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Gli interventi del Rettor Maggiore dei Salesiani
Carissimi
amici,
in allegato trovate i
due interventi del Rettor Maggiore allHarambèe svoltosi a Colle Don Bosco e a
Valdocco sabato 29 e domenica 30 settembre. Sono uno stimolo ad andare avanti
sulla via della missionarietà e del servizio ai giovani soprattutto i più poveri
e bisognosi.
Fra qualche giorno
riceverete sussidi utili per lanimazione e la preghiera durante il mese di
ottobre dedicato alle missioni. Allora
Buon inizio del mese missionario! Santa
Teresina del Bambin Gesù protegga tutti i missionari e ci stimoli a percorrere
sempre la piccola via dei poveri che conduce a
Gesù.
Cari saluti. Don Enzo Volpe
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Il Pianeta Giovani, terra di missione
Incontro con i
giovani dellHarambée 2007
Cari giovani,
eccoci qui, di nuovo a Valdocco, per il nostro
incontro in occasione della 137 spedizione missionaria salesiana.
Sono sicuro che un mese fa ho incontrato
alcuni di voi a Loreto nella giornata che ho speso e goduto con i giovani del
MGS Italia che vi erano andati per lAgorà 2007. E stato un evento
straordinario, che ha superato tutte le previsioni e che soprattutto ha fatto
vedere il cuore grande dei giovani, sempre avidi di ambienti gioiosi e
propositivi nel contempo, di vedute lungimiranti e impegnative.
Perciò non posso cominciare questo dialogo con
voi senza ricordare uno dei passi più belli e programmatici che vi ha rivolto
Benedetto XVI. Questo sintetizza quanto io vorrei dirvi stamattina.
«Andate controcorrente
diceva il Papa: non ascoltate le voci interessate e suadenti che oggi da molte
parti propagandano modelli di vita improntati allarroganza e alla violenza,
alla prepotenza e al successo ad ogni costo, allapparire e allavere, a
scapito dellessere. Di quanti messaggi, che vi giungono soprattutto attraverso
i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici! Non
andate dietro allonda prodotta da questa azione di persuasione. Non abbiate
paura, cari amici, di preferire le vie alternative indicate dallamore
vero: uno stile di vita sobrio e solidale; relazioni affettive sincere e pure;
un impegno onesto nello studio e nel lavoro; linteresse profondo per il bene
comune. Non abbiate paura di apparire diversi e di venire criticati per ciò che
può sembrare perdente o fuori moda: i vostri coetanei, ma anche gli adulti, e
specialmente coloro che sembrano più lontani dalla mentalità e dai valori del
Vangelo, hanno un profondo bisogno di vedere qualcuno che osi vivere secondo la
pienezza di umanità manifestata da Gesù Cristo».
Cari giovani, dal mio primo anno come Rettor
Maggiore ho cercato di parlarvi come lo farebbe Don Bosco invitandovi a trovare
in Gesù la pienezza di vita, di felicità e di amore cui aspirate e cui avete
diritto.
Ma questo significa imparare a servire Dio
nella gioia ed essere felici sempre senza indugiare la vostra totale consegna
a Cristo, lunico che non delude le vostre aspirazioni e desideri più profondi.
Certo, è necessario andare controcorrente,
come il salmone, cercare vie alternative ed impegnarsi responsabilmente nella
edificazione di una società giusta, costruita sullamore.
Insomma, non avere paura di sognare.
E
importante dunque, assolutamente prioritario annunciare Cristo ai giovani. Ma
la domanda è: come farlo?
È
vero che cè oggi una resistenza quasi viscerale al Vangelo e alla croce,
perché la cultura odierna è improntata al successo, alla ricchezza, al piacere,
al potere. Questo sta provocando lo svuotamento dei luoghi e la rottura degli
anelli trasmettitori della fede: la famiglia, la parrocchia, la scuola.
Vi
sono però spazi fisici ed umani dove se ne può parlare; c'è gente disposta ad
ascoltare riservandosi di discutere, esprimere un opinione ed estrarre le
proprie conclusioni. "Per tutti i cittadini di Atene e per gli stranieri
che vi abitavano il passatempo più gradito era ascoltare e raccontare le ultime
notizie" (At. 12, 21).
La
forma dell'annuncio è quella tentata da Paolo: farsi presente e accettare il
confronto, partire dai desideri anche generici ed inespressi, valorizzare i
semi di religiosità, esprimersi con gli elementi della cultura, sfidare con la
novità che viene incontro alla ricerca, ma va pure oltre.
