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Far emergere la paternità e
maternità di Dio come teneramente la ricorda don Bosco nella sua esperienza
educativa
con Mamma Margherita
Seconda
tappa gennaio:
Mese
salesiano -> Don Bosco
· Lanno liturgico
Il
mese salesiano (Laura Vicuna, san Francesco di sales, don Bosco)
· Il cammino di gruppo di ogni centro locale
La
festa di don Bosco segno della nostra appartenenza al Suo progetto
· Il
cammino della FS guidato dalla strenna
del RM
Leducazione
come attenzione ai diritti umani fondamentali
Le
giornate di spiritualità della Famiglia Salesiana
· Acquisizione del nuovo PVA e rinnovo della promessa
Cammino
di preparazione al rinnovo della promessa:
*
studio e interiorizzazione dello statuto rinnovato
*
giornate ispettoriali di formazione
*
eventuale rinnovo degli incarichi associativi
C.
ALCUNE PAROLE CHE RACCONTANO
LA STORIA INTERIORE DI DB
1. Padre nostro!
2. Ave o Maria!
3. La messe è molta, gli operai sono pochi
Riflessioni proposte da don Enrico per la seconda tappa.
è Far emergere la paternità e
maternità di Dio come teneramente la ricorda don Bosco nella sua esperienza
educativa
con Mamma Margherita
« ... Sua massima cura fu d'istruire i suoi figli
nella Religione, avviarli all'ubbidienza ed occuparli in cose compatibili a
quella età. Finché era piccolino, mi insegnò ella stessa le preghiere: appena
divenuto capace di associarmi co' miei fratelli, mi faceva mettere con loro ginocchioni
mattino e sera e tutti insieme recitavamo le preghiere in comune colla terza
parte del Rosario. Mi ricordo che ella stessa mi preparò alla prima
confessione, mi accompagnò in chiesa, cominciò a confessarsi ella stessa, mi
raccomandò al confessore, dopo mi aiutò a fare il ringraziamento. Ella continuò
a prestarmi tale assistenza fino a tanto che mi giudicò capace di fare
degnamente da solo la confessione.
con i suoi maestri a Chieri
Io mi sono tosto messo nelle mani
di D. Calosso, che soltanto da alcuni mesi era venuto a quella cappellania. Gli
feci conoscere tutto me stesso. Ogni parola, ogni pensiero, ogni azione era gli
prontamente manifestata. Ciò gli piacque assai, perché in simile guisa con
fondamento poteva mi regolare nello spirituale e nel temporale. Conobbi allora
che voglia dire avere una guida stabile di un fedele amico dell'anima, di cui
fino a quel tempo era stato privo.
è Paternità e maternità intesi come
* guida amorevole e sicura:
- educare a riconoscere bene e male: proponiamo quello che
abbiamo riconosciuto buono e rifiutiamo il male
- a chiamare per
nome il bene e il male: testimonianza
di un appartenenza
- il discorso delle regole: no al liberismo educativo,
educazione come ripetizione di gesti buoni
ALCUNE REGOLE SULLE REGOLE d don Bruno Ferrero
Il
problema dei genitori sono i figli adolescenti, che escono non si sa con chi,
passano la notte non si sa dove, tornano non si sa quando
e a volte non
tornano. Le riflessioni di un educatore sulle regole.
"Sono una mamma come tante.
Una mamma che, quasi tutte le sere, vede i figli adolescenti uscire e non sa se
li vedrà tornare. Regolarmente, dopo aver detto loro: «Ciao, non fate tardi,
state attenti!...», arriva il pensiero lancinante e sconvolgente:
«Torneranno?». Sì, magari per tornare, tornano. Ma come? Quando? A che ora? Con
chi sono stati? E quello che guidava l'auto in che condizioni era? Avrà bevuto
o fumato qualcosa? Finora sono stata fortunata: sono sempre tornati, anche se
alle 4, alle 5 o alle 6 del mattino. E noi genitori a casa ad aspettare! C'è
chi dorme ugualmente, sfiancato dalla giornata di lavoro. E c'è chi non ce la
fa e rimane lì, con gli occhi sbarrati, nel buio della stanza ad aspettare quel
rumore benedetto, quella chiave che, finalmente, gira nella toppa della porta.
È tornato! È quasi mattina, la notte l'hai già persa, ma tuo figlio è a casa!
Ma è vita, questa? Quanto dovrà
durare? Fino a che punto noi genitori resisteremo, prima di dar fuori di matto?
