Oggi giornata internazionale della Pace

L'intervento di Pennisi sul tema "San Francesco D'Assisi messaggero universale"

Relazione alla Giornata Internazionale della Pace 2008

organizzata dalla Accademia Araldica Internazionale “ Giovanni Paolo II”- Università della Cultura

sul tema “San Francesco d’Assisi messaggero universale

Piazza Armerina 4  ottobre 2008

 

Oggi nella festa di S. Francesco d'Assisi, patrono d'Italia vogliamo celebrare la giornata internazionale della pace.

  S. Francesco è il profeta che sostituisce il dialogo alla violenza andando incontro al Saladino disarmato con la sola arma del Vangelo,  è il santo dell'armonia ritrovata tra cosmo e umanità, che sgrida il lupo e canta insieme ai passeri la gloria di Dio.

E’ importante scoprire il volto più propriamente cristiano ed ecclesiale di questo santo, il nocciolo duro della sua esperienza .

Prima di tutto, la sua aderenza costante all'in­segnamento evangelico, alle parole e alla figu­ra stessa di Gesù. L'impressione che Francesco suscitò nei suoi contemporanei fu quella della sua configurazione a Cristo visto non tanto come Signore trionfante o come Giudice severo, ma nella sua umanità di bambino nato in estrema povertà e nella  sua nudità di Crocifisso.

Il segreto di tutta la sua vita fu l'amore a Cristo.     Francesco amò Cristo in tutta la sua concretezza storica: nelle creature inanimate, negli uomini soprattutto poveri e sofferenti a partire dai lebbrosi che baciò, nella  S. Scrittura, nell'Eucaristia, nella Chiesa terrena.

In un periodo fra i più bui della storia della chiesa, il paradosso di Francesco fu quello di voler rassomigliare a Cristo senza offrire il minimo pretesto per rifiutare o mettere in difficoltà la Chiesa, che  venne sostenuta da lui, come raffigurato nel famoso sogni di papa Innocenzo dipinto da Giotto.

San Francesco tentò più volte di raggiungere i saraceni, prima in Siria e poi in Marocco, per annunciare loro il Vangelo. Il suo tentativo andò in porto nel 1219, quando durante una tregua d’armi tra cristiani e saraceni - siamo al tempo della quinta crociata - Francesco, assieme ad un altro frate, dopo aver subito insulti e percosse, minacce e torture, disarmato con la sola arma del Vangelo riuscì ad incontrare il sultano d’Egitto. Questi lo accolse con grande onore e avrebbe voluto conquistarlo all’Islam, offrendogli molti doni. Ma Francesco rifiutò quei regali e con il suo distacco dai beni materiali e la sua parola stupì e commosse il sultano, anche se non riuscì a convertirlo.

         San  Francesco è andato dai Musulmani con mitezza e bontà e non con la spada dell’odio ma con il messaggio dell’amore e l’arma del dialogo fondato sull’annuncio del vangelo anche al Sultano senza infingimenti diplomatici ma anche  nel rispetto della libertà di coscienza.

         San Francesco è diventato il santo che ha augurato la pace e il bene per tutti ed Assisi è diventata la città simbolo della pace e della fraternità universale.

         Proprio da Assisi  è stato inviato nel 2002  dal Santo Padre Giovanni Paolo II una lettera ai capi di Stato e di Governo con la quale si trasmetteva loro il “Decalogo di Assisi per la Pace” elaborato dai rappresentanti delle varie religioni ad Assisi il 24 gennaio 2002, al quale anch’io ebbe la fortuna di prendere parte.

 

         Ecco il teso di questo  Decalogo .

 

1. Ci impegniamo a proclamare la nostra ferma convinzione che la violenza e il terrorismo si oppongono al vero spirito religioso e, condannando qualsiasi ricorso alla violenza e alla guerra in nome di Dio o della religione, ci impegniamo a fare tutto il possibile per sradicare le cause del terrorismo.

 

2. Ci impegniamo a educare le persone al rispetto e alla stima reciproci, affinché si possa giungere a una coesistenza pacifica e solidale fra i membri di etnie, di culture e di religioni diverse.

 

3. Ci impegniamo a promuovere la cultura del dialogo, affinché si sviluppino la comprensione e la fiducia reciproche fra gli individui e fra i popoli, poiché tali sono le condizioni di una pace autentica.