Tutta
l'evangelizzazione si svolge oggi in un areopago: quello della cultura
secolare, multimediatica, postideologica, segnata dal valore della
soggettività. Ma ci sono alcuni gruppi e realtà dove l'icona dell'areopago
appare più attinente. La gioventù è certamente uno di essi.
I
dati sui giovani nei quali il riferimento cristiano o religioso si è offuscato
scoraggiano ogni illusione. Le statistiche non lasciano spazio a dubbi.
Lontananza, abbandono prematuro e irrilevanza segnano il rapporto di una grande
fetta di gioventù con le istituzioni, temi e persone religiose. I luoghi della
vita, dei progetti e delle "buone notizie" sono altri.
La pastorale giovanile è dunque in stato di
missione. Si trova di fronte a giovani che non hanno
mai avuto contatto con la chiesa; che l'ebbero, ma insufficiente a suscitare la
fede; che si sono allontanati dopo una esperienza iniziale piena di promesse.
Fare
l'annuncio e mediare un incontro con Cristo in minima parte significa convocare
e attendere i giovani in ambienti predisposti per il discorso religioso.
Comporta invece uscire verso spazi fisici e temi di vita, non confessionali
dove i giovani si trovano quasi come in un loro ambiente naturale. Il mondo
giovanile è terra di missione per il numero di soggetti che debbono riascoltare
il primo annuncio, per le forme di vita e i modelli culturali ai quali non è
ancora giunta la luce del vangelo per il linguaggio verbale, mentale ed
esistenziale che non combacia con quello tradizionale.
Chi
ha fatto una prima esplorazione di questa terra arriva però alla stessa
conclusione dell'Apostolo: "Vedo che siete gente molto religiosa da tutti
i punti di vista " (At. 17,22).
Come
aiutare questi giovani a nominare il Dio ignoto al quale in molti hanno eretto
un altare?
Una
prima condizione è riorientare la nostra mentalità pastorale.
Il servizio ecclesiale alla gioventù è ancora visto come un compito di
conservazione di quelli che già ci sono e solo marginalmente come
"uscita" verso i lontani. Il contatto con questi sembra retaggio di
qualche pioniere piuttosto che sogno della comunità e criterio orientatore di
tutta l'azione evangelizzatrice. Non è maturata la convinzione che siamo in
terra di missione. Le strutture, i progetti, le forme di predicazione e di
presenza cristiana non rispondono ancora a questo scopo. Bisogna ridistribuire
gli sforzi, puntare a raggiungere in qualche modo quelli che non si avvicinano
spontaneamente.
Il
cambio di prospettiva porta a considerare i giovani lontani, non disinteressati
al senso e alla fede ricevuta, ma interlocutori disponibili ai quali il Vangelo
può e deve risuonare come novità di vita.
L'azione missionaria chiede di ristabilire il
contatto, di rendere possibile l'incontro fisico. La prima cosa da fare è di
sbarcare, di mettere i piedi a terra, di iniziare a condividere e a convivere.
Così la pensano i missionari che partono verso paesi non evangelizzati.
Oggi c'è una allarmante mancanza di luoghi di
incontro tra la Chiesa e
la
gioventù. Si impone la necessità di creare nuovi ambienti di
incontro, di breve, media o lunga durata: personali, di gruppo o di massa.
Alcune parrocchie hanno spazi per il tempo libero, per dibattiti culturali e
iniziative sociali. In questi ultimi anni si sono moltiplicale altre forme di
incontro: marce, pellegrinaggi, campi, concentrazioni e simili. Essi convocano
un numero per nulla indifferente di giovani che si trovano a diversi livelli di
fede.
Tuttavia,
i luoghi di cui parliamo non possono essere soltanto quelli organizzati dalla
comunità cristiana. E' necessario "uscire" alla ricerca, andare negli
ambienti che gli stessi giovani o le diverse organizzazioni secolari hanno
creato con altri scopi, ma non necessariamente contro le preoccupazioni
religiose. Tradizionalmente le scuole pubbliche, le università e, nei casi in
cui si seppe osare di più, le fabbriche diventarono teatro di incontri. Oggi
non bastano: non sono i luoghi dove sorgono o si elaborano le preoccupazioni
vitali e le domande sul senso della vita. Il loro valore simbolico è diminuito
mentre si sono delineati altri ambienti significativi. Basta pensare allo sport
e allo spettacolo, al turismo e ai movimenti trasversali, alla strada e ai
circoli di vario interesse.
