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di Marco Pappalardo
Riflessione sull'Agorà di Loreto
Questo è davvero un giorno di grazia!
Comprendere quale meravigliosa opera abbia compiuto il Signore facendoci
incontrare, qui a Loreto, così numerosi e in un clima gioioso di preghiera e di
festa.
Così il Santo
Padre, salutate le autorità, ha iniziato l’omelia della Santa Messa celebrata
il 2 settembre a Loreto in occasione dell’Agorà
dei giovani italiani. Un’opera meravigliosa davvero se pensiamo all’unità
d’intenti dei presenti, alla varietà delle provenienze, alla diversità
anagrafica, alle statistiche di partecipazione prima dell’incontro. Sì, perché
queste opere il Signore le compie proprio quando si è più increduli e
sfiduciati, quando ci si lascia scoraggiare, quando prevale la stanchezza. Ed è
così allora che ogni spazio verde delle spianata di Montorso si riempie momento
per momento, sembra quasi di ritrovarsi nel racconto evangelico della
“moltiplicazione dei pani e dei pesci”. Un evento storico questo incontro di
Loreto, di quelli di cui qualcuno un giorno dirà: “Ma tu c’eri a Loreto nel
2007?”, un po’ come la GMG del 2000!
Ancora
oggi Dio cerca cuori giovani, cerca giovani dal cuore grande, capaci di fare
spazio a Lui nella loro vita per essere protagonisti della Nuova Alleanza. Per
accogliere una proposta affascinante come quella che ci fa Gesù, per stringere
Alleanza con Lui, occorre essere giovani interiormente, capaci di lasciarsi
interpellare dalla sua novità, per intraprendere con Lui strade nuove.
Giovani
anagraficamente, ma anche “cuori giovani” come dice ancora il Papa, uniti in
Cristo e dunque creature nuove. A Montorso c’erano infatti adolescenti, giovani
e adulti accompagnatori: genitori e figli, animatori e animati, professori e
alunni…insieme con gli stessi sogni e le stesse speranze, attenti gli uni gli
altri, un cuor solo e un’anima sola.
Nella Chiesa non c’è un primato nell’annuncio e nella testimonianza, non c’è il
grande e il piccolo, colui che sa di più o di meno, bensì insieme si è chiamati
a portare al mondo il Vangelo.
Cari giovani – ha affermato il Santo
Padre - lasciatevi coinvolgere nella vita
nuova che sgorga dall’incontro con Cristo e sarete in grado di essere apostoli
della sua pace nelle vostre famiglie, tra i vostri amici, all’interno delle
vostre comunità ecclesiali e nei vari ambienti nei quali vivete ed operate.
L’annuncio
è tema del nuovo anni dell’Agorà,
dopo il tempo dell’ascolto; un dire con coraggio e a voce alta ai propri
coetanei e agli adulti che Dio è Amore,
ma soprattutto affermarlo con la vita e nel quotidiano. Tornati a casa da
un’esperienza così grande non si può restare indifferenti, né continuare ad
essere quelli di prima; chi riceve un bel dono ha subito voglia di farlo
conoscere agli altri, questo dono è stato elargito a tanti ed è tempo di
condividerlo ciascuno secondo le proprie possibilità, l’età, la cultura, il
lavoro, il tempo. Spetta di certo agli adulti e agli educatori sostenere
l’entusiasmo e il desiderio dei giovani con l’opportuna formazione permanente,
il sostegno alle iniziative, l’accompagnamento necessario nel servizio. E’ una
responsabilità grande sostenere una tale missione, sarebbe un vero peccato
lasciar cadere tutto!
La
via dell’umiltà, indicata anche dalla liturgia della Parola, indica lo stile
con cui portare il messaggio di Cristo per sé e per gli altri così come Papa
Benedetto XVI dice: Non seguite la via
dell’orgoglio, bensì quella dell’umiltà. Andate controcorrente: non ascoltate
le voci interessate e suadenti che oggi da molte parti propagandano modelli di
vita improntati all’arroganza e alla violenza, alla prepotenza e al successo ad
ogni costo, all’apparire e all’avere, a scapito dell’essere. Di quanti
messaggi, che vi giungono soprattutto attraverso i mass media, voi siete
destinatari! Siate vigilanti! Siate critici! Non andate dietro all’onda
prodotta da questa potente azione di persuasione. Non abbiate paura, cari
amici, di preferire le vie 'alternative' indicate dall’amore vero: uno stile di
vita sobrio e solidale; relazioni affettive sincere e pure; un impegno onesto
nello studio e nel lavoro; l’interesse profondo per il bene comune. Non abbiate
paura di apparire diversi e di venire criticati per ciò che può sembrare
perdente o fuori moda: i vostri coetanei, ma anche gli adulti, e specialmente
coloro che sembrano più lontani dalla mentalità e dai valori del Vangelo, hanno
un profondo bisogno di vedere qualcuno che osi vivere secondo la pienezza di
umanità manifestata da Gesù Cristo. Quella
dell’umiltà, cari amici, non è dunque la via della rinuncia ma del coraggio.
Non è l’esito di una sconfitta ma il risultato di una vittoria dell’amore
sull’egoismo e della grazia sul peccato.
Parole
forti e chiare per chi vuol ascoltare, che spingono ad andare all’essenziale in
un mondo che tende al superfluo, che esortano al coraggio in una società di
rinunciatari, che richiamano alla verità dinanzi alle menzogne di ogni sorta,
che invitano ad essere se stessi dinanzi ai modelli omologati e omologanti, che
desiderano una vita piena piuttosto che da mezzi uomini, sì una vita dove
l’amore vero vince quello adulterato e di plastica!
Ciò
richiama tutti, e soprattutto i giovani a vivere in comunione tra di loro, con
gli adulti e nella Chiesa. Si tratta di prendere consapevolezza che Chiesa non
è sinonimo di gerarchia, di struttura, di catechisti e consacrati, di grandi
pensatori e di regole, ma la comunità dei fedeli in Gesù Cristo la cui unica
“regola” è l’amare Dio e il prossimo. E’ questa la Chiesa da conoscere, da
vivere, da amare.
È vero- continua il Papa - tante
e grandi sono le sfide che dovete affrontare. La prima però rimane sempre
quella di seguire Cristo fino in fondo, senza riserve e compromessi. E seguire
Cristo significa sentirsi parte viva del suo corpo, che è la Chiesa. Non ci si
può dire discepoli di Gesù se non si ama e non si segue la sua Chiesa. La
Chiesa è la nostra famiglia, nella quale l’amore verso il Signore e verso i
fratelli, soprattutto nella partecipazione all’Eucaristia, ci fa sperimentare
la gioia di poter pregustare già ora la vita futura che sarà totalmente
illuminata dall’Amore. Il nostro quotidiano impegno sia di vivere quaggiù come
se fossimo già lassù. Sentirsi Chiesa è pertanto una vocazione alla santità per
tutti; è impegno quotidiano a costruire la comunione e l’unità vincendo ogni
resistenza e superando ogni incomprensione. Nella Chiesa impariamo ad amare
educandoci all’accoglienza gratuita del prossimo, all’attenzione premurosa
verso chi è in difficoltà, i poveri e gli ultimi. La motivazione fondamentale
che unisce i credenti in Cristo, non è il successo ma il bene, un bene che è
tanto più autentico quanto più è condiviso, e che non consiste prima di tutto
nell’avere o nel potere ma nell’essere.
Già, essere di
Cristo, dunque creature nuove per rinnovare la società che ci circonda, per
fare della periferia il centro, perché
dove c’è Cristo c’è tutto il centro. Dove si celebra l’Eucaristia, dove
c’è il Tabernacolo c’è Cristo e quindi è il centro e dobbiamo fare di tutto
perché questi centri vivi siano efficaci,
presenti e siano realmente una forza
che si oppone a questa emarginazione. La
Chiesa viva, la Chiesa delle piccole comunità, la Chiesa parrocchiale, i
movimenti, dovrebbero formare centri nella periferia e così aiutare a superare le cose che la grande
politica ovviamente non supera e dobbiamo nello stesso tempo anche pensare che
nonostante le grandi concentrazioni di potere,
proprio la società di oggi ha bisogno della solidarietà.
Questo è un invito chiaro del Santo Padre a
camminare uniti come il tralcio alla vite, a fuggire la tentazione degli
“orticelli” personali ben curati o ai
“campi di funghi” fatti di piccoli raggruppamenti e con deboli radici. E’ un
impegno fondamentale quello dell’unità nel rispetto delle differenze, anzi
nell’esaltazione delle stesse, perché la Chiesa sia autentica, irradiante,
significativa, concreta, unita. Non si tratta, però, di tendere a questo stato
per se stessi, per compiacersi, per mostrare un bel manifesto o un potere. L’Agorà
di Loreto non è stata una vetrina
ecclesiale, né un dimostrare qualcosa al mondo, ma un trovarsi insieme attorno
a Cristo e al successore di Pietro condividendo ciò che si vive tutti i giorni,
nel servizio quotidiano ai fratelli più deboli, con lo sforzo costante di
rinnovare la società attraversi i piccoli ma concreti gesti, con la
consapevolezza che “tutto comincia ora”! Che questo tutto parta proprio dai
giovani? Saranno proprio loro gli artefici di un nuovo inizio? Benedetto XVI ci
crede, così come i giovani credono in lui, e a loro dice: Il mondo, lo
vediamo, deve essere cambiato, ma è proprio la missione della gioventù, cambiarlo!
Marco Pappalardo
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