attenzione e tempo;
· la solitudine nei giovani e nei bambini a causa della mancanza di cure
genitoriali che spesso sono demandate ad altri;
· nei genitori lesigenza di una genitorialità competente e il desiderio
di svolgere con naturalezza il proprio mandato educativo caratterizzato dalle
difficoltà dovute al gap generazionale. La visione presentata dai mass media
di genitori ideali e perfetti e contesti matrimoniali senza difficoltà
risulta fuorviante sia per i figli che per gli stessi coniugi.
Per educare alla maturità relazionale e affettiva i giovani bisogna
condurli alla ricerca di percorsi con chiari obiettivi. Dentro la Chiesa significa
condurre i giovani ad avere un progetto di vita, ad essere maturi in senso
cristiano aperto alla vita, alle relazioni, alla consapevolezza di sé,
autentici nel rapporto con gli altri, disponibili al servizio. Un cristiano è
un uomo maturo affettivamente. Ecco perché gli obiettivi principali in
parrocchia non devono perdere di vista prima di tutto la crescita nella fede.
Riguardo alle proposte,
suggerimenti, impegni, itinerari, in riferimento a famiglia, scuola, chiesa :
E necessario ed auspicabile:
· Elaborare tra gli educatori una strategia caratterizzata da abilità
comunicative capaci di dare senso alle
nuove forme di linguaggio giovanile;
· Uscire dalle nostre parrocchie, oratori, ecc, per incontrare i giovani
nei loro luoghi spontanei di aggregazione;
· Accettare che i giovani si pongano in antitesi rispetto alla proposta
della Chiesa perché da questa antitesi possa nascere una prima forma di dialogo
e di reciproca definizione;
· adottare una strategia caratterizzata non dai divieti, ma dai permessi
di vita, capaci di attirare i giovani e di condurli verso una vita
autenticamente fondata sullesempio di Cristo;
· proporre scuole per i genitori tali da garantire la formazione
permanente degli adulti. Il bisogno formativo del mondo adulto (religiosi compresi)
può essere soddisfatto attraverso percorsi di formazione specifica alla
genitorialità, al cammino di ricerca vocazionale, al cammino di preparazione
alla vita di coppia e alla famiglia, al cammino di educazione
socio-affettiva-sessuale; alluso corretto delle nuove tecnologie
(internet...);
· proporre percorsi anche per genitori e coniugi che provengono da famiglie disgregate, separate, divise;
· richiedere a tutti gli educatori un impegno ad agire secondo uno stile
amorevole ed una alta congruenza di atteggiamenti personali e professionale.
· promuovere la crescita di educatori significativi ed empatici garantita
da percorsi ed itinerari opportunamente progettati;
· attivare la formazione degli educatori basata sulla pedagogia del
servizio. Farsi piccoli con i piccoli, è una proposta attuale e vincente
nellapproccio con i ragazzi;
· diffondere negli ambienti educativi sussidi formativi e informativi
curati da professionisti del settore;
· stimolare in ogni educatore a comprendere che il processo di crescita e
autoformazione è in continuo divenire e quindi a sapersi mettere in discussione
ed essere disponibile al cambiamento non identificandosi mai con il ruolo
assunto.
4.2. Il
secondo gruppo di lavoro si è occupato del tema educare alla cittadinanza attiva
e solidale
Considerazioni generali
Al centro, è stata posta la
cosiddetta Questione antropologica che in sé implica anche non solo una riflessione aggiornata sul nostro essere Chiesa, ma anche la nuova Questione
sociale.
Lintreccio fra Chiesa e
Società, è stato costante e senza nette
linee di demarcazione il che ha lasciato intravedere un principio di unità e di
totalità della persona lasciando sperare nel superamento della nota piaga della
separatezza tra fede e vita.
Tutto questo, andrà incoraggiato
e perseguito con iniziative opportune e innovative provenienti da un nostro
Progetto culturale diocesano capace di mettere insieme tutte le risorse
esistenti, per una pastorale globale e integrata attraverso la griglia dei
cinque ambiti individuati in unottica di collaborazione, di condivisione
diffusa e di vera corresponsabilità.