4. Ci impegniamo a difendere il diritto di ogni persona umana a condurre un'esistenza degna, conforme alla sua identità culturale, e a fondare liberamente una propria famiglia.

 

5. Ci impegniamo a dialogare con sincerità e pazienza, non considerando ciò che ci separa come un muro insormontabile, ma, al contrario, riconoscendo che il confronto con la diversità degli altri può diventare un'occasione di maggiore comprensione reciproca.

 

6. Ci impegniamo a perdonarci reciprocamente gli errori e i pregiudizi del passato e del presente, e a sostenerci nello sforzo comune per vincere l'egoismo e l'abuso, l'odio e la violenza, e per imparare dal passato che la pace senza la giustizia non è una pace vera.

 

7. Ci impegniamo a stare accanto a quanti soffrono per la miseria e l'abbandono, facendoci voce di quanti non hanno voce e operando concretamente per superare simili situazioni, convinti che nessuno possa essere felice da solo.

 

8. Ci impegniamo a fare nostro il grido di quanti non si rassegnano alla violenza e al male, e desideriamo contribuire con tutte le nostre forze a dare all'umanità del nostro tempo una reale speranza di giustizia e di pace.

 

9. Ci impegniamo a incoraggiare qualsiasi iniziativa che promuova l'amicizia fra i popoli, convinti che, se manca un'intesa solida fra i popoli, il progresso tecnologico espone il mondo a crescenti rischi di distruzione e di morte.

 

10.Ci impegniamo a chiedere ai responsabili delle nazioni di compiere tutti gli sforzi possibili affinché, a livello nazionale e a livello internazionale, sia edificato e consolidato un mondo di solidarietà e di pace fondato sulla giustizia .

 

In questo mio intervento vorrei sottolineare come il tema della pace, è un tema centrale nel secolo scorso per il magistero della Chiesa . Si va dalla visione della guerra come “castigo divino per l’apostasia del mondo moderno” alal condanna senza appello di Giovanni paolo II nei confronti di qualsiasi “guerra santa” .

         Ripercorrendo l'insieme  degli interventi dei papi del Novecento  sulla pace, si ha l'impressione che la Chiesa cattolica abbia individuato nel secolo appena trascorso nella ricerca e promozione della pace una dimensione nuova ed importante dell'esercizio della sua missione evangelizzatrice.

La ricerca della pace è venuta apparendo sempre più come un aspetto essenziale del dialogo della Chiesa con gli uomini del nostro tempo, un importante banco di prova della testimonianza di carità che la Chiesa ha da dare al mondo, un contenuto non secondario dello stesso annunzio cristiano.

Cominciò Benedetto XV, durante la prima guerra mondiale, una guerra “totale” per il coinvolgimento indiscriminato di popolazioni civili ed inermi negli eventi bellici, col definire quella guerra «inutile strage», scontentando non solo i governi delle potenze in conflitto ma anche grosse componenti della Chiesa del tempo che non comprendevano un giudizio tanto radicalmente negativo e che stroncava alla radice le giustificazioni nazionaliste che le parti in causa davano del loro impegno bellico.

E fu poi il successore Pio XI, mentre l'Europa si preparava al secondo conflitto mondiale, a dichiarare tutta la sua avversione alla guerra, invocando Dio, con le parole del salmo, a disperdere coloro che vogliono la guerra.

Nello sviluppo del pensiero cattolico circa i problemi della pace  e della guerra mi sembra interessante il contributo dato dal nostro conterraneo don Luigi Sturzo in varie opere, ma soprattutto nell'opera "La comunità internazionale e il diritto di guerra" pubblicata nel 1929.

    Gli argomenti sturziani riguardo al superamento della concezione di una “guerra giusta”  e all'impegno politico per  la pace si possono sintetizzare in quattro nuclei tematici:

1)la politica è vera politica solo quando è "retta" ossia si richiama  ai valori morali e innanzitutto al rispetto della persona umana.

2) le nazioni debbono essere, in alcuni casi essere sottoposti a precisi limiti politici  da parte di una autorità internazionale ;

3)La  Società delle Nazioni  è di fondamentale importanza per una cultura politica in favore della pace.

 4)la politica deve indirizzare l'economia e non viceversa.