Compito
importante della pastorale è oggi scoprire gli "spazi" giovanili dove
conviene "fare missione", collocare "stazioni" in posti
strategici. Alcuni sacerdoti e laici lavorano con gli
emarginati (emigranti, disoccupati,
tossicodipendenti). Si incontrano con i giovani in luoghi pubblici o in
ambienti di accoglienza. L'annuncio unito al gesto di solidarietà rivela
immediatamente il suo significato e la sua forza salvatrice.
Nei
tempi dell'elettronica bisogna calcolare anche gli spazi non materiali, cioè
quelli creati dalla comunicazione. La "radio‑video
diffusione" si è liberalizzata. Non è più monopolio statale nè di gruppi
industriali. La comunicazione con tutta una comunità cittadina o nazionale si considera come un diritto di ogni
persona. Ci sono emittenti "private" che si propongono come
intermediarie di un dialogo a distanza, ma continuo tra i giovani.
Le
iniziative in questo campo sono forse l'impegno più urgente delle comunità
cristiane.
L'incontro
fisico pur essendo un mezzo per eliminare barriere, non risolve totalmente la
questione dell'annuncio. Si sperimenta oggi una certa difficoltà nel presentare
la fede come spiegazione che dà senso alla realtà e come un aiuto efficace per
risolvere i problemi umani.
Si
giustifica allora la domanda: come presentare il messaggio affinché sia
un'interpellanza, una rivelazione e non una "predica", una dichiarazione
di convinzioni private, una propaganda religiosa in cerca di adepti.
Si è discusso fin troppo se è meglio preparare
prima il terreno lavorando su alcuni aspetti umani che aprono alla fede o se
affidarsi alla forza di impatto e illuminazione che la Parola di Dio possiede e
nell'azione dello Spirito Santo nel cuore della persona. La contrapposizione
tra le due modalità non ha molto senso, soprattutto se si pretende di stabilire
una regola generale. Trattiamo con persone e le norme fisse hanno poco valore.
Che
la fede abbia bisogno di "preamboli" è convinzione antica e costante
della Chiesa, con fondamento nella natura stessa dell'atto di credere.
L'accoglienza dell'annuncio evangelico suppone l'accettazione dell'esistenza di
Dio, della validità dei segni di credibilità di Cristo, dell'obbligo morale di
seguire la coscienza.
Oggi
si tratta di motivare un primo movimento verso la fede appellandosi alle
esigenze della persona. I suoi desideri profondi, le sue
aspirazioni, le sue dimensioni incontrano una risposta‑proposta, una
soddisfazione‑superamento in Cristo. Questi con la sua esistenza e con la
rivelazione del Padre, è per ogni uomo fonte di senso, di orientamento e di
energia; via, verità e vita. Ciò viene annunciato, e quelli che vi credono ne fanno
esperienza; per questo possono, anche a loro volta, comunicarlo.
Un
altro tipo di provocazione alla fede, sta nel considerare la persona con i suoi
interrogativi e Cristo con le sue proposte di vita in interazione con un
contesto storico concreto: emergono così i temi della prassi.
Il progetto di Dio in Cristo, accolto da persone e comunità, produce
trasformazioni storiche che creano spazi di dignità e di salvezza.
La verità, l'esistenza, la prassi sono oggi riferimenti
fecondi e finiscono per integrarsi secondo un ritmo e una combinazione propri
in ciascun soggetto. Non c'è motivo serio per escludere qualcuno di essi.
Bisogna provare la via dei grandi interrogativi umani che hanno un riflesso
nella cultura, richiedono una spiegazione e denunciano una insufficienza.
Bisogna saper percorrere anche la via delle esperienze umane che comportano
rivelazione perchè sono di pienezza, di povertà o di frontiera. Bisogna ancora
mostrare come il vangelo susciti energie storiche sui temi della giustizia,
della pace e della fraternità. Si aprono così finestre, che nella mentalità
secolarizzata e nella confusa esperienza religiosa oggi generale, consentono di
intravedere il significato originale del Vangelo.
Ma anche l'invito e la sfida diretta alla conversione, hanno
la loro forza quando le condizioni della persona o le caratteristiche del
testimone li sostengono. Il non sperato, l'inattuale, ciò che
è radicalmente critico di tutto quello che costituisce le nostre preoccupazioni
correnti sono parte essenziale del messaggio evangelico. E' un dato umano che
l'incontro con una realtà nuova e non attesa scuote la persona, apre orizzonti
insospettati anteriormente, cambia profondamente l'impostazione della vita...;
l'incontro con l'altro, il nuovo, il non sperato formano parte dell'esperienza
umana.
