La mafia chiede il pizzo a Francesco Giacalone ma lui dice di NO Stampa E-mail

I mafiosi volevano il pizzo per la gestione del teatro Savio del Gesù Adolescente. 

Palermo, un altro no al racket
Hanno chiesto il "pizzo" al teatro gestito dai Salesiani, ma il giovane direttore, Francesco Giacalone, 30 anni, si è opposto, ricevendo per questo minacce e intimidazioni: "Non pagheremo mai, sarebbe contrario ai nostri valori"

 


ROMA - Hanno chiesto il "pizzo" al teatro gestito dai Salesiani a Palermo: ma il giovane direttore ha detto di no, ricevendo per questo minacce e intimidazioni.

È stato lo stesso direttore artistico del Teatro Savio, Francesco Giacalone, 30 anni, a denunciare il tentativo di estorsione, convocando una conferenza stampa: "Non pagheremo mai: sarebbe contrario ai valori a cui l'attività del nostro teatro si ispira".

Agli operatori culturali e al direttore artistico del teatro è arrivata la "solidarietà" del sindaco di Palermo Diego Cammarata: "La decisione di non pagare il pizzo è la scelta giusta e sappiano, gli operatori del teatro, che hanno accanto tutti i cittadini e l'amministrazione comunale: dire no al pizzo si può e si deve, con la certezza, oggi, di non essere soli".

Prima ci sono state le telefonate che preannunciavano una 'visita', poi la richiesta di pizzo. Ma Giacalone, palermitano, dopo avere detto agli estorsori che non avrebbe pagato, ha denunciato la vicenda ai carabinieri. La risposta non si è fatta attendere: due uomini l'hanno fermato per strada e gli hanno detto che "denunciare era stato un grande errore".

E la notte scorsa, la vetrata dell'ufficio di Giacalone è stata dipinta con della vernice nera. "Dopo l'ultimo episodio - spiega - ho deciso di uscire allo scoperto per vincere la paura e per far capire all'opinione pubblica che il racket esiste, è un problema serio ed è ben lontano dall'essere risolto".

Il teatro Savio è stato aperto 4 anni fa, ed è annesso ad un istituto di formazione gestito dai salesiani. Ospita un cartellone con spettacoli, musical, drammi e commedie. "Tutto ha avuto inizio a gennaio - racconta - quando in diverse telefonate mi venne annunciato un incontro con persone che dovevano chiedermi delle cose. Poi due uomini mi avvicinarono e mi chiesero del denaro. Risposi che non glielo avrei dato e andai dai carabinieri. Dopo alcuni giorni, altri due uomini mi dissero con fare minaccioso che avevo sbagliato a denunciare. Ieri sera il danneggiamento del mio ufficio".