Per don Sturzo gli elementi costitutivi di una comunità internazionale pacifica sono:  una retta politica, una economia giusta, l'autocritica, l'educazione e l'autoeducazione della volontà ad una cultura di pace alla luce dell'universalismo evangelico.

Pio XII, poi, nel 1939, alla vigilia della seconda guerra mondiale, lanciò l’appello. «Tutto è perduto con la guerra, niente è perduto con la pace».

E negli anni Sessanta pochi mesi dopo il superamento della crisi di Cuba e due anni dopo l'erezione del muro di Berlino, Giovanni XXIII, preoccupato del potenziale distruttivo dell’arsenale atomico  e della gara delle grandi potenze ad aumentarlo,  pubblicò l'enciclica Pacem in terris rivolta  a tutti gli uomini di buona volontà, con cui diceva forte la sua convinzione che la pace non è impossibile. La pace per Giovanni XXIII poggia idealmente su quattro colonne: la verità, la giustizia, l’amore e la libertà.

Paolo VI, da parte sua, nel suo magistero insistette molto sulla pace come condizione di ogni possibilità di sviluppo. Lo sviluppo era, per lui, il nuovo nome della pace. Paolo VI che istituì il Pontificio Consiglio di Iustitia et Pax e prese l’iniziativa della Giornata mondiale della pace, all’inizio di ogni anno, a partire dall’anno 1968. . Gli undici Messaggi rivolti al mondo dal Papa Paolo VI hanno progressivamente tracciato le coordinate del cammino da compiere per raggiungere l'ideale della pace. Poco a poco, il grande Pontefice è venuto illustrando i vari capitoli di una vera e propria « scienza della pace  ».

         Giovanni Paolo II nella scia dei suoi predecessori ha intensificato il suo impegno per la pace. I  suoi discorsi al corpo diplomatico e i suoi messaggi per la giornata mondiale della pace all’inizio di ogni anno, contribuiscono ad una vera educazione sistematica alla pace.  Nel corso di questi  ultimi venticinque anni di Pontificato Giovanni Paolo II ha richiamato le persone di buona volontà a riflettere sui vari aspetti di una ordinata convivenza, alla luce della ragione e della fede, richiamandosi al diritto naturale come base oggettiva e universale per giudicare la possibilità del ricorso alla forza in caso di “legittima difesa” o di “ristabilimento del diritto e della pace” come nel caso dell’intervento in Bosnia-Erzegovina e in Kossovo.

È nata così una sintesi di dottrina sulla pace, che è quasi un sillabario su questo fondamentale argomento.

 Si può dire oggi che c'è nella Chiesa una diffusa coscienza che la guerra è un male che bisogna cercare di evitare in tutti i modi e che non la si può considerare affatto come qualcosa di inevitabile  e di normale nel rapporto tra gli Stati e i popoli.

Sempre più chiaro è apparso anche il nesso tra guerra e povertà e, al contrario, tra pace e progresso. È il significato del solenne binomio: giustizia e pace. Accettare l'esistenza oggi, nel mondo, di vaste aree di povertà endemica, significa rassegnarsi all'idea dello scoppio più o meno immediato della guerra, anche se vero che le guerre possono nascere anche dalla ricchezza, possono essere prodotte dall'esigenza di difendere ed ampliare gli spazi di un potere economico.

      Nell'attuale contesto internazionale alla base dell'impegno  della Santa Sede  c'è  la preoccupazione profonda di evitare uno scontro di civiltà, che per di più potrebbe tragicamente richiamarsi a malintese motivazioni religiose

La Santa Sede si è fatta promotrice, in questi ultimi decenni di un ordine internazionale fondato sul diritto e la giustizia, indicando i diritti dell’uomo e i diritti dei popoli come i fondamenti della pace. L’alimentazione, la salute, la cultura, la solidarietà sono le condizioni necessarie affinché i cittadini si sentano coinvolti, con responsabilità, in un progetto di società che offra delle possibilità ad ogni individuo.