Si è messa in evidenza lurgenza di ripensare
il nostro essere Chiesa, di una riconversione aperta a tutte le sensibilità per
esprimere una reale capacità di dialogo con tutti ad intra e ad extra di essa
superando le comode barriere dellautoreferenzialità e di forme di gestione
della pastoralità accentratrici e talvolta escludenti anziché includenti. Cose
che lanalisi spontanea che è emersa ha anche evidenziato come contrarie allo
spirito di costante rinnovamento e di comunione ecclesiale diffusa.
La prima cittadinanza da conseguire per
esprimere scelte educative illuminate sembra essere quella relativa al nostro
vivere la Chiesa in tutte le sue dimensioni: parrocchiale, cittadina e
diocesana.
Solo una fraternità effettiva, sperimentata ad
intra, può essere riproposta nelle tante occasioni che la vita sociale offre
sia nel pubblico che nel privato. Senza questa prima scuola di umanità, rivolta
a tutti ma soprattutto ai nostri giovani, ogni sfida è per noi perdente: non
avremmo da offrire il nostro specifico che è appunto lunità, la fraternità, la
comunione.
Poi, ma accanto a tutto
questo, occorrono anche le competenze e queste vanno scoperte, suscitate,
valorizzate e finalizzate a progetti e programmi pastorali allinterno di
luoghi comuni di discernimento personale e comunitario.
Valido esempio di quanto si
afferma, in ordine alle competenze, ne è il contributo consegnato da
Vincenzo Di Natale su
Government e Governance che è stato allegato integralmente alla relazione.
Il gruppo di lavoro sulla
Cittadinanza attiva e solidale, ha voluto, elencare, anche con molte e
interessanti testimonianze ed esperienze, le possibili definizioni che sono
inerenti con il concetto stesso di cittadinanza attiva.
Tra i termini quelli particolarmente rilevanti sono:
RESPONSABILITÀ, CONFRONTO, DIALOGO nella
formazione alla cittadinanza socio politica e culturale. Riflessione sul fatto
che tali elementi, seppure prioritari, sono gli stessi che spesso risultano
carenti nella società civile;
PLURALITÀ come contenuto della cittadinanza;
IDENTITÀ, SOLIDARIETÀ e STIMA, parole che assumono un senso che va oltre il
concetto di semplice tolleranza;
PARTECIPAZIONE, DEMOCRATICITÀ, per sottolineare
lattualità della cittadinanza;
COOPERAZIONE, CONDIVISIONE, APPARTENENZA, nel
senso di appartenere alla propria città, differenza che contraddice
lapparenza;
TESSUTO: il lavoro di rete come un tessuto da
tessere, con tutta la lentezza e la fatica del suo costituirsi che dà ad esso
ancora più valore!
Alcuni approcci per una educazione mirante alla
cittadinanza attiva e solidale
In una società complessa e sempre in evoluzione è
necessario parlare, a questo punto, di una governance della educazione per
fornire ai discenti gli strumenti per affrontare queste complessità. Ma il
primo strumento è la persona stessa.
Sta maturando nella nostra società la richiesta di
educazione e si comincia a comprendere che una risposta adeguata non è
collegata agli obbiettivi dellapprendimento delle conoscenze, ma riguarda il
senso stesso e la finalità delleducazione. Per dare consistenza progettuale a
questa diffusa consapevolezza è indispensabile evidenziare il punto centrale:
imparare ad essere è il compito essenziale delleducazione. Tale compito
rimanda alla questione fondamentale, che è di natura antropologica. Loggetto e
il soggetto delleducazione è luomo e leducazione deve tendere a rendere
luomo più uomo. Leducazione si configura come un itinerario di crescita che
porta lessere umano ad essere e diventare persona, quindi essenzialmente più
se stesso, vivendo tutte le relazioni conformemente alla sua vera natura.
In questo senso leducazione mira a formare
persone nella loro globalità, capaci di vivere dignitosamente, di relazionarsi,
di collocarsi da soggetti liberi e responsabili nella società. I giovani devono
essere in grado di aprirsi progressivamente alla realtà e di formarsi a una
sana e robusta concezione di vita. Lemergenza educativa nasce dal fatto che,
nel contesto culturale post-moderno, la definizione delluomo come persona (e
non solo come soggetto), fine, valore, libertà, interiorità, amore,
qualitativamente e ontologicamente diverso dalla restante concatenazione naturale
e animale, aperto agli altri e a Dio, sembra non avere la capacità di attrarre,
di richiamare la coscienza dei singoli e della società in modo consapevole e,
soprattutto, di essere il punto di partenza per le conseguenti mediazioni
scientifiche, normative, educative, sul piano personale, sociale,
istituzionale.
Inoltre, è importante rilevare che, quando si
parla di cittadinanza attiva, non si può non parlare di cittadinanza europea,
in quanto costruzione di una governance mondiale che mette al centro luomo e
il rispetto dei criteri di giustizia sociale per la costruzione della pace. Non
si può non citare il Trattato costituzionale che parla di diritti umani come
elementi fondativi di uneducazione alla cittadinanza.
Tale assunto include due livelli che devono essere
rispettati, soprattutto allinterno della scuola e dal mondo dellistruzione e
della formazione generalmente inteso:
la conoscenza, il sapere, la cosiddetta educazione
civica, che è conoscenza dellEuropa, delle sue Istituzioni e dei suoi spazi di
partecipazione, della possibilità di poter partecipare;
lazione successiva, lazione civica,
rappresentata da tutte le realtà associative che operano nel mondo
delleducazione e del volontariato.
Una scuola che educa deve
far conoscere le strutture e gli spazi di partecipazione europei, ma allo
stesso tempo aprire le scuole al mondo dellassociazionismo per far conoscere
ai giovani lesistenza di questo movimento molto attivo che si muove ed opera.
Tale consapevolezza darebbe sicuramente un valore diverso allagire di ognuno,
che non si sentirebbe quindi più solo, ma parte di un processo e di una
relazione volti allattenzione anche dellaltro.
Oltre allaspetto europeo, acquista certamente
importanza anche il contesto locale, il territorio a noi più vicino. Si avverte
oggi la necessità di dare più spazio ai giovani nella cittadinanza locale, in
quanto il gap tra la classe giovanile e quella dirigente cresce sempre di più.
Bisogna prendere coscienza, inoltre, dellesistenza di un mondo giovanile
attivo e propositivo, valorizzarlo e dargli voce.
P r o p o s t e:
1. Costituzione di Laboratori permanenti di formazione culturale a supporto della
maturazione di tutta la persona sul piano umano e spirituale, morale e sociale,
comunitario e professionale;
2. Insegnare e diffondere la dottrina sociale della
Chiesa, dai primi elementi della catechesi di base sino ai gradi più alti della
formazione;
3. Itinerari di formazione politica economica,
scientifica, artistica e tecnica sulla base della dottrina sociale cattolica,
sapendo che la politica è lesercizio più elevato della carità, un atto di
carità del prossimo come lo definì Pio XI secondo ideali superiori,
trascendenti, ispirati dal Vangelo. Se questo senso del divino manca, tutto si
deturpa: la politica diventa mezzo di arricchimento, leconomia arriva al furto
e alla truffa, la scienza si applica ai
forni di Dachau, la filosofia al materialismo ed al marxismo; larte decade nel
meretricio (Messaggio al Circolo di Cultura Luigi Sturzo 1966);
4. Puntare alla formazione di una classe dirigente e
di operatori con una cultura basata sulla dottrina sociale cattolica, con una
seria formazione economica e giuridica e con una conoscenza della macchina
amministrativa dello Stato e della sua burocrazia;
5. Educare a sentimenti di fraternità. In democrazia
il problema delleducazione è fondamentale per avere élite tratte da ogni
classe e categoria, aperte a tutti, sempre rinnovate e portatrici di
rinnovamenti;
6. La marginalità diventa la provocazione più
immediata per i cristiani impegnati nella carità come scelta fondamentale del
proprio agire. Allora lattenzione agli ultimi per arrivare a tutti
globalizzando la solidarietà con progetti di ampio respiro sul piano cittadino
e diocesano nel superamento della spicciola azione caritativa parrocchiale, non
escludendola tuttavia, per promuovere e organizzare la carità sociale
attraverso le varie forme di partecipazione alla vita sociale e politica.
7. Visto laccrescimento della presenza di immigrati
nei nostri territori creare luoghi
provvidenziali di raccordo tra lOriente e lOccidente e dincontro tra civiltà
diverse a sfondo interreligioso. Dallincontro tra le culture nasce il seme di
unumanità riconciliata diceva
Giovanni Paolo II;
8. Promuovere e dare impulso a tutte le iniziative
economiche del settore non profit, delle aziende di economia di comunione e
di economia relazionale e a tutte le iniziative finanziarie a sostegno di
nuove imprenditorialità a vocazione solidale.