E poi liti a non finire, musi lunghi, prediche, pianti, ricatti... Dove abbiamo
sbagliato? Perché i figli ricambiano così il nostro tentativo di dar loro
quello che noi non abbiamo avuto? Ai nostri figli abbiamo dato molta
fiducia, rispetto e libertà. Ma la fiducia ce l'hanno ricambiata con il più
completo menefreghismo; il rispetto l'hanno tolto a noi che siamo ridotti ormai
al rango di servi di tutti i loro bisogni; la libertà si è trasformata in
egoismo allo stato puro. Non c'è niente e nessuno che venga prima di loro. Non
ci sono più doveri, ma solo diritti. La famiglia, il sentimento, il cuore...
per loro non hanno più importanza
Come educatori, abbiamo fallito!"
Per molti genitori il
fallimento può essere evitato solo da un sistema educativo forte. Anche se questa idea
nasconde un tranello: non si tratta di usare la forza per costringere i ragazzi
a un determinato comportamento, ma di costruire dei ragazzi forti, degni di
fiducia, rispetto e libertà, cioè dotare i figli di una struttura forte. Questo
significa riaprire il discorso delle regole.
E impossibile educare un figlio
che non senta di avere degli obblighi nei confronti della famiglia. Un bambino
si forma una coscienza così grazie allesempio dei genitori e al clima
familiare, ma anche se viene aiutato da regole che formino come una robusta
impalcatura per chi deve crescere. Le regole sono memoria e anche presenza
affettuosa dei genitori, quando sono fisicamente lontani. Le regole
devono essere fatte conoscere ai figli a partire dagli anni 0. Non si può certo
cominciare a dodici anni. Credo che sia necessario ricordare alcune semplici
considerazioni.
Il numero di regole dovrebbe
essere il più possibile limitato. Questo è un ambito della vita in cui meno è meglio. Le troppe
regole non saranno ricordate, irriteranno i figli e renderanno un incubo la
vita dei genitori se vorranno farle rispettare. Le regole devono essere
finalizzate ad un obiettivo. Normalmente, si ritiene che sia importante evitare
ciò che può risultare deleterio, a livello fisico, emozionale o sociale, per il
benessere delladolescente, e promuovere ciò che aiuta ladolescente a
raggiungere obiettivi importanti. Chi vive in modo responsabile dice no a ciò
che è distruttivo e sì a ciò che è costruttivo.
Le regole dovrebbero
essere il più possibile chiare.
Le regole ambigue creano
confusione sia per gli adolescenti, sia per i genitori. Lespressione Torna
a casa a unora ragionevole sarà interpretata dai genitori in modo diverso
da come fanno gli adolescenti. Torna a casa alle 22,30 è unaffermazione
chiara. Ladolescente può infrangere la regola, ma non cè confusione sul
significato della regola stessa. Quando la regola è presentata in modo chiaro,
un adolescente è consapevole, quando la infrange. Può cercare di dissimulare il
proprio errore. Può anche affermare che lerrore non si sia verificato. Può
formulare argomentazioni sul motivo per cui lo ha fatto. Ladolescente sa però
che la regola è stata infranta. Se invece la regola è ambigua, ladolescente
solleverà obiezioni in merito al fatto che i genitori sostengono che labbia
infranta. Le regole poco chiare aprono la strada per le discussioni. Gli
adolescenti saranno allora propensi a entrare in scena e recitare divinamente.
Le regole dovrebbero essere
il più possibile eque. E
la condizione più difficile: genitori e figli non hanno lo stesso concetto di
equità di una regola. Con un dialogo aperto, nel tentativo di comprendere
luno il punto di vista dellaltro, è possibile giungere a un accordo su ciò
che è giusto.
Ladolescente sente con passione
il problema della giustizia. Ladolescente affronta i valori, la morale, la
logica e la ragione. Se il suo senso di giustizia viene violato, ladolescente
reagirà con ira. Se il genitore sospende la discussione, decreta una regola in
modo arbitrario e rifiuta di affrontare lira delladolescente, il figlio si
sentirà rifiutato e, in seguito, se la prenderà con il genitore. Si dovrebbe
compiere ogni sforzo per ascoltare lopinione delladolescente sullequità nel
porre regole. Se ladolescente riconosce che la regola è giusta, probabilmente
non si ribellerà, quando i genitori la faranno applicare.
Le regole dovrebbero sempre
avere delle conseguenze. E importante che queste conseguenze siano
sempre determinate con coerenza e sempre prima che sia stata commessa la
violazione della regola. Dovrebbero essere imposte con amore e anche con una
certa sportività, in modo che un ragazzo possa dire con tranquillità agli
amici: Oggi, non posso uscire: sono consegnato in casa.
*
proposta serena della vita
nella
testimonianza dei valori proposti: leducatore è testimone e maestro
* accompagnamento come fonte della
sicurezza in gioventù
Noi siamo quello
che nostro padre ci ha insegnato ad essere
quando non voleva
insegnarci nulla
è Riconoscenza per la paternità e la maternità
ricevuti:
il volto concreto
dellamore di Dio che abbiamo incontrato:
· in famiglia
· negli educatori
· in don Bosco e in san Francesco
di Sales
è Educare alla paternità e alla maternità:
· sollecitudine nelleducare:
accompagnamento vocazionale come parte integrante di ogni cammino educativo
· sollecitudine nella preghiera al
padrone della messe
· passione per la salvezza del
mondo intero: leggere la storia e la cronaca con il cuore di Dio
: cosa devo
fare Signore?
Per altri
materiali proposti sulleducazione in famiglia vedi: www.famigliedonbosco.it
9. PADRE
NOSTRO Matteo 6,5-15
1. Il testo.
Quando
pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle
sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità
vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.
Tu invece,
quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo
nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. Pregando,
poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a
forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali
cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate. Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno;
sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro
pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai
nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Se voi
infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste
perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre
vostro perdonerà le vostre colpe.
2. Il contesto.
Della preghiera del
Signore si sono interessati molti autori, nel desiderio di cogliere fino in
fondo l'insegnamento e il messaggio. La mia attenzione sarà concentrata su due
punti, in maniera particolare: Padre e Padre
mio e Padre vostro.
1. La coesistenza di due principi non
contrapposti, ma da conciliare. Nei Vangeli coesistono due principi, ai quali
si richiama lo stesso Gesù nei vari suoi discorsi e atteggiamenti che assume
durante la sua predicazione.
2. Dio
viene invocato con il nome di Padre.
Nel caso specifico che
stiamo considerando il termine utilizzato per dire padre è abbà. E' stato
così conservato il termine aramaico stesso. Sono molte le volte che compare
questo termine nel Nuovo Testamento.
3. II messaggio che si ricava dalle
precedenti indicazioni.
Sono due le
sottolineature significative che vanno evidenziate:
4 Un 'espressione: Padre che sei nei cieli.
In
maniera immediata viene indicato un rapporto che si trova alla base della vita:
il rapporto che sussiste tra cielo e terra.
5. La formula 'Padre mio e Padre vostro'.
Le
due frasi vanno considerate distintamente, perché non possono essere poste
sullo stesso piano.
Non
hanno lo stesso tenore.
6, Dio Padre di tutti gli uomini?
Non
ci sono dubbi: tutti i beni del creato e del Creatore sono per tutti gli uomini37.
Su
un'altra verità non ci sono dubbi: Gesù assicura i discepoli nei confronti
della vita. Uccelli e fiori dicono di non preoccuparsi. C'è chi pensa a loro38.
Questo significa già che Dio è padre di tutti?
3. La prospettiva
salesiana
L'esperienza
salesiana di don Bosco si pone sulla stessa lunghezza d'onda.
Sarebbe
interessante ed utile ripercorrerla.
Alcuni
elementi ed aspetti che vanno approfonditi.
La storia di don Bosco è
dominata dall'inizio alla fine dalla paternità di Dio.
E'
impossibile riportare tutti gli episodi che pongono al centro la paternità di
Dio nella spiritualità di don Bosco e della tradizione salesiana. Chiudo questo
capitolo dedicato al Padre con un ultimo episodio.
Margherita
allora incominciava ad alta voce la preghiera. Detto l'atto di contrizione, si
recitava il Pater noster. Ma alle parole: Rimetti a noi i nostri debiti,
siccome noi li rimettiamo ai nostri debitori, Margherita sospendeva le
preghiere e voltasi ad Antonio gli diceva: - Lascia le parole: Rimetti a noi i nostri debiti; queste parole non
debbono essere dette da tè , - Ma come? Se sono nel Pater9 . -
Eppure tu non le devi dire . - Che cosa dunque dovrò dire? - Ciò che vuoi. ma queste parole no! . - Oh
bella! E perché? . - Perché? Con qual coraggio oserai tu pronunziarle, mentre
non vuoi perdonare ai compagni, mentre nutrì astio verso di essi, avendo ancora
per sovrappiù rotta tu ad essi la testa? Non temi che il Signore ti castighi,
mentre pronunci simili parole, che sono in tua bocca una menzogna, un insulto a
Dio, non volendo perdonare? E come speri che il Signore perdoni a te, se tu
così ostinatamente neghi il perdono agli altri? Queste ed altre simili espressioni che partivano dal cuore, ispirate dal
desiderio di far del bene all'anima e di riconciliarla con Dio e dette in modo
da commuovere, ottenevano generalmente il loro effetto. Antonio finiva con
dire: - Mamma, ho torto, perdonatemi . Ed il perdono era subito concesso. (MB
1.62-63)
4. Cosa ci dice il Progetto
di Vita Apostolica
art. 2 : i Salesiani Cooperatori:
una vocazione specifica nella Chiesa
a) sentire Dio come Padre e Amore che salva,
incontrare in Gesù Cristo lUnigenito Figlio, apostolo perfetto del Padre;
vivere in intimità con lo Spirito Santo, animatore del popolo di Dio nel mondo.
art. 21 : centralità dellamore
apostolico
§1.
Il cuore dello spirito salesiano è la carità apostolica e pastorale. Essa rende
presente tra i giovani la misericordia del Padre, lamore salvifico di Cristo,
la forza dello Spirito Santo.
10. AVE O MARIA: IO TI
DARÒ
LA MAESTRA. (Giovanni 19,25-27)
1. Testo.
Stavano presso
la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria di
Magdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto il discepolo che egli
amava, disse alla madre: - Donna, ecco il tuo figlio! Poi disse al discepolo:
''Ecco la tua madre! E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.
2. Contesto.
L'assenza del nome
proprio la madre e il discepolo non dice che sono personaggi puramente
simbolici, sono personaggi reali. Tutto il vangelo ha messo in evidenza la
realtà di coloro di cui qui si parla. Tuttavia il contesto porta
necessariamente a scoprire un significato che superi la realtà delle stesse
persone ben conosciute. Assumono cioè un ruolo tipico e
rappresentativo, che sarà presentato nel
contesto. Sarebbe interessante seguire anche la strada della ricerca dei testi
dell'Antico e del Nuovo Sono molte le risonanze che fanno del presente testo
una realtà da mettere in relazione con un altro testo giovanneo, qual è il
miracolo di Cana (cf. Giovanni 2.1-11).
Enumerando alcuni
paralleli evidenti:
Maria è chiamata nei due episodi con il termine la madre di Gesù;
Maria riceve nei due episodi l'appellativo di donna;
I due episodi si riferiscono ad una realtà definita con il termine di
ora;
In ambedue gli episodi ci si riferisce ad un significato messianico.
Gli autori tendono ad
escludere che qui venga presentata una scena in cui prevale la pietà filiale,
affidando la madre al discepolo. Siamo, invece, di fronte ad un testo di
rivelazione!
Un padre della chiesa,
Dionisio Cartujano a riguardo di questo testo Ecco tua Madre dice:
Così, Gesù, a ciascun cristiano diede sua
madre come madre, così che la stessa è madre e avvocata di noi tutti, la quale,
dopo Dio, dobbiamo amare e venerare sommamente.
S. Agostino si chiede: Nella
sua casa? Che cosa significa sua? Risponde: nei suoi doveri, in sua officia!
Anche S. Ambrogio ha
studiato a lungo il passo e ha presentato differenti prospettive. Una di queste
è anche la prospettiva che Maria rappresenti
la Chiesa! Sua diventa ora i
beni spirituali. Maria è accolta tra i beni spirituali di Giovanni.
3. Maria nell'esperienza salesiana.
Il sogno dei nove anni
spiega il rapporto di don Bosco con
la Vergine Maria. La
parola rivoltagli nel sogno: "Io ti darò la maestra
sotto alla cui disciplina puoi diventare sapiente, e senza cui ogni sapienza
diviene stoltezza, segnano il cammino di
Giovannino Bosco e di don Bosco sacerdote e fondatore.
Non sono solo sue
parole, ma anche esperienza dei suoi figli, che lhanno vissuto per molti anni
accanto al Padre; "Maria ha fatto tutto". L'espressione può essere
riferita sia alla realtà materiale della Basilica di Maria Ausiliatrice. perché
Maria si è costruita la sua casa, sia alla realtà istituzionale della
Congregazione salesiana, o meglio delle Congregazioni salesiane:
la Pia Società di san
Francesco di Sales e l'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.
Don Bosco ha dedicato a
Maria tutto. Ogni inizio di attività ed opera nuova, nate nel segno di Maria e
in un giorno di una sua festa, è l'espressione filiale di riconoscenza
all'Ausiliatrice.
Don Egidio Viganò ci ha
aiutati a comprendere le dimensioni reali della devozione all'Ausiliatrice.
Nella sua lettera circolare ha scritto: "Don Bosco
percepiva con sofferta attenzione le speciali e crescenti difficoltà sorte per
la Chiesa: i gravi problemi
delle relazioni tra fede e politica, la caduta (dopo più di un millennio) degli
stati pontifici, la delicata situazione del Papa e delle sedi vescovili,
l'urgente necessità di un nuovo tipo di pastorale e di nuovi rapporti tra
gerarchia e laicato,le incipienti ideologie di massa, ecc. (
) L'intera vita
della Chiesa ne è implicata nei suoi molteplici aspetti: questioni dottrinali,
religiosità popolare, metodi pastorali, prime affermazioni del laicato,
peculiarità delle Chiese locali ".
Il
panorama prospettato è ampio. Come è ampia la devozione allAusiliatrice.
Colloca
la Famiglia
Salesiana dentro i problemi del mondo, dei giovani e della
Chiesa.
4. Cosa ci dice il Progetto
di Vita Apostolica
art. 20 : esperienza di fede
impegnata
§
2. Scopre nella Vergine Immacolata e Ausiliatrice laspetto più profondo della
sua vocazione: essere vero cooperatore di Dio nella realizzazione del suo
disegno di salvezza. Si rivolge a Maria, Ausiliatrice e Madre del Buon Pastore,
e le chiede la forza necessaria per impegnarsi concretamente nella salvezza dei
giovani.
art. 26 : in comunione con Maria e i
nostri Santi
§
1. I Salesiani Cooperatori, come don Bosco, nutrono un amore filiale per Maria
Ausiliatrice, Madre della Chiesa e dellumanità. Ella ha cooperato alla
missione salvifica del Salvatore e continua a farlo anche oggi come Madre e
Ausiliatrice del Popolo di Dio. E guida speciale della Famiglia salesiana. Don
Bosco ha affidato a Lei i Salesiani Cooperatori, perché ne ricevano protezione
e ispirazione nella missione.
11.
LA MESSE E' MOLTA, GLI OPERAI
SONO POCHI - Luca 10,1-3
1. Testo.
Dopo questi
fatti il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due
avanti a sé m ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: - La messe è molta, magli operai sono pochi.
Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe.
Andate: ecco vi mando come agnelli in mezzo ai lupi; non portate borsa, ne
bisaccia, ne sandali e non salutate nessuno lungo la strada. In qualunque casa
entriate, prima dite: Pace a questa casa. Se vi sarà un figlio della pace, la
vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in
quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l'operaio è degno
della sua mercede.
2. Contesto.
La parola raccolta dal
vangelo di Luca non è isolata nell'insieme della Sacra Scrittura. I riferimenti
sono molti. Accostarli almeno una volta potrà dare il senso dell'orizzonte che
si apre dinanzi alla missione cui sono chiamati gli apostoli. Matteo ha dinanzi
a sé lesperienza della prima comunità credente. Riconosce la presenza simultanea del buon
grano e della zizzania. Esorta alla
pazienza necessaria fino... alla fine. Accanto alla missione c'è una contro
missione. La metodologia del vangelo è molto esigente!
3. Contenuti del testo di Luca.
I riferimenti cercano di
considerare non solo i pochi versetti riportati all'inizio, ma tutta la
missione dei settantadue discepoli contenuta nei versetti 1-20 del capitolo 10.
Sarebbe utile leggere anche i passi paralleli in Matteo 10,7-16 e in Marco
6,8-11.
· Gli operai del Vangelo
· Gli evangelizzatori sparsi ovunque
· E' giunto il tempo della mietitura
· la situazione degli operai del Vangelo
4. Il tema salesiano della missione e dei
missionari.
E' possibile ritrovare
nella storia di don Bosco i vari elementi richiamati dal brano di Luca.
La missione ha occupato tutta la vita di don Bosco. E' un santo attivo.
E' un santo preoccupato
a farsi dei collaboratori e di lanciarli in acqua perché imparino a nuotare.
Don Bosco ha lavorato
instancabilmente per le vocazioni
Don Bosco ha
entusiasmato i giovani per le missioni.
5. Cosa ci dice il Progetto di Vita Apostolica
art. 8 : impegno apostolico
§2.
Animati dallo spirito salesiano, portano ovunque unattenzione privilegiata ai
giovani, specialmente a quelli più poveri o vittime di qualsiasi forma di
emarginazione, sfruttamento o violenza, a coloro che si avviano al mondo del
lavoro ed a quanti danno segni di una vocazione specifica.
§5.
Sostengono lattività missionaria della Chiesa
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