La Chiesa ha cercato di sviluppare un complesso e articolato discorso sulla guerra e sulla pace, che si rivolge ai credenti ma anche ai non credenti; un discorso che appare sempre più come componente importante dell'annuncio cristiano e, nello stesso tempo, si fa voce di un desiderio di pace comune a tutta l'umanità; un discorso che interpreta l'umanesimo della tradizione di radice cristiana dell'Occidente ma che intende avere anche un'apertura a tutte le culture, una dimensione universale; un discorso che è fatto di appelli ai capi delle nazioni perché risolvano le crisi internazionali senza il ricorso alle armi ma anche di inviti a tutti gli uomini di buona volontà perché si affermi stabilmente una cultura della pace.

Papa Benedetto XVI ha continuato la tradizione dei suoi predecessori e in questi anni nei messaggi per la Giornata mondiale per la pace ha scelto i seguenti temi: nel 2006 “ Nella verità, la pace”, nel 2007 “La persona umana, cuore della pace” , nel 2008 “ Famiglia umana, comunità di pace”.

Nel primo messaggio egli ha scritto che “Il nome stesso di Benedetto, che ho scelto il giorno dell'elezione alla Cattedra di Pietro, sta ad indicare il mio convinto impegno in favore della pace. Ho inteso, infatti, riferirmi sia al Santo Patrono d'Europa, ispiratore di una civilizzazione pacificatrice nell'intero Continente, sia al Papa Benedetto XV, che condannò la Prima Guerra Mondiale come « inutile strage » ( Appello ai Capi dei popoli belligeranti ,1o agosto 1917, in AAS 9 (1917) 423)  e si adoperò perché da tutti venissero riconosciute le superiori ragioni della pace.

Questi appelli  dei Sommi Pontefici si devono tradurre in scelte operative, in progetti politici ed umanitari per educare alla pace individui, comunità e nazioni, per costruire una vera cultura di pace, premessa indispensabile per una effettiva civiltà dell'amore a vantaggio di tutta l'umanità.

                                      X Michele Pennisi

                                  Vescovo di Piazza Armerina

 _______________

 

APPENDICE

 

TEMI DELLE GIORNATE MONDIALI DELLA PACE

 

PAOLO VI°

 

1968: 1º Gennaio: Giornata Mondiale della Pace

1969: La promozione dei diritti dell'uomo, cammino verso la pace

1970: Educarsi alla pace attraverso la riconciliazione

1971: Ogni uomo è mio fratello

1972: Se vuoi la pace, lavora per la giustizia

1973: La pace è possibile

1974: La pace dipende anche da te

1975: La riconciliazione, via alla pace

1976: Le vere armi della pace

1977: Se vuoi la pace, difendi la vita

1978: No alla violenza, Sì alla pace

 

 

GIOVANNI PAOLO II°

 

1979: Per giungere alla pace, educare alla pace

1980: La verità come forza della pace

1981: Per servire la pace, rispetta la libertà

1982: La pace, dono di Dio affidato agli uomini

1983: Il dialogo per la pace, una sfida per il nostro tempo

1984: La pace nasce da un cuore nuovo

1985: La pace e i giovani camminano insieme

1986: La pace è valore senza frontiere. Nord-Sud, Est-Ovest: una

sola pace

1987: Sviluppo e solidarietà, chiavi della pace

1988: La libertà religiosa, condizione per la pacifica convivenza

1989: Per costruire la pace, rispettare le minoranze

1990: Pace con Dio creatore, pace con tutto il creato

1991: Se vuoi la pace, rispetta la coscienza di ogni uomo

1992: I credenti uniti nella costruzione della pace

1993: Se cerchi la pace, va' incontro ai poveri

1994: Dalla famiglia nasce la pace della famiglia umana

1995: Donna: educatrice alla pace

1996: Diamo ai bambini un futuro di pace

1997: Offri il perdono, ricevi la pace

1998: Dalla giustizia di ciascuno nasce la pace per tutti

1999: Nel rispetto dei diritti umani il segreto della vera pace

2000: «  Pace in terra agli uomini, che Dio ama!  »

2001: Dialogo tra le culture per una civiltà dell'amore e della pace

2002: Non c'è pace senza giustizia, non c'è giustizia senza perdono

2003: «  Pacem in terris  »: un impegno permanente

2004: Un impegno sempre attuale: educare alla pace"

2005: Non lasciarti vincere dal male ma vinci con il bene il male

 

 

BENEDETTO XVI°

2006: Nella verità, la pace

2007:  La persona umana, cuore della pace

2008 : Famiglia umana, comunità di pace

 

 

 

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