9. Unanimemente, meno ritualità estranea alla vita
da parte dei sacerdoti per avere più tempo di formare le persone nel rispetto
della loro profonda vocazione ad essere nel mondo ma non del mondo, uomini
integrali e meno clericali di quanto siano quelli che si ritengono
impegnati.
4,3 Per quanto riguarda il compito educativo
della scuola bisogna osservare che:
Leducazione è da sempre uno
dei grandi campi di azione della missione salvifica della Chiesa; lo è,
specificamente, in quella situazione caratteristica che è la scuola pur nel
rispetto della sua sana laicità. Si è
messo in evidenza come purtoppo la scuola statale oggi non sempre garantisce una prospettiva dentro un orizzonte
di senso umano compiuto.
In una scuola pubblica fondata sullautonomia
e sullapertura al territorio non è accettabile la tesi che considera la scuola
mondo separato ed estraneo alla missione propria della comunità cristiana. La
pastorale della scuola è dunque servizio alla salvezza delluomo; i cristiani
rendono testimonianza esplicita a Cristo nella vita della scuola, mostrando come
la fede in Lui arricchisce la vita delluomo in tutte le sue manifestazioni
positive e la riscatta dai decadimenti che la insidiano, rendendola
autenticamente umana.
Per una autentica opera
educativa nella scuola si tratta di finalizzare la formazione personale, la
responsabilità professionale, l impegno culturale e sociale degli insegnanti con lattenzione rivolta al bene e agli
interessi reali degli studenti.
Leducazione non può ridursi
riduce a un insieme di procedure e di tecniche, ma si qualifica anzitutto come
trasmissione testimoniale e argomentata di valori, entro il quadro di una
elaborazione pedagogica umanistica.
Nel
Convegno della Diocesi di Roma Benedetto XVI ha affermato:
Anche le scuole statali, secondo forme e modi
diversi, possono essere sostenute nel loro compito educativo dalla presenza di
insegnanti credenti in primo luogo, ma non esclusivamente, i docenti di
religione cattolica e di alunni cristianamente formati, oltre che dalla
collaborazione di tante famiglie e della stessa comunità cristiana. La sana
laicità della scuola, come delle altre istituzioni dello Stato, non implica
infatti una chiusura alla Trascendenza e una falsa neutralità rispetto a quei
valori morali che sono alla base di unautentica formazione della persona..
Il
prevalere in base ad una discutibile
idea della laicità della visione di pretesa neutralità della scuola , conduce
di fatto a forme di socializzazione manipolatrice ad opera delle agenzie
prevalenti sul piano emotivo-simbolico, con la conseguente creazione di
personalità fragili e instabili.
Una corretta prospettiva
pedagogica, al contrario, non si accontenta di una impostazione strumentale,
ristretta entro il perimetro della ricerca dei mezzi; essa è chiamata a
spaziare nel territorio più decisivo dei fini: non si occupa solo del come,
ma anche delperché; evadendo di fatto dalle strettoie che ne contrabbandano
la
scientificità al prezzo di una presunta neutralità
culturale e di una illusoria oggettività scientifica.
Dal gruppo di lavoro sono emerse le seguenti proposte:
- Occorre meglio
coordinare i soggetti educativi ecclesiali attivando un Forum per il
discernimento interassociativo sui temi delleducazione e della scuola con
lapporto dei diversi soggetti operanti nella scuola(docenti, genitori,
studenti).
- Occorre un raccordo tra la pastorale scolastica, giovanile, familiare,
catechistica e quella dei problemi sociali e del lavoro per realizzare una
rafforzata comunione per la missione.
-Occorre porre allattenzione: la continuità dellatto
educativo fra fede, cultura e vita che superi la frammentazione e la divisione fra pubblico e privato, fra la
comunità cristiana e le altre istituzioni educative presenti nel territorio.
- Occorre un sostegno ai compiti educativi della famiglia, alla
responsabilità educativa primaria dei genitori dando continuità ai percorsi
formativi delle parrocchie e delle altre agenzie del territorio.
- Occorre un maggior dialogo delle
parrocchie con le scuole e gli insegnati di religione cattolica.
- Si
suggerisce di formare in ogni scuola comunità distituto dove si incontrino
docenti, alunni, personale direttivo e non docente genitori accomunati dalal setsas fede con la presenza degli IRC e di coinvolgere gruppi di volontari per il
recupero dei ragazzo svantaggiati.
Occorre una conversione
dellintelligenza, della libertà, del cuore degli insegnanti per proporre
progetti educativi ispirati ai valori
cristiani.
Inoltre si
mostra necessario:
per le parrocchie dare attenzione e spazio
(psicologico prima ancora che materiale) alla conoscenza della situazione
scolastica sul territorio e prevedere la costituzione di idonei organismi
pastorali, perché questa attenzione pastorale non rimanga circoscritta alla
sensibilità di alcuni o a emergenze episodiche;
per le famiglie fare oggetto di attenzione e di
discernimento i libri di testo, alle linee di impostazione didattica dei
docenti, la situazione degli ambienti (ecologia materiale, funzionale,
morale) dove i ragazzi trascorrono tante ore della loro giornata;
Bisogna incoraggiare le associazioni dei genitori
come luogo della solidarietà educativa e favorire la loro presenza attiva negli organismi collegiali
della scuola;
- La scuola, inoltre, è luogo segnalato di pastorale
giovanile. La scuola è uno dei luoghi privilegiati per questo incontro, dove la
professionalità si esprime nella sua qualità di testimonianza della fede e
ritrova freschezza. La giovinezza della fede, infatti, non ha età e mette in
comunicazione vera persone di generazioni diverse, quando è posta con quella
autenticità che i giovani amano e sempre apprezzano, anche quando sembrano non
condividerne le convinzioni.
4.4. Tradizio:
comunità ecclesiale, comunità educante
Educare alla tradizione per
una comunità ecclesiale, rappresenta molto più che la trasmissione di nozioni
relative alla fede e alla morale, dal momento che latto mediante cui si
comunica la fede della Chiesa implica sempre un e-ducere (tirar fuori) dalla
solitudine del peccato e della lontananza da Dio e dai fratelli, per condurre
alla comunione con Dio e i fratelli. La tradizione dunque non si insegna nel
senso stretto del termine, ma si media; sarebbe meglio dire si passa di mano in
mano, di bocca in bocca. (La Delfa)
Nella trasmissione del
proprio patrimonio spirituale e culturale ogni generazione si misura con un
compito di straordinaria importanza e delicatezza, che costituisce un vero e
proprio esercizio di speranza. Alla famiglia deve essere riconosciuto il ruolo
primario nella trasmissione dei valori fondamentali della vita e
nelleducazione alla fede e allamore, sollecitandola a svolgere il proprio
compito e integrandolo nella comunità cristiana.
Il diffuso clima di sfiducia
nei confronti delleducazione rende ancor più necessaria e preziosa lopera
formativa che la comunità cristiana deve svolgere in tutte le sedi, ricorrendo
in particolare alle scuole e alle istituzioni universitarie. In modo del tutto
peculiare, poi, la parrocchia costituisce una palestra di educazione permanente
alla fede e alla comunione, e perciò anche un ambito di confronto,
assimilazione e trasformazione di linguaggi e comportamenti, in cui un ruolo
decisivo va riconosciuto agli itinerari catechistici. In tale prospettiva, essa
è chiamata a interagire con la ricca e variegata esperienza formativa delle
associazioni, dei movimenti e delle nuove realtà ecclesiali.
Al lavoro della tradizione appartiene anche uneducazione a
riconoscere la presenza della fede attraverso tutti i segni: le forme
espressive dellarte, della musica, della scienza, della letteratura, della
creazione di forme nuove di civiltà, della stessa creatività sociale e
politica, della testimonianza della carità.
Riguardo alla trasmissione della fede la situazione è drammatica. Alcune domande:
Se e come trasmettiamo la fede? Abbiamo
cognizione di cosa significa trasmettere la fede? Come trasmettere la fede in
parrocchie disagiate, presenti in quartieri difficili, dove cè delinquenza,
dove ci sono altre religioni? Trasmettere la fede a quale uomo? Non cè il rischio di censurare la
globalità del messaggio cristiano fondato sul vangelo della Croce per renderlo
più gradevole? La misura della proposta di uomo è quella di Cristo?
La sfida educativa consiste
nel trasmettere la fede per formare un uomo nuovo ad immagine di Cristo.
La persona al centro. Il come non ci deve far perdere di vista il contenuto:
quando non sappiamo cosa dire cerchiamo di dirlo meglio.
Spesso non abbiamo una
ragione di vita e ci culliamo in una traditio come una forza inerte. Invece
dovremmo dare VITA a quello che crediamo. E allora dovremmo farla finita con il
trasmettere per sentito dire, e questo a cominciare dalla famiglia, perché è
in famiglia che si apprende, che si cresce. Non si può arrivare ai Sacramenti
solo per fare una festa .
E emersa la proposta di un progetto di catechesi
cittadina, a partire dal Battesimo, al fine di svolgere un lavoro univoco
perché la diversificazione tra le parrocchie crea confusione e non dà segno di
unità. Si auspica un risveglio dei
compiti dei Consigli pastorali e del
Coordinamento pastorale cittadino dai quali necessariamente passa ogni forma di
programmazione in ordine alla pastorale parrocchiale e cittadina.
Occorre adattare ai tempi,
ai ritmi, alle regole della società moderna ciò che è loperato dei catechisti.
Ciascun catechista dovrebbe essere capace di rendere la trasmissione della fede attraente.
Si propone di fare in alcuni casi ( anziani, gruppo
famiglia ,
lavoratori , malati) catechesi alle famiglie presso la propria abitazione.
Si deve scardinare
labitudine che si ha nella logica istituzionalizzata della catechesi come scuola che prevede linterruzione a
maggio per riprendere ad ottobre.. Interrompere
è come togliere il pane quotidiano ai propri figli.
Si propone la conoscenza del
territorio parrocchiale e leducazione alla CARITA e alla VERITA, facendo in
modo che la Chiesa non abbia limmagine di un padre avaro e di una madre
sterile. Occorre essere testimoni gratuitamente, perché gratuitamente abbiamo
ricevuto e gratuitamente dobbiamo dare.
Il linguaggio della traditio
deve esser lamore. La gente ha sete di verità e quindi della PAROLA.
Si sente lesigenza di
essere o avere operatori di pastorale più preparati. Importanza dellempatia.
Per la Traditio della fede ai giovani è necessario metterci dalla loro parte.
- Attenzione agli anziani, specialmente i
terminali: come evangelizzarli? E necessario pensare bene ai canali di
trasmissione.
- Per la trasmissione della
fede va recuperata la pietà popolare che
va evangelizzata
con pazienza e discernimento .
- Occorre
insistere sulla famiglia : ci sono varie esperienze positive di coinvolgimento
dei genitori e qualche frutto si comincia a raccogliere. E un percorso
difficile, ma non impossibile.
A livello operativo non si
possono dare regole per tutti. Ciò che funziona in una parrocchia può non
funzionare in unaltra. La nostra fede non è costituita da regole morali da
realizzare. Si deve recuperare un messaggio importante che la fede è una
relazione. Se cè una relazione viene custodita una norma.
Ciò che permane è il contenuto che si traduce nella
santità e le ricadute che essa ha nella
vita quotidiana come vita secondo lo Spirito..
4.5 Riguardo al quinto gruppo
oltre il groviglio delel notizie che si è occupato delleducazione in
riferimento ai mass media
Oggi più che mai l'educatore o il diseducatore
sovrano è l'ambiente con tutte le sue forme espressive a partire dai massmedia
e dai nuovi virtuali genitori
elettronici: la Tv , il computer, internet.
Ha detto il Santo Padre nel citato convegno delal
Diocesi di Roma:
Oggi più che
nel passato leducazione e la formazione della persona sono influenzate da quei
messaggi e da quel clima diffuso che vengono veicolati dai grandi mezzi di comunicazione e che si
ispirano ad una mentalità e cultura caratterizzate dal relativismo, dal
consumismo e da una falsa e distruttiva esaltazione, o meglio profanazione, del
corpo e della sessualità. Perciò, proprio per quel grande sì che come
credenti in Cristo diciamo alluomo amato da Dio, non possiamo certo
disinteressarci dellorientamento complessivo della società a cui apparteniamo,
delle tendenze che la animano e degli influssi positivi o negativi che essa
esercita sulla formazione delle nuove generazioni.
Sul fronte della comunicazione, si devono
registrare i notevoli passi compiuti negli anni recenti, ma anche la necessità
che non si attenui limpegno alla formazione. Resta obiettivo non trascurabile
limmettere nel circuito della comunicazione la voce della Chiesa, costruendo
ponti di comprensione tra lesperienza ecclesiale, nelle sue forme quotidiane e
peculiari, e la mentalità corrente.
Il gruppo di lavoro ha osservato che sono tanti i
campi in cui avviene la comunicazione tra cui alcuni specificamente ecclesiali
come la liturgia, lomelia, larte sacra. Il problema della comunicazione è
quello di farsi capire dalle nuove generazioni e dalle altre culture. I cristiani siamo chiamati ad essere portatori di speranza e comunicatori di buone notizie .
Lesperienza
della chiesa deve trovare spazio in una cultura dove la chiesa è una minoranza
e dove predomina una cultura negativa
La
chiesa si deve preoccupare di rivolgersi agli operatori della comunicazione,
aprirsi alle nuove tecniche della comunicazione , riscoprire spazi culturali rimasti
vuoti, creare esperienze positive nellutilizzo die mass media e di formazione
delle coscienze alla lettura critica dei messaggi provenienti dai mass media
aiutando le persone a orientarsi nel groviglio di notizie.
Si propone:
- di valorizzare la categoria di comunicazione come strategia
pastorale
- la realizzazione di
musical per coinvolgere i giovani,
- L
uso della videocatechesi
- Lorganizzazione di cineforum con una lettura critica dei films
- Favorire esperienze di letture di un
libro accompagnate da commento comunitario
- La valorizzazione del
direttorio della comunicazioni sociali e della stampa e dei mezzi di
comunicazione di ispirazione cristiana (il quotidiano Avvenire, lagenzia SIR,
il settimanale diocesano e le numerose altre testate cattoliche, il canale
televisivo Sat2000 e il circuito radiofonico InBlu).
Conclusione
La dinamica educativa, che parte come trasmissione
da una generazione allaltra, si rivela così, ad uno sguardo attento, come un
bisogno strutturale della vita intera. Il compito delleducazione è dunque una
sfida e un impegno alla ragione e alla libertà non solo di chi viene educato ma
anche e in primo luogo di chi educa. Nessuna analisi o tecnica
psico-pedagogica potrà mai sostituirsi a questaffascinante avventura della
conoscenza e dellaffezione: non si tratta infatti di trasmettere valori o
modelli di comportamento, ma di comunicare se stessi, e più precisamente un
modo diverso di giudicare la realtà e un nuovo modo di coinvolgersi con essa. È
importante riconoscere che la vera posta in gioco nel nostro rapporto con la
tradizione, attraverso il rapporto con un testimone autorevole che ce la
trasmette, è proprio uneducazione a giudicare tutto giudizio è infatti il
modo con cui noi riconosciamo ciò che cè affermandone il senso e ad amare la
realtà, con quellaffezione che, prima di essere un sentimento emotivo, è
ladesione al reale che mi interpella.
Tutto
quello che emerso in questo Convegno deve confluire in una pastorale
"integrata" metta in campo tutte le energie di cui il popolo di Dio
dispone, valorizzandole nella loro specificità e al tempo stesso facendole
confluire entro progetti comuni, definiti e realizzati insieme" (CEI, Nota
pastorale dopo Verona, n. 25).
Per
questo motivo questo Convegno non è un
punto di arrivo ma un punto di partenza.
Quanto
è emerso da questo convegno sarà oggetto di studio e di programmazione da parte
dei gruppi di lavoro con cui ci incontreremo il prossimo 18 ottobre, degli
uffici diocesani il 24 ottobre, del
consiglio presbiterale il 26 ottobre, del
consiglio pastorale
diocesano il 5 novembre.
Durante questanno continuerò la visita
pastorale a livello cittadino. Mi auguro quindi che questi temi siano oggetto
di riflessione e di verifica nelle singole parrocchie e nelle singole città .
Con i presbiteri il primo incontro sarà il prossimo
12 ottobre con la presenza di S.E. Mons. Luciano Monari Vescovo di Brescia e
Vice Presidente della CEI che presenterà la Lettera ai sacerdoti italiani che
ho consegnato personalmente ad ogni presbitero lo scorso tre luglio.
Ai
presbiteri , presenti ed assenti, da cui
dipende in buona parte la realizzazione delle istanze di questo convegno,
vogliamo dedicare la preghiera conclusiva.
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