Don Pascual Chávez
Torino,
30.09.07
_________________________
XXVI Domenica del T.
O. (C)
«Per annunziare ai
poveri un lieto messaggio»
Omelia Messa spedizione missionaria
Am 6,1a.4-7; Sal 145; 1 Tm 6,11-16; Lc 16,19-31
Carissimi fratelli e sorelle,
ci siamo radunati
come Popolo di Dio e come Famiglia Salesiana, qui a Valdocco, per celebrare
lamore inesauribile di Dio che vuole che tutti gli uomini siano salvi e
raggiungano la conoscenza della Verità. Questa salvezza e questo incontro con
la Verità si realizzano in ogni eucaristia, dove Cristo si rende sacramentalmente
presente con la potenza della sua vita nuova, e si prolunga lungo la storia
fino ai confini del mondo attraverso la missione evangelizzatrice che svolge la
Chiesa, ed in essa la Famiglia di Don Bosco.
Noi siamo qui
appunto per riaffermare la nostra volontà di collaborare nell adempimento del
disegno meraviglioso di Dio. Oggi infatti faremo la nuova spedizione
missionaria salesiana, che evidenzia il nostro essere e fare Chiesa, il nostro
impegno per i giovani del mondo, specialmente i più poveri, la dimensione
missionaria della vocazione salesiana.
Dopo tre anni,
una volta finito il lavoro di restauro della Basilica di Maria Ausiliatrice che
lha impreziosita, torniamo alla sede abituale dellinvio dei missionari. A
Maria affidiamo ciascuno e ciascuna dei nostri fratelli e sorelle missionari e
le nostre missioni nel mondo.
La parola di Dio che
abbiamo appena sentito si potrebbe riassumere in un versetto della proclama con
cui Gesù fa la sua autopresentazione a Nazaret: «Lo Spirito del Signore è sopra
di me, per questo mi ha consacrato
per annunziare ai poveri un lieto
messaggio» (Lc 4,18b).
Infatti, anche se
il testo di Amos e la pagina evangelica di Luca presentano con estrema
schiettezza il pericolo della ricchezza, dessere ricchi, tuttavia laccento
della parola di Dio viene messo sullevangelizzazione dei poveri.
Loro sono i primi
destinatari del vangelo. Inoltre per noi si tratta di un invito ad amare la
povertà, così come Mamma Margherita visse ed insegnò a Giovanni, a vivere da
poveri e a consegnare la propria vita a favore dei più poveri ed emarginati.
Secondo Luca, la
ricchezza è cattiva, in primo luogo perché provoca la miopia spirituale, che
non ci lascia percepire e cercare i beni definitivi, i valori che veramente
contano; in secondo luogo perché produce lindurimento del cuore, che ci rende
insensibili dinanzi ai bisogni dei più poveri, degli affamati, degli assetati,
degli ammalati, degli sfruttati, degli immigranti, degli esclusi ed emarginati;
in terzo luogo perché ci rende idolatri, servitori non di Dio ma dei soldi.
Nellattuale
contesto neoliberale in cui viviamo, oggi la parabola del ricco che veste di
porpora e bisso, banchetta ogni giorno, senza preoccuparsi della condizione del
povero Lazzaro, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi delle briciole che
cadevano dalla mensa del ricco, ha acquisito dimensioni macrocosmiche, perché ci sono intere
popolazioni dellumanità che stentano a sopravvivere mentre gruppi privilegiati
vivono in mezzo al lusso e alla vanità come quelli descritti dal profeta Amos:
Essi su letti davorio e sdraiati sui loro divani mangiano gli agnelli del
gregge e i vitelli cresciuti nella stalla. Canterellano al suono dellarpa
bevono il vino in larghe coppe e si ungono con gli unguenti più raffinati, ma
della rovina degli altri non si preoccupano.
Ecco alcuni dati
statistici che fanno pensare.
n 6 miliardi
di persone abitano il pianeta terra, dei quali 1.2 miliardi di persone vivono
nei paesi industrializzati del Nord e 4.8 miliardi di persone vivono nei paesi
poveri, sottosviluppati del Sud. Difatti, 1.6 miliardi di persone vivono oggi
in condizioni peggiori che 15 anni fa e 89 paesi vivono oggi in una situazione
peggiore che 10 anni fa.
n 25% della
popolazione mondiale (1.44 miliardi di persone) vivono sotto la soglia della
povertà.
n 1.4 miliardi
di persone vivono con meno di un dollaro per giorno. Da questi:
10
milioni vivono in America,
970
milioni vivono in Asia e
300
milioni in Africa
n 1 miliardo
di persone sono analfabete. Da queste, 600 milioni
sono donne.
n 1 miliardo
di persone vivono senza acqua potabile.
n 800 milioni
di persone soffrono di denutrizione.
n 500 milioni
di donne nel mondo vivono in condizioni di estrema povertà.
n 11 milioni
di bambini muoiono ogni anno per la mancanza di alimento.
n 6000 persone (come media) sono curati da
un medico nei paesi del sud, mentre che 350 persone (come media) hanno un
medico che cura di loro nei paesi del nord.
n 6.3 miliardi
di dollari basterebbero per assicurare la scuola elementare a tutti gli
abitanti del mondo; 8.4 miliardi di dollari si spendono ogni anno in cosmetici
soltanto negli Stati Uniti.
n 9.45 miliardi
di dollari sarebbe il costo per dare acqua a tutti gli abitanti della terra;
11.55 miliardi di dollari si spendono ogni anno in gelati in Europa.
n 13.66 miliardi di dollari sarebbe il costo
del alimento e la salute basiche per tutti gli abitanti della terra; 17.85
miliardi di dollari si spendono ogni anno soltanto in Europa in alimento per
gli animali domestici.
n 36.75 miliardi di dollari si spendono ogni
anno in divertimento organizzato dalle aziende in Giappone; 55.5 miliardi di
dollari si spendono ogni anno in Europa soltanto in sigarette.
n 11.25 miliardi di dollari si sprecano in
droghe (stupefacenti) nel mondo.
n 420 miliardi
di dollari si spendono ogni anno in spese militari, molte delle quali sono
fatte in alcuni dei paesi più poveri.
Se la Parola di
Dio doggi diventa urtante, altrettanto occorre con la realtà sociale odierna
che quella denuncia. Linasprirsi della violenza ovunque, sia in forma di
guerra, di bande, di delinquenza, e la spirale di questo nuovo flagello che è
il terrorismo, hanno in qualche modo il loro origine nella situazione di
ingiustizia e di impoverimento che attanaglia milioni e milioni di persone.
Con la parabola
doggi Gesù ci rivela la necessità della conversione e della fede, prima che la
morte fissi irrevocabilmente il destino umano. Ci sono modi di vivere egoisti o
solidali che segnano il nostro destino al momento di morire. Gesù ci invita a non
vivere spensieratamente, chiusi su noi stessi, ma attenti ai bisogni degli
altri, specie i più poveri, ed agire come il buon samaritano che si
avvicinò, si fece prossimo, di quelluomo che era stato spogliato dai briganti
che lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto al borde del
cammino, fasciò le ferite, lo caricò sul suo giumento, lo portò ad una locanda
e prese cura di lui (Lc 10, 34).
Questo mondo,
questa società, hanno bisogno di una cultura della sobrietà e della solidarietà
sì da rendere possibile il sogno di Dio. Per raggiungere questo bastano Mosè e
i profeti, è sufficiente la Scrittura, la Parola di Dio rivolta alluomo per la
sua salvezza.
Ecco, cari
missionari, il bel compito che vi si affida: collaborare nella umanizzazione
del mondo attraverso il dinamismo del Vangelo, capace di convertire la mente e
il cuore delle persone, e di trasformare il tessuto sociale. Cambiare il mondo
è a portata di mano. Solo basta cambiare il mondo che ci è accanto, curando
della gente affamata, sfruttata, ammalata.
Oggi voi siete
inviati da questo luogo dove Don Bosco iniziò e sviluppo la sua opera. Oggi
siete chiamati a continuare il suo sogno, che è quello di Dio. Diventate missionari dei giovani, portate loro il lieto
messaggio della salvezza, fateli sperimentare la vicinanza di Dio e la potenza
del suo amore.
Maria Ausiliatrice
vi sia madre e maestra. Lei vi renda umili, forti e robusti, guidi la vostra
vita e faccia fecondo il vostro lavoro missionario. Amen.
don
Pascual Chávez Villanueva
Valdocco, 30.09